È agli arresti da ieri sera Claudio Carlomagno, il marito di Federica Torzullo uccisa nella notte fra l'8 e il 9 febbraio. È durata dieci giorni la sua versione, dall'8 al 18 gennaio, dieci giorni in cui, da unico iscritto al registro degli indagati, ha cercato comunque di dissimulare tranquillità riguardo la sua posizione. Era stato proprio lui il 9 gennaio a denunciare la scomparsa della moglie. Proprio lui che, secondo le prime ricostruzioni, qualche ora prima stava cercando di rendere irriconoscibile il corpo di Federica Torzullo prima di seppellirla in una buca in un terreno attiguo a quello della sua azienda. Tanti, troppi elementi che non tornavano nella versione di Carlomagno, che hanno spinto subito gli inquirenti a concentrare le attenzioni su di lui. Una “crisi di coppia” in realtà insanabile, che stava per trasformarsi in una separazione. Poi le riprese delle telecamere di sorveglianza che hanno visto Federica entrare e mai più uscire da casa sua, la cellula telefonica dello smartphone che ha smesso di funzionare proprio in prossimità dell'azienda. Un interrogatorio “contraddittorio e illogico”. I messaggi alla madre di Federica al mattino, mandati fingendosi la moglie che già avevano fatto storcere il naso ai suoceri. E poi le tracce di sangue, ovunque, fino a macabro ritrovamento. La mano che riaffiora dal terreno e la fine delle ricerche.
La ricostruzione della Procura
Secondo la procura di Civitavecchia Federica Torzullo sarebbe stata uccisa "in casa tra le ultime ore dell'8 gennaio e le prime luci del 9 gennaio”. “La donna è stata colpita sul collo e in altre parti del corpo con un'arma non ancora identificata. Poi dopo averla caricata sul bagagliaio della sua auto, l'ha sepolta due metri sotto terra nel piazzale della sua azienda. Per renderla irriconoscibile – così si legge nel decreto di fermo del pm Gianluca Pignotti – ha cercato di dare fuoco al suo volto e di tagliarla in pezzi 'per ostacolarne il riconoscimento'”. Un “omicidio efferato e violento”, volontario, a cui segue un tentativo crudele di occultamento e alterazione del cadavere. Sarebbero state trovate tracce di sangue ovunque, “nel bagagliaio e nel vano dell’auto; sui vestiti da lavoro dell’indagato, sul pavimento dell’ingresso, nella cabina armadio della camera da letto di Federica, sul manico del badile e sul mezzo meccanico all’interno del magazzino della ditta di famiglia e, infine, su un asciugamano trovato all’interno di una cava per inerti”.
Un goffo “Delitto e castigo” durato dieci giorni quello di Carlomagno, che ora si è avvalso della facoltà di non rispondere. Azioni che riflettono una condotta quantomeno particolare. Cosa spinge un uomo ormai alle strette a non confessare e agevolare le indagini? Come pensava Claudio Carlomagno di farla franca dopo che di giorno in giorno sempre più ombre si affollavano su di lui? Dalle carte emerge il ritratto di un uomo solitario. “Non coltivava relazioni amicali, tanto che non frequentava amici e non usciva di casa se non per il lavoro e per le attività sportive e ludiche del figlio”. Non collaborando al ritrovamento Carlomagno non usufruirà verosimilmente delle attenuanti generiche, e l'arresto viene giustificato così: “La dissimulazione della propria condotta, il contegno non collaborativo, il difficile contesto territoriale, consentono ragionevolmente di ritenere che un soggetto ormai privo di legami affettivi e professionali, raggiunto dalla notizia del ritrovamento del corpo della vittima, sia in procinto di darsi alla fuga”. Ora la parola passa alla magistratura, chiamata a valutare le azioni e il comportamento di Carlomagno. Nel mezzo rimane una storia familiare spezzata e una morte violenta che aspetta di trovare giustizia.