Claudio Carlomagno ha confessato, è stato lui ad uccidere la moglie Federica Torzullo. Ma va? Facile ora, dopo il corpo ritrovato nel terreno attiguo alla sua azienda. Dopo le tracce di sangue praticamente ovunque. Dopo le testimonianze dei dissidi e dell'imminente separazione. Il segnale di un pentimento? Qualche rimorso? Perchè non averli mentre brutalizzava il cadavere della moglie per renderla irriconoscibile. Ventitre coltellate e alcune parti del corpo amputate. Quando per dieci giorni gli inquirenti hanno scandagliato la sua casa, la sua azienda, la sua vita. Lì c'era ancora una piccola, flebile speranza di farla franca.
Secondo il suo legale, l'avvocato Andrea Miroli: “Il signor Carlomagno si sta svegliando da un incubo in cui sicuramente si è trovato – dice a Dentro la notizia - Certamente lui si rende conto di aver distrutto tre famiglie, di aver sottratto il figlio alla madre, il figlio al padre, e consentitemi di esprimere la mia vicinanza, la solidarietà alla famiglia. Ma lui vive in una condizione di prostrazione, signori”.
Un'azione che, sempre secondo il legale, sarebbe originata dalla custodia del figlio di 10 anni: “La separazione tardava ad essere introdotta e quindi il fatto che la separazione potesse essere invece formalizzata solo da Federica, con il rischio che il bambino fosse a lei assegnato in via esclusiva, nella sostanza ha fatto insorgere nel signor Carlomagno quello che ha commesso, il fatto che ha compiuto. La tragedia ha la sua genesi in questo".
Ora Claudio Carlomagno ha fornito agli inquirenti l'indicazione del luogo dove si troverebbe l'arma del delitto, un coltello che era in casa. Secondo il racconto dell'uomo, l'omicidio si sarebbe consumato al culmine di una lite nella notte tra l'8 e il 9 gennaio. Carlomagno avrebbe poi scavato la buca e sotterrato la moglie durante la mattina del 9 gennaio.
Una confessione che però ora ha più il sapore di un'ipocrisia. Di una vigliaccata. Un'ammissione di colpa a giochi fatti, quando ormai l'uomo è alle strette. Più un modo per cercare di ottenere uno sconto di pena. L'avvocato Miroli ha anticipato che non chiederà la perizia psichiatrica per il suo assistito. Ne avevamo parlato proprio ieri con il criminologo Armando Palmegiani, troppo lucida la condotta di Carlomagno per tentare la via dell'infermità mentale. La confessione però può determinare da parte del giudice la concessione delle attenuanti generiche, con conseguente sconto di 1/3 della pena. Peccato che la confessione dovrebbe essere resa tempestivamente e soprattutto dovrebbe essere sincera e spontanea. È questo il caso? L'impressione, a questo punto delle indagini, è che quella di Carlomagno sia una condotta strumentale. Un tentativo per buttare la palla in calcio d'angolo e salvare il poco salvabile.