Circa una settimana fa Matteo Renzi provava a stanare la Meloni sul tema della sicurezza, accusandola di essere passiva di fronte un'escalation di violenza nelle strade. “Guardate che sul tema della sicurezza state perdendo i ‘vostri’ e prima o poi ve ne accorgerete”, diceva il leader di Italia Viva. Detto fatto, si torna al mantra legge e ordine con la bozza del nuovo pacchetto di norme sulla sicurezza. Presentato dal Ministro dell'Interno Piantedosi, il provvedimento dovrebbe arrivare entro la fine del mese in Consiglio dei Ministri. Da un lato un decreto legge per le misure più urgenti, dall'altro un corposo disegno di legge, nel mezzo importanti novità sul fronte della sicurezza e della repressione al crimine. La risposta del governo ai problemi dell'attualità e alle principali criticità delle città italiane.
Tra chi da una parte della barricata esulta per la stretta del governo Meloni sulla criminalità, dall'altra l'opposizione grida al fascismo e allo stato di polizia. Ricordiamo che entrambi i provvedimenti prima di diventare legge a tutti gli effetti dovranno passare il controllo, democratico, del Parlamento. Nel frattempo ecco tutto quello che dovete sapere sul nuovo pacchetto sicurezza.
Le norme anti-maranza e la sicurezza nelle stazioni
Passare davanti a una stazione di notte è diventata una sfida da videogioco, evitare tutti i pericoli per arrivare sani e salvi al traguardo. L'accoltellamento del capotreno a Bologna è stata poi la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il primo obiettivo del governo Meloni e del pacchetto sicurezza è quello di rendere sicure le aree nominate come “sensibili”. Stazioni, piazze, quartieri della movida, presidi permanenti di illegalità, popolati da persone armate e con molto poco da perdere. È il caso di Marin Jelenic, l'accoltellatore di Bologna, più volte fermato in possesso di armi da taglio ma sempre rilasciato, fin quando non ci è scappato il morto. Il nuovo decreto legge prevede quindi l'istituzione da parte dei prefetti delle cosiddette “zone rosse”, aree caratterizzate da gravi e ripetuti episodi di illegalità dove sarà disposto il divieto di permanenza e l’allontanamento per soggetti già attenzionati dall’autorità giudiziaria per reati di microcriminalità.
Certo, un provvedimento che servirà a poco senza un massiccio aumento dei presidi delle forze dell'ordine nelle suddette zone.
Sul fronte della microcriminalità poi si innestano le norme del ddl dette “anti-maranza”, che prevedono il divieto di portare coltelli e oggetti atti ad offendere, con attenzione specifica alla vendita ai minori e alle zone come istituti di credito, stazioni e parchi. Vengono poi ampliati i reati per cui è concesso l'ammonimento del questore per la fascia 12-14, inaspriti da una sanzione amministrativa per i genitori, tenuti alla sorveglianza del minore.
Il pugno di ferro sulle proteste
Le proteste per Gaza, con la stazione Centrale di Milano a ferro e fuoco e l'assalto alla redazione de La Stampa ha spinto il governo a nuove norme anche riguardo alle manifestazioni.
Innanzitutto stop alle manifestazioni non autorizzate: previste una raffica di multe, da 500 a 20mila euro, per manifestazioni non autorizzate, cortei deviati, concentramenti che continuano dopo l’ordine di scioglimento. La polizia poi potrà mettere in stato di fermo e trattenere fino a 12 ore chiunque è "sospettato" di essere un pericolo per il pacifico svolgimento dell'evento, o se ha "strumenti atti ad offendere", oltre a poter perquisire sul posto. Per chi danneggia possibilità di arresto dopo l'evento sulla base di video o foto. Mentre è previsto il Daspo urbano per i destinatari di denuncia per reati di piazza.
Una serie di norme volte a scoraggiare, impedire e sanzionare la deriva violenta delle manifestazioni, rimane da vedere quanto saranno ampi i margini di discrezionalità concessi alle forze dell'ordine, dalle maglie della legge per non sfociare in un mezzo di repressione del dissenso. Mentre sempre a proposito dell'assalto a La Stampa sarà introdotta una nuova aggravante per tutta una serie di delitti che vanno a minacciare l'incolumità dei giornalisti durante lo svolgimento delle proprie funzioni o a causa di esse.
L'Ice italiana?
Il governo Meloni torna su uno dei piatti forti della casa, i rimpatri con delle nuove norme di contrasto all'immigrazione irregolare. Dopo il secondo ordine di allontanamento del questore sarà immediata l'esecuzione del provvedimento di espulsione, salvo il caso in cui non siano sopraggiunte situazioni personali diverse, meritevoli di attenzione. Inoltre nella fase giurisdizionale contro il provvedimento di espulsione il cittadino extra UE non potrà più usufruire del gratuito patrocinio. È prevista una spesa di 8 milioni di euro per dare esecuzione ai rimpatri, un investimento che fa pensare all'Ice, i poliziotti armati fino ai denti che in America si occupano principalmente della deportazione e dell'espulsione degli immigrati illegali.
A proposito di Ice, scappare dai posti di blocco ora costerà caro. Per chi non si ferma all'alt della polizia pena fino a cinque anni, oltre alla sospensione della patente e la confisca dell'auto o del motorino.
Del contrasto all'immigrazione fa parte anche quella parte di norme denominata “stretta anti ong”. Il governo avrà la possibilità di vietare l'ingresso nelle acque territoriali a delle imbarcazioni, per un periodo fino a sei mesi in caso di una "minaccia grave per l’ordine pubblico", cosa che include anche una "pressione migratoria eccezionale" o il "rischio concreto di atti di terrorismo o di infiltrazione di terroristi sul territorio nazionale".
Se i migranti arrivati sono detenuti oppure internati in un Cpr (Centri di Permanenza per il Rimpatrio), e non cooperano con le autorità per farsi identificare, commettono un reato e possono essere espulsi. Si restringe infine la possibilità di ricongiungimento familiare: è più corta la lista di legami familiari ammessi. E per i minorenni non accompagnati si accorcia il periodo in cui lo Stato li sostiene: fino a 19 anni, invece di 21.
Lo scudo legale
Veniamo infine al famigerato scudo legale per gli agenti di polizia, che tanto per iniziare non riguarda solo gli agenti di polizia ma tutti i cittadini. La norma prevede che, in caso ci sia una causa di giustificazione, il pm non provveda all'iscrizione della persona nel registro delle notizie di reato. Le cause di giustificazione sono: legittima difesa, stato di necessità, esercizio di un diritto, adempimento di un dovere e consenso dell'avente diritto; e la sussistenza di una di queste fa venir meno l'antigiuridicità del fatto, che non costituisce dunque più reato. Con questo nuovo “scudo penale” la presenza di queste cause di giustificazione viene stabilita in via presuntiva.
Detto in parole povere e lasciando perdere il manuale di diritto penale se qualcuno commette un reato e potrebbe esserci una di queste cause di giustificazione prima si procede con le indagini e poi, solo se viene fuori che per qualche motivo la giustificazione non c'è, la persona viene ufficialmente indagata. Un grande vantaggio proprio per gli agenti di polizia che in questo modo non verrebbero sospesi dalle loro funzioni.