“Una mano che spunta dai detriti”. E l’ennesimo femminicidio. E’ bastato cercare meglio, lì dove le ruspe avevano già scavato, per trovare ciò che, purtroppo, ormai tutti si aspettavano di trovare: un corpo ormai senza vita. La cautela doverosa impone di non dare certezze e di aspettare gli accertamenti del caso. Ma le speranze che quel cadavere rinvenuto nell’azienda di Anguillara Sabazia di Carlo Carlomagno possa non essere della moglie Federica Torzullo sono nulle. Quella porzione di corpo affiorata ha spezzato definitivamente i pochi dubbi che restavano.
I carabinieri avevano scavato con cautela, ma senza smettere mai. Poi oggi, le ruspe di sono fermate e è stato subito chiaro a tutti che qualcosa, in quel punto dell’azienda così vicino alla villetta dove Federica e Carlo vivevano con il figlio di dieci anni, era emerso dalla terra. L’uomo è stato immediatamente portato in caserma. Era già indagato per l’omicidio della moglie e verosimilmente sarà ufficializzato il suo arresto in queste ore. Nel frattempo, l’intera area è stata nuovamente recintata in attesa dell’arrivo dei RIS, cui spetterà il compito di fare tutti i rilievi e gli accertamenti necessari.
Federica Torzullo, 41 anni, funzionaria delle Poste al Centro meccanografico di Fiumicino, era scomparsa l’8 gennaio. Le immagini delle telecamere di casa la fissano per l’ultima volta alle 19.30: non esce più. Il telefono tace. La borsa sparisce insieme a lei. L’abitazione sembra intatta. Nessun segno di effrazione, nessun oggetto sottratto. Ma, analizzando a fondo, anche tracce di sangue, ovunque. Sul pavimento, sugli abiti da lavoro del marito, nell’auto, su un mezzo meccanico e anche nello stesso luogo in cui questa mattina è stato trovato un cadavere. Lo ha confermato il procuratore della Repubblica di Civitavecchia – prima del ritrovamento – in una nota diffusa alla stampa. Potrebbe essere stato proprio quel mosaico ematico a raccontare, oltre che una violenza diffusa e efferata, anche i luoghi esatti in cui andare a cercare.
Dove concentrare le ruspe, infatti, lo hanno stabilito ieri sera proprio gli investigatori, durante un vertice durato diverse ore in cui, verosimilmente, sono stati messi insieme tutti gli elementi che avrebbero potuto condurre all’attesa – e temuta – svolta. Che puntualmente è arrivata questa mattina. Ora restano gli accertamenti tecnici irripetibili, il riconoscimento (potrebbe non essere così facile), il Dna che dovrà dare un nome certo a quel corpo e chiarire le cause esatte della morte. Ma la traiettoria della vicenda è tristemente chiara. La Procura di Civitavecchia parla di strazio, di una comunità e di una famiglia appese a una speranza che si è sbriciolata tra la polvere rumorosa di una ruspa che scava e il silenzio di un’altra persona ammazzata proprio mentre stava riprendendo in mano la sua vita.