Casa Dolci è sempre di più uno scrigno di misteri. Una proprietà sconfinata, con tanto di colline e grotte, che ha rivelato nell'ordine prima un capello, poi un sistema sotterraneo di botole con all'interno "fogliame e materiale di scarto", ora un coltello. Non uno semplice però, un'arma lunga 40 centimetri, a lama liscia di origine nepalese. È un kukri, arma gurkha – i leggendari guerrieri nepalesi reclutati dall'esercito britannico – a lama pesante e ricurva, a metà tra un pugnale e un machete. È il coltello di Sandokan nei libri di Salgari e nello sceneggiato televisivo. Ma cosa ci fa a casa Dolci? Lui, come al solito, non ne sa nulla: "Io non l'ho mai vista", ha detto. "Mi sarei ricordato – ha ribadito – perché non è un coltello, è proprio una spada di derivazione macedone. Lo so perché sono appassionato di storia. E poi ha una forma particolare". Un altro depistaggio dunque: "in questa abitazione sono state fatte diverse denunce per violazione di domicilio. Non hanno rubato eppure c'era materiale per decine di migliaia di euro". Il pensiero però non può non andare a Pamela Genini, la sua ex fidanzata, e a quel taglio "certosino" con cui la sua testa è stata asportata dal cadavere, reato per cui Francesco Dolci è indagato dalla Procura. In entrambi i casi sarebbe particolarmente inquietante: perché o davvero quel pugnale ha qualcosa a che vedere con la sparizione della testa, o qualcuno – presumibilmente il vero colpevole – sta cercando in tutti i modi di incastrare Dolci.
Ora il coltello è in mano ai Ris, che lo analizzeranno per trovare eventuali tracce del dna di Pamela. Se questo ritrovamento possa rappresentare una svolta lo ha spiegato la dottoressa Elena Varotto, antropologa forense che abbiamo già interpellato sul caso, sulla sua pagina Facebook: "In antropologia forense e in traumatologia ossea, le lesioni da arma bianca non vengono interpretate soltanto come generici "tagli". La biomeccanica dell'arma cambia profondamente il tipo di lesione osservabile. Un kukri, per esempio, non è assimilabile a un comune coltello: la lama ricurva con la sua porzione più ampia proiettata in avanti, con la sua particolare distribuzione, lo collocano più vicino alle cosiddette "chopping weapons", cioè strumenti capaci di combinare componente da taglio e componente da impatto. In questi casi l'analisi del tessuto osseo rispetto a quello molle non si limita alla sola morfologia e misura della soluzione di continuo, ma prende in esame morfologia del kerf, profondità della lesione, eventuali microfratture periferiche, scheggiature corticali, direzione del colpo e possibili striature lasciate dal passaggio della lama. Anche la geometria interna del taglio può fornire indicazioni sulla dinamica traumatica e sulla classe biomeccanica dell'arma utilizzata".
Poi invita alla cautela: nella maggior parte dei casi, le lesioni ossee consentono di stabilire una compatibilità con una determinata categoria di arma, ma molto più raramente permettono di identificare con certezza assoluta uno specifico oggetto (vedasi il caso Garlasco). Anche per questo, in casi simili, diventano particolarmente importanti gli studi sperimentali: prove controllate su materiale osseo comparabile, finalizzate a verificare se una lama con determinate caratteristiche possa produrre pattern traumatici coerenti con quelli osservati sul reperto. Probabilmente ora si procederà a tutta una serie di analisi per capire se le caratteristiche morfologiche e biomeccaniche delle lesioni siano compatibili con una lama di quel tipo, distinguendo ciò che può essere scientificamente sostenuto da ciò che rimane soltanto ipotesi investigativa, oltre ad analisi di altra natura (molecolari, ad esempio)".
Quel che è certo è che casa Dolci continua a parlare, anche le rare volte in cui il suo proprietario tace. E adesso a parlare potrebbe essere quella lama ricurva che riposava in un cassetto.