Ci sono due notizie da dare sul Venezuela. Una buona e una meno buona. La prima è che Nicolas Maduro ha liberato un prigioniero detenuto da giugno nelle sue inospitali galere. La seconda è che non si tratta di Alberto Trentini, il cooperante italiano detenuto ormai da oltre un anno nel carcere di El Rodeo, ma di Camillo Castro, un cittadino francese riportato a casa dal proprio governo. Ci sono subito un paio di considerazioni da fare. La liberazione di Castro, non solo ci dice che è possibile accordarsi con Caracas per il rilascio di prigionieri politici, ma anche che Parigi è riuscita nell'impresa. E poi c'è un'altra cosa, purtroppo, da sottolineare: mentre Emmanuel Macron può esultare per l'obiettivo raggiunto, lo stesso non può fare il governo Meloni. Nonostante proclami, dichiarazioni e affermazioni di star lavorando per il ritorno in Italia di Trentini, la situazione è ancora – almeno per quanto ne sappiamo – congelata. Tanto è vero che la madre del ragazzo, Armanda Colusso, si è sfogata in una conferenza stampa a Milano spiegando che “fino ad agosto il governo italiano non aveva ancora avuto nessun contatto telefonico con il governo venezuelano. Questo dimostra quanto poco si sono spesi per mio figlio”.
Parole pesanti come macigni che diventano ancora più emblematiche dopo la notizia del rilascio di Castro. C'è già chi si chiede: perché Maduro ha liberato il prigioniero francese e non il nostro? Domanda molto populista ma che consente di tracciare un quadro preciso in merito a come si sono mosse diplomaticamente Parigi e Roma. La situazione è semplice: la Francia non ha aspettato niente e nessuno, tanto meno i comodi di Donald Trump che sta giocando a fare la guerra al Venezuela, mentre il governo Meloni aspettava presumibilmente di agire di sponda con Washington. Peccato che le relazioni a doppia mandata costruite da Roma con la Casa Bianca abbiano portato a pochissimo, e che Trentini continua a restare in Venezuela. Al contrario Macron può essere soddisfatto dei risultati raccolti. “Condivido il sollievo dei suoi cari e ringrazio tutti coloro che hanno lavorato per la sua liberazione. La Francia a volte avanza silenziosamente, ma sempre con determinazione e compostezza: è così che proteggiamo i nostri cari”, ha scritto su X il capo dell'Eliseo, a conferma che la grandeur francese esiste ancora e funziona. La diplomazia francese, del resto, è reduce dal ritorno a casa di Cecile Kohler e Jacques Paris dall'Iran e dalla grazia concessa in Germania allo scrittore franco-algerino Boualem Sansal. Mica male per chi, la Francia di Macron, viene raccontata dai media italiani come sull'orlo del baratro.
La pazienza della famiglia di Trentini è terminata. “Sono qui dopo 365 giorni a esprimere indignazione. Per Alberto non si è fatto ciò che era doveroso fare. Sono stata troppo paziente ed educata ma ora la pazienza è finita”, ha dichiarato la madre del cooperante. La signora ha avuto e la vicinanza del governo italiano ma per il momento suo figlio resta ancora a Caracas. “Dai rappresentanti del governo, da subito, ci è stato imposto il silenzio per non danneggiare la posizione di mio figlio”, ha quindi aggiunto Colusso. Resta adesso da capire come si muoverà l'Italia dopo aver visto che sì, è possibile trovare compromessi con Maduro. Roma aspetterà segnali dagli Usa? Difficile dirlo, anche se l'ipotesi che Trump possa scatenare un conflitto contro il Venezuela non è certo una prospettiva ben augurante. Il tempo stringe e forse, per l'esecutivo Meloni, può avere senso iniziare a imitare il governo Macron: meno proclami e più concretezza. La stessa già mostrata in passato con Chicco Forti e Cecilia Sala.