La Rai è completamente allo sbando. E da fuori, davvero, non è un bello spettacolo. Davvero si può arrivare a credere che fare fuori un grande intellettuale conservatore come Pietrangelo Buttafuoco e chiudere il suo programma in fascia dorata con ascolti pazzeschi sia una buona idea? Davvero il ministro Urso crede che dall’estero la richiesta di un audit interno per “verificare la veridicità delle fonti utilizzate da Report e la qualità e affidabilità deontologica dei consulenti in trasmissione” passerà come un gesto di legittima difesa nei confronti del vero giornalismo d’inchiesta? Folle, forse è credere, al tempo stesso, che nessuno se ne accorga. Forse il punto è che a nessuno frega niente. Il diktat è uno solo. Nessun prigioniero. E’ entrata in vigore la linea dura e nessuno sgarro è concesso, costi quel che costi. Le elezioni si avvicinano e la campagna elettorale è una trincea.
Pietrangelo Buttafuoco, giustamente, di fronte al tentativo di tornare sui propri passi da parte della Rai, che ha deciso di chiudergli il suo “Lupus in fabula” su Rai Radio1, ha messo la parola fine. E non è qualcosa di molto differente da quanto accaduto con Milo Infante. Lasciare e non farsi lasciare parrebbe sempre di più essere la parola d’ordine su tutti i fronti, ma con una differenza. Che nell’ambito della cultura con la C maiuscola il governo digerisce malamente e soffre parecchio quegli intellettuali che in quanto tali, per davvero, godono di autonomia di pensiero, di spirito critico e talvolta prendono posizioni coraggiose, come quella di Buttafuoco alla Biennale di Venezia che è cosa ben diversa rispetto a certi favoritismi nei confronti del Cremlino da parte di altri partiti della compagine governativa e non. Quella di Buttafuoco è stato un tentativo di diplomazia culturale, non certo di arricchimento personale. Ma ecco, con la facilità di uno sceneggiatore non curante del peso di un personaggio nella trama di una serie tv, si è scelto di farlo fuori con grande leggerenza e cinismo.
Dall’altra, lo spettacolo non è dei migliori se osserviamo la richiesta di audit di Adolfo Urso, ripetutamente bersaglio delle inchieste di Sigfrido Ranucci, nei confronti di Report. Qualcuno spieghi al Ministro delle imprese che inviare una lettera a Giampaolo Rossi, ad Rai, per manifestare forte preoccupazione sui metodi del giornalismo d’inchiesta sulla tv pubblica potrebbe essere mis-interpretato – siamo anche noi garantisti, certamente, della buona fede di Urso nel fare tale richiesta – in guisa di vera e propria censura. Evento che potrebbe attirare l’attenzione della temibilissima Unione Europea con i suoi maledetti Trattati, sempre pronti a prevaricare la Costituzione più bella del mondo. E’ forse normale che un ministro chieda conto all’azienda Rai delle fonti di un giornalista d’inchiesta? Forse siamo dei perfetti imbecilli e in verità per qualche ragione a noi sconosciuta è proprio così, però ecco. Non eravamo in una democrazia?