"Non ho mai fatto nessuna delle cose che sono emerse contro di me negli ultimi giorni: non è mai successo che trasformassi l'aula in un set durante le mie lezioni, non costringevo gli alunni a seguirmi sui social e nelle dirette YouTube in cambio di 'voti in più', 'otto sul registro', 'bonus giustifica' e varie agevolazione che con lo studio in sé non c'entravano nulla". Dall'inizio della polemica contro Vincenzo Schettini, queste sono le uniche frase che non gli abbiamo, purtroppo, sentito pronunciare. In nessuna occasione: né nel reel di risposta su Instagram in cui si limita a parlare di 'attacchi omofobi' quando manco un'anima teneva a cuore con chi andasse a letto. Neanche nel successivo post sul suo feed con la 'solidarietà' degli studenti che l'hanno avuto come docenti e che, badate bene, si dichiarano tutti "(ex) rappresentanti d'istituto e/o di classe". Tra le firme spunta perfino l'assistente personale e social media manager del Prof de 'La Fisica che ci piace'. Insomma, di fatto, sono persone che hanno tutto l'interesse di schierarsi dalla sua parte e da quella della scuola. Quindi, possiamo fidarci del loro sperticato sostegno? Manco troppo, sono tutto fuorché super partes ed è evidente.
In ogni caso, nonostante la bufera mediatica, i legittimi dubbi e sospetti, ogni cosa viene spazzata via questa mattina, venerdì 27 febbraio 2026, quando dalla conferenza stampa del Festival di Sanremo viene annunciato il nome di Vincenzo Schettini, in qualità di ospite sul palco dell'Ariston per fare una bella lezioncina ai giovani sul tema del disagio e delle dipendenze. Di fronte a nove milioni di italiani, almeno. Perché debba andare a discettar proprio costui di certi temi, visto che sarebbe un insegnante di Fisica, non è dato sapere. Psicologi e sociologi, professionisti che lavorano nel campo delle dipendenze si sono presi la settimana di ferie per guardare il Festival? Chissà. Dall'incantevole cornice dell'evento televisivo più seguito d'Italia, di quello più importante, sarà comunque dato in mano a Schettini un megafono enorme per parlare di qualunque cosa voglia. E, magari, per ripulirsi l'immagine e tornare a essere, nel percepito del pubblico, 'il prof che tutti vorremmo avere'. Sì, siamo ufficialmente in una puntata di 'Black Mirror'. The future is birght.
Tutto ha inizio un mese fa. Ma non se ne accorge nessuno. Sul canale del BSMT, il podcast più seguito d'Italia condotto da Gianluca Gazzolo, viene caricata l'intervista a Vincenzo Schettini, il prof de 'La Fisica che ci piace', profilo Instagram che conta oltre 3.5 milioni di follower, un'autorità nel campo dell'insegnamento, tutti 'pensano' che avrebbero voluto, ai tempi della scuola, un insegnante come lui. Tre settimane dopo, mi imbatto per puro caso in questa intervista e gli sento dire cose che mi perplimono: il discorso sulla scuola del futuro e della 'cultura come prodotto al supermercato'. Posto l'estratto su X, pensando che nessuno se ne sarebbe accorto. Invece, si comincia a discutere delle dichiarazioni di Schettini. Per sette giorni, è quasi bello stare su quel social (che in genere è una cloaca, ndr): moltissime persone dibattono su istruzione, diritto costituzionale allo studio, pubblico e privato. Di solito là sopra si parla di 'Grande Fratello' e di quale personaggio famoso zompa con quale altro oppure no. Quando la newsletter 'Vale Tutto', a distanza di una settimana dallo scoppio del putiferio, si occupa della vicenda, tramite un lungo approfondimento scritto dal sempre ottimo Dario Alì (crux.desperationis su Instagram) che spiega, in generale le possibili storture nel mondo dei cosiddetti teach-toker, Schettini capisce che l'affaire non ha intenzione di sgonfiarsi da solo col passare delle ore, anzi. Così, posta un reel che principia con un'accusa: "Mi stanno attaccando tutti!". Poi, mostra l'estratto delle polemiche (quanto ha detto da Gazzoli sulla 'scuola del futuro', ndr). Però, ritagliato ad arte per farlo suonare meno peggio. Ancora una volta sarebbe bastato dire: "Mi sono espresso male, non intendevo quello che avete capito tutti, ma se appunto tutti lo avete capito in un'altra maniera, significa che l'errore è mio. Mi spiace. Ora vi spiego ciò che intendevo davvero". Non è successo. Abbiamo invece assistito alla solita risposta vittimista che la butta sull'omofobia per uscirne bene. O che, almeno, credo di poterlo fare. La contraffazione dell'estratto iniziale, con le frasi che ha detto nel podcast scorciate e abbellite, mette in evidenza da sé un grado di buonafede pari a zero. Perché? Di nuovo, nessuna risposta.
