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4 luglio 2022

Pride di Milano, Adinolfi commenta le foto di MOW: “Carnevalata, ma con una violenza che spaventa. Però non è colpa loro: tutto parte dalla politica e dalla Cirinnà”. E su Pascale e Turci…

  • di Matteo Cassol Matteo Cassol

4 luglio 2022

Abbiamo fatto vedere a Mario Adinolfi alcune delle immagini scattate al Pride di Milano (tipo quella con il Papa braccato da due “agenti” armati di dildo) e… non gli sono piaciute: “Sono carnevalate, ma spaventa il surplus di violenza contro famiglia naturale e Chiesa. Ma non ne faccio una colpa ai militanti Lgbt: sono stati portati su questo terreno dalla sinistra che ha sostituito i diritti sociali con la pappetta dei cosiddetti diritti civili”. E sulla Cirinnà, su Letta e sulla triade Pascale-Turci-Berlusconi…
Pride di Milano, Adinolfi commenta le foto di MOW: “Carnevalata, ma con una violenza che spaventa. Però non è colpa loro: tutto parte dalla politica e dalla Cirinnà”. E su Pascale e Turci…

Il Pride è festa, colori, musica, ma è anche provocazione, in alcuni casi fin quasi all’oltraggio (o pure oltre). Come a quello di Roma, noi al Pride di Milano c’eravamo e – assieme a molte immagini “innocue” – abbiamo documentato qualche scena (imbastita a favore di fotocamera) destinata a far discutere. In una in particolare ci sono due manifestanti armati di dildo che apparentemente simulano un atto sessuale con un altro partecipante vestito e mascherato da papa Francesco, sotto lo sguardo – tra gli altri – di una bambina. Uno scatto che, comprensibilmente dal suo punto di vista, non è piaciuto molto a Mario Adinolfi, leader del Popolo della famiglia.

Manifestanti (papali papali) al Milano Pride 2022
Manifestanti papali papali al Pride di Milano

“Sono carnevalate. Quello che spaventa un po’ – ci dice Adinolfi – è quel surplus di violenza, che ha un obiettivo distruttivo. Nella stragrande maggioranza delle interviste delle persone che partecipano al Pride c’è una fortissima carica antifamilista e antiecclesiale. I due nemici sono la famiglia chiamiamola tradizionale (che io chiamo famiglia naturale, usando l’espressione dell’articolo 29 della Costituzione) e la Chiesa. Questi sono i due nemici che vengono indicati sempre nella sfilata del Pride. Addirittura una persona affermava che se il cattolico si sente disturbato da un’immagine come quella che MOW ha scattato (del Papa con le pistole col cazzo e la bambina che guarda), allora è omofobo. Questa è la summa meravigliosa del pensiero del partecipante medio. Ma io non ne faccio una colpa ai militanti Lgbt. Sono stati portati su questo terreno”.

Da chi? “Io non potrò mai dimenticare tra le foto che dovrebbero campeggiare sempre nel racconto del Gay Pride quella della mitica senatrice madre delle unioni civili (Monica Cirinnà, ndr) che inalbera un cartello con scritto “Dio, patria e famiglia, che vita di merda”, e con una risata sua sguaiata accanto a questo cartello”.

La senatrice Monica Cirinnà con il suo slogan
La senatrice Monica Cirinnà con il suo slogan

Per Adinolfi “è dunque al cuore di una certa militanza di sinistra che ha sostituito i diritti sociali con la pappetta dei cosiddetti diritti civili il nodo del problema. Non ne faccio una colpa alla carnevalata. La carnevalata è una carnevalata. L’elemento preoccupante è la battaglia politica che è al fondo della carnevalata, che fa da substrato vero a tutto questo, che lo permette, che lo rende accettabile per un versante molto ampio della sinistra di questo Paese. E tutte queste normative che vengono racchiuse nella famosa domanda «Adinolfi, ma a te che ti cambia se si sposano due maschi o due femmine?», la logica di Enrico Letta, che è una logica da bambino di terza elementare: se non vuoi abortire non abortire, se non vuoi divorziare non divorziare, se non vuoi avere le unioni civili gay non fare le unioni civili gay, ma lascia gli altri liberi di farlo (a patto che non si tratta della libertà di non vaccinarsi, ovviamente). Logica di terza elementare, perché porterebbe a dire anche «se non vuoi ammazzare non ammazzare, ma lascia liberi gli altri di ammazzare», o di rubare.

Tra gli slogan visti al Pride, "Meglio froci che leghisti"
Tra gli slogan visti al Pride, "Meglio froci che leghisti" (anche se a proclamarlo era una ragazza...)

Il leader del Popolo della famiglia prosegue: “Il problema è, c’è un bene o c’è un male in queste foto? A me sembra che ci sia un evidente male. C’è un bene o c’è un male nel dire che va abbattuta la famiglia tradizionale? Per me c’è un male. È un bene o un male irridire i simboli religiosi che sono un collante e una radice profonda in particolare in questo Paese? Per me è un male. E dunque mi prendo il diritto di combattere ciò che secondo me è un male”.

Altro cartello al Pride di Milano: "- Salvini + pompini"
Altro cartello: "- Salvini + pompini"

Adinolfi sottolinea che “questa posizione portata avanti dal Popolo della famiglia, voglio dirlo con chiarezza, non ha alcuna carica omofoba. Non c’è mai stato un atteggiamento violento o meno che corretto, non c’è una volontà di mirare sulle persone. Invece se si va a leggere tra i commenti alle mie prese di posizione su questi argomenti si trova un carico di violenza ad personam che fa spavento. E questo è un elemento che si aggiunge alla violenza oggettiva delle immagini del Pride”.

Francesca Pascale e Paola Turci fresche di "matrimonio"
Francesca Pascale e Paola Turci fresche di "matrimonio"

E sul “matrimonio” Pascale-Turci: “Se fosse stata usata dalla Pascale con Berlusconi, la suite da seimila euro a notte con la piscina termale privata avrebbe attirato il titolo di Repubblica «Oltraggio agli italiani, c’è anche la siccità». Quando passi invece dalla parte potente e prepotente di chi sta comandando questo Paese diventa glamour anche spendere oggettivamente oltraggiando gli italiani seimila euro a notte, pagati indirettamente dalle imprese compiute con Silvio Berlusconi. Tra l’altro colpisce che anche in questo caso tra Pascale e partner ci sia un grande gap di età. Sembra che sia sempre alla ricerca del padre, per certi versi”.

Qui sotto il video che abbiamo realizzato a Milano

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