C'erano una volta un influencer, un dirigente Rai e una campagna contro la dipendenza digitale: esistono barzellette che iniziano così. Quella della quarta serata di Sanremo 2026 per esempio, in cui è stata annunciata la presenza di Vincenzo Schettini sul palco dell'Ariston. Cioè si è detto che un influencer, ovvero una persona che monetizza proprio grazie a chi passa ore con gli occhi appiccicati sullo smartphone, dovrebbe andare sul palco più famoso d'Italia per metterci in guardia dallo stesso meccanismo che gli fa fatturare cifre a diversi zeri.
A tutto ciò si aggiunge un altro dettaglio, ma qua la barzelletta diventa farsa: il professore Schettini è al centro di una polemica che va avanti da giorni. Però ha una collaborazione con la Presidenza del Consiglio, perciò pare proprio che questo Festival non potesse sottrarsi al brivido della sua presenza.
Ordunque, prode pubblico sanremese: già che vi sorbite il Festival “bello come una messa” (Mario Adinolfi copyright), accollatevi pure il professore, tanto non è mica stato denunciato. Claudio Fasulo, vicedirettore dell'Intrattenimento Prime Time Rai, ha risposto proprio così a noi di MOW quando gli abbiamo chiesto se fosse opportuno ospitare Schettini: non gli risulta che sia stato denunciato, quindi nessun problema.
Ricordiamo dunque cosa è successo. Tutto è partito da un'intervista del professore Vincenzo Schettini al Basement, il podcast di Gianluca Gazzoli: tra le varie dichiarazioni, aveva immaginato una scuola del futuro con contenuti fruibili a pagamento. Perché mai la buona cultura non deve essere in vendita?, si chiedeva Schettini. Le risposte gli sono arrivate via social: perché si avrebbe una scuola dove l'istruzione migliore è riservata a chi se la può economicamente permettere, con buona pace del diritto allo studio e dell'illusione che i diritti siano uguali per tutti. Da lì, dalla polemica sull'istruzione, è presto emerso altro: la discussione si è spostata da una dichiarazione dubbia, a un intero metodo di insegnamento.
Professore la cui fama e l'approdo alla tv non è avvenuta in quanto professore, ma in quanto attivissimo influencer. Se Vincenzo Schettini ha avuto un programma tutto suo su Rai 2, La Fisica dell'amore, è perché diventato un influencer della cattedra: l'immagine di insegnante innovativo e al passo coi tempi, non si è costruita a suon di pubblicazioni, interventi nelle scuole, contributi pedagogici. Si è costruita invece grazie a social, dirette e video su YouTube: contenuti che poi, e MOW ne ha raccolto testimonianza, venivano pompati dagli stessi studenti a cui si chiedeva di seguire le dirette, commentare, mettere emoji per far salire l'engagement, in cambio di voti migliori. Naturalmente, ma questo era già facile immaginarlo, i video girati in classe toglievano tempo all'insegnamento.
La questione non è solo la terrificante etica di questo metodo d'insegnamento, come non lo è solo dare il megafono di un pubblico di milioni di telespettatori a un personaggio il cui profilo, al momento, è quantomeno discutibile. La questione è anche di dare a lui, proprio a lui, il compito di sensibilizzare sulla dipendenza digitale: a Schettini, lui che ha spinto gli studenti a trascorrere più del tempo necessario davanti agli schermi solo per trarne vantaggio personale.
Se il tema è la dipendenza digitale, l'unico influencer buono – anzi: l'unico credibile – è l'influencer pentito. Del resto, quale follower migliore può esserci per un influencer, se non proprio quelle persone che la dipendenza l'hanno sviluppata? Come se l'influencer, a sua volta, ne sia completamente immune.
Da scaletta comunque, l'intervento è previsto all'una di notte: perché conoscendo l'andazzo del Festival, gli autori sanno benissimo che a quell'ora ci siamo già scassati i cabbasisi da almeno due. La Rai lo ha annunciato al Festival, lo ha tenuto, ma ora spera che non ce ne accorgiamo troppo.