Di fronte a cotanta poca chiarezza da parte del diretto interessato, inevitabilmente il dubbio si insinua. Come la pensa davvero? Ma soprattutto: come si comportava, ancora una volta davvero, con i suoi studenti 14-15enni mentre tentava di far partire i propri canali social? Sul serio, li 'costringeva' a seguirlo e se ne compiaceva? Utenti e giornalisti, per rispondere a questo legittima domanda, sono andati a spulciare il suo seguitissimo canale YouTube, scorrendo indietro fino al 2016, ossia agli esordi, per vedere un po' che diceva, il prof. Ne è emersa una videoteca pressoché sterminata di video in cui invitava a seguire e commentare le proprie dirette per ottenere 'un voto in più' alla prossima interrogazione di domani. Non solo, MOW ha scoperto, controllando la pagina Facebook della scuola che tale 'baratto' avvenisse perfino sulla pagina Facebook della scuola, con in palio bonus giustifiche, otto sul registro, ricchi premi e cotillons che farebbero gola a qualsiasi studente con poca voglia di studiare (cioè, a quell'età, praticamente tutti).
Già da prima, erano arrivate le primissime testimonianze 'non allineate' di ex studenti del Prof Schettini. Perché fossero anonime ve lo abbiamo spiegato, per quanto il docente dia in pasto al proprio esercito di follower che 'anonimato' equivalga a 'falso'. Qui per recupare l'intervista alla prima persona che ha rotto il muro del silenzio intorno al nostro.
Tutto ciò che emerge non ha nulla di rassicurante, anzi. Al momento pare un enorme pasticcio di personale bramosia di follower che arriva a coinvolgere, anzi, a 'costringere' perfino studenti 14-15enni pur di raggiungere i numerelli social tanto agognati, pur di compiacere l'algoritmo e avviarsi sulla strada che ha portato Schettini nella posizione in cui si trova oggi: seguitissimo, amatissimo, considerato un faro dell'insegnamento moderno, l'unico che riesce davvero ad avvicinare i ragazzi allo studio di una materia ostica quanto la Fisica e bla bla bla, parole, parole, parole: storytelling, narrazione. Ogni volta che vi trovate a scrivere che il nostro sia 'il prof che tutti avremmo voluto' è perché ne sapete davvero qualcosa di lui o perché lo avete visto all'opera in classe e ve ne siete innamorati alla follia? Nessuno di noi conosce personalmente Schettini, né chi lo glorifica né chi ora lo mette in discussione. Può sembrare un amico, per chi lo segue ma pure per chi ne ha solo sentito parlare (sempre benissimo), perché lo 'vede' tutti i giorni, gli fa simpatia, rappresenta tante cose, specie ideali, belli e buoni. Come l'inclusione e la lotta all'omofobia, per esempio.
Ma Vincenzo Schettini non è una rappresentazione, è un essere umano, una persona come tutti. Che, in quanto tale, può sbagliare proprio come tutti. Negarlo, negare la minima possibilità di errore da parte sua perché 'piace', 'ha milioni di follower e allora deve essere bravo per forza, saranno mica scemi quelli che gli stanno dietro' e quindi credere, aprioristicamente a lui qualunque cosa (non) dica anche a prescindere dal fatto che mai entri nel merito delle polemiche che lo riguardano è la strada più semplice. Ma forse non la migliore da seguire per dipanare questa matassa. Nessuno può essere così potente da diventare 'intoccabile'. Ciò vale per Schettini e per la miriade di altri influencer (comunque sono troppi, ndr) che grazie al loro seguito si sentono di fare l'ottimo e il pessimo tempo, ciò che gli pare e piace. Senza conseguenze, nemmeno domande. Perché sono i buoni, i bravi, i giusti. E soprattutto hanno amici, tanti amici, seguiti sui social quanto loro (o che vorrebbero esserlo) pronti a gettare fumo negli occhi a noi tutti: sembra una caccia alla volpe, dice amaramente Luca Bizzarri nel proprio podcast 'Non hanno un amico'. Metafora in cui la pora volpe è Schettini, mentre i giornalisti figurano alla stregua di setter, a caccia della pora volpe.
