Il fendente che ha ammazzato Bakary Sako è stato sferrato da un quindicenne. Lo ha confessato lui: “ho ammazzato io Bakary Sako”. Il ragazzo ha anche aiutato gli inquirenti a ritrovare l’arma del delitto. Insieme a lui la mattina del 9 maggio c’erano altre 4 persone di cui 3 minorenni. In cinque hanno trascinato fuori dal bar – “in una pozza di sangue” scrive la Gazzetta del Mezzogiorno – il povero lavoratore originario del Mali. Si era alzato alle cinque per andare a raccogliere pomodori nei campi. Un povero bracciante agricolo che prima era stato cameriere in un ristorante giapponese e che aveva fatto ogni genere di lavoro pur di mandare un po’ di soldi alla sua famiglia in Mali. Due mogli incinte, ora, rimaste sole. Perché due mondi si sono scontrati, lo ha detto la procuratrice della Repubblica Eugenia Pontassuglia e un altro è rimasto a guardare senza fare nulla per aiutare. Il primo è quello di chi si alza per spaccarsi la schiena alle cinque, in bicicletta si dirige verso la stazione dei treni per raggiungere le campagne dove faticherà per un salario da fame, il secondo è quello di chi ancora non è andato a dormire e alle cinque del mattino ed è assetato di sangue. Senza motivo, “una vicenda immotivata”, ha dichiarato la procuratrice del Tribunale dei Minorenni di Taranto, Daniela Putignano.
Il terzo è il mondo di chi è rimasto a guardare. Ci saranno stati mille motivi, ma l’omissione di soccorso è un reato e il titolare del bar in cui Sako ha cercato riparo gli avrebbe intimato di uscire senza contattare le forze dell’ordine, o perlomeno un’ambulanza. Sako era già grondante di sangue, perché era già stato accerchiato e aggredito selvaggiamente dai criminali che poi alla fine, fuori da quel bar lo hanno ammazzato. Non si riesce a trovare un movente. “Minori tutti incensurati ma provenienti da contesti difficili. Le problematiche erano state intercettate ma non superate. Aumentare le pene non serve, ci vuole una nuova grammatica civile: tutti si devono far carico del problema”. Queste le parole di Daniela Putignano, la procuratrice minorile. L’omicidio è stato ricostruito dalle indagini della Squadra Mobile diretta da Antonio Serpico grazie all’acquisizione e all’analisi delle immagini di videosorveglianza privata, riuscendo a identificare i presunti assassini in meno di due giorni. Per la procura, invece, la scelta della vittima, come raccontato su Taranto Today, non sarebbe stata casuale. Bakari Sako sarebbe stato scelto in quanto soggetto vulnerabile e più semplice da aggredire. Si stanno raccogliendo elementi, inoltre, per stabilire un aggravante di odio razziale. Per Pontassuglia “non ci sono decreti sicurezza che tengano. Non servono pene più severe o nuovi reati perché il problema è soprattutto culturale. Dobbiamo iniziare a pensare che ogni persona ha diritto di vivere ed essere rispettata. La terra è di tutti. Se la mentalità degli italiani cambiasse forse queste degenerazioni si potrebbero evitare”. Il Quotidiano di Puglia racconta chi era davvero Bakary Sako. Tifosissimo del Paris Saint Germain, silenzioso, tranquillo e lavoratore. La sua vita in Italia ha inizio a Torino e solo nel 2022 era sceso a Taranto per raggiungere il fratello più piccolo, Souleymane, nel capoluogo dal 2014, arrivato anche lui sui gommoni insieme ad altri migranti. Una brutta storia il suo omicidio soprattutto per la sua gratuità. Un dolore che non vorremmo dovervi raccontare.