Ne deduciamo che saremmo 'cani'. Nemmeno Silvio Berlusconi aveva mai osato tanto contro i giornalisti. Giornalisti 'cani' che agiscono in blocco per fare cosa? Per hype? Engagement? Views? Io non guadagno nulla dalle views, non sono un'influencer né aspiro a esserlo. Io scrivo. E se ci sono delle domande da fare, le faccio. Non voglio far parte di un mondo ruffian-dittatoriale in cui chi è più seguito sui social ha sempre ragione e non accetta obiezioni. Anzi, se 'obiezioni' sorgono, viene aiutato subito subito dalla kermesse televisiva più importante d'Italia che gli dà prontamente la chance di parlare all'Italia intera, autoassolvendosi, facendosi una bella e mastodontica pubblicità, non importa cosa e se (non) sia successo prima.
E che resta poi spalleggiato pure dagli amici suoi, 'influenti' tanto quanto' che di certo tutto vogliono fuorché di veder ridotto il proprio impero di cuoricini e seguito dalla parte conveniente della storia, ossia la loro. Ovviamente. Con le folle a ripetere che sì, è proprio così, hanno ragione. Non voglio vivere in una cazzo di puntata di 'Black Mirror', questo è il problema, capite? Però ci sono già dentro: e allora voglio parlarne, voglio dire dei potenti che diventano 'intoccabili' per via dei nostri stessi like sui social, porre la questione. Mentre stanno nascosti in piena vista, senza nemmeno che ce ne accorgiamo. Perché sorridono e sono tanto 'petalosi'. Perché 'dicono' di essere buoni. Ma non esiste il consenso assoluto, per nessuno. Non sarebbe nemmeno salutare se esistesse perché creerebbe ulteriori disparità nella nostra già scassata società. Il consenso assoluto, più o meno forzato, è la culla delle ingiustizie, dei soprusi, delle tirannie. La gogna social purtroppo esiste verso i ragazzini che vanno a scuola e che sono, per qualsiasi motivo dagli occhiali all'orientamento sessuale 'diversi' dagli altri'. La gogna social esiste contro qualunque persona che scriva di mestiere e si ritrova con un mestiere precario e malpagato, insieme a centinaia di minacce e insulti al giorno che, tra l'altro, rischiano pure di mettere a repentaglio il lavoro, ossia l'unico modo che ha di camparsi. Agli oppressi, quelli veri, nessuno dà il palco dell'Ariston per parlarne. Non hanno abbastanza follower, quindi non contano niente. La gogna social non esiste contro Vincenzo Schettini (e gli amici 'influenti' suoi) che ora faranno e stanno già facendo di tutto per darvela a bere perché non vogliono perdere il proprio potere, ossia il potere che hanno nel percepito dalle masse. E per non rischiare di perderlo, rifiutano perfino di rispondere a semplici domande, di chiarire una situazione grigia, di ammettere magari d'aver sbagliato. Perché loro sono intoccabili, ma pure infallibili, ovvio, in un delirio di onnipotenza purtroppo avallato da noi tutti poveri stronzi ogni volta che piazziamo un cuoricino a questo e a quello, senza pensare.
Io, purtroppo, non amo i prepotenti. Magari domani vi scrivo dal gabbio, ma pure da lì continuerò a riportarvi notizie, aggiornamenti, chiaroscuri di Vincenzo Schettini e di qualunque altro personaggio potente e influente mostri la corda, sollevi dubbi, perplessità, domande. Perché non siamo milioni di pecore, milioni di pappagalli ammaestrabili a piacimento, mi rifiuto di crederlo, abbiamo una testa con un cervello dentro. Perché in un mondo in cui tutti parlano, parlandosi addosso, il problema è che non c'è quasi mai nessuno che ascolti per davvero. Paradosalmente e scandalosamente, nemmeno al Festival di Sanremo. Che, in qualsiasi momento, può diventare un 'piccolo spazio pubblicità' per qualunque influencer milionario che ha bisogno di gestire una crepa d'immagine. Per poi poter continuare a fatturare, indisturbato. Ma non ci sparaflasharate pure questa volta, no.