Signore e signori, adesso è ufficiale: l'Unione europea l'ha presa nel c*lo. Chi pensava che Giorgia Meloni potesse in qualche modo mediare tra Bruxelles e Washington è costretto a rassegnarsi alla realtà dei fatti. E i fatti ci dicono che gli Stati Uniti hanno tradito il loro alleato naturale: l'Europa appunto. Donald Trump ha fatto due conti e, fedele al motto Make America Great Again ricamato su quel cappellino rosso che piace tanto ai nostri sovranisti, ha riempito di dazi la nostra economia. Chiaro il doppio disegno del tycoon: da un lato ridurre il mostruoso debito federale del Paese che ha ormai sfondato il muro dei 28mila miliardi di dollari (due terzi del quale si sono accumulati solo negli ultimi 24 anni); dall'altro smontare l'Organizzazione mondiale del Commercio e rinegoziare accordi bilaterali con i singoli Paesi. Da qui si spiega il combinato “tariffe sulle importazioni estere” più “disarmo” dalle zone più calde del pianeta (e dalla Nato). Spoiler: sarà probabilmente un buco nell'acqua, visto che gli Stati Uniti stanno ragionando come se ci trovassimo nel 1950, con gli Usa al centro economico del pianeta e gli altri a inseguire il dollaro. Forse oggi a Trump sfugge che esistono Cina, India, Giappone, Corea del Sud e tante altre economie (quelle dei Paesi in via di sviluppo) pronte a diventare mature. E che quasi nessuno pregherà la Casa Bianca per fantomatici nuovi accordi economici. Al contrario, il mondo si riorganizzerà ignorando gli Usa.

Partiamo dall'Ue, la grande sconfitta della manovra di Trump, che adesso si ritroverà letteralmente isolata. Gli Stati Uniti, i partner più stretti del continente, si sono infatti voltati dall'altra parte lasciando i partner europei immischiati nella crisi ucraina, fuori dalla Nuova Via della Seta della Cina e senza il gas a buon mercato della Russia. Considerando che di Bruxelles in Africa, America Latina e Asia non c'è traccia, la scritta game over apparirà, bella grande e in rosso, sui muri di Commissione e Parlamento europeo. Bizzarro il mondo: l'Europa ha passato gli ultimi anni a fare da la testa d'ariete di Washington, attaccando Vladimir Putin e Xi Jinping, e oggi si scopre tradita dal presidente degli Stati Uniti d'America. Proverranno a sfruttare la situazione la Turchia di Recep Tayyip Erdogan e la citata Russia. Entrambe allargando i loro tentacoli in Europa Orientale, Ankara giocando sulla cultura islamica e Mosca sull'economia (Bulgaria, Ungheria, Serbia, Romania prendono appunti). Allo stesso tempo Erdogan e Putin allargheranno le loro manovre in Africa dove – al netto di un Piano Mattei non pervenuto – l'Italia e l'Ue avranno ancor meno spazio operativo.

Nel frattempo gli alti funzionari del governo di Pechino stappano lo champagne. Certo, la Cina è la più “daziata” di Trump – è al primo posto davanti all'Unione europea – ma è anche la nazione che calamiterà a sé tutti gli altri purgati da Trump. Cosa significa? Basta scorrere la lista ufficiale delle “Reciprocal Tarrifs”. Dal terzo posto in poi troviamo: Vietnam (dazi al 46%), Taiwan (32%), Giappone (24%), India (26%), Corea del Sud (25%), Thailandia (36%). L'Asia, colpita, ferita, anche lei tradita dagli Usa, si avvicinerà inesorabilmente al Dragone. Detto altrimenti, il continente asiatico creerà una specie di sfera di prosperità comune per superare l'effetto dei dazi trumpiani. Con il paradosso che Paesi rivali, come Cina e Giappone, Cina e India, Corea del Sud e Giappone, collaboreranno tra loro in maniera pragmatica. Altro aspetto rilevante: molti dei Paesi colpiti dalle tariffe di Trump sono in teoria dei partner strategici degli Usa, degli avamposti che Washington ha sempre usato per contenere i cinesi. L'abbraccio economico del Dragone romperà queste alleanze? E cosa aspettarsi da Taiwan? Anche l'isola dei chip inizierà clamorosamente a guardare al mercato cinese? La nuova mappa economica del mondo sta prendendo forma. E noi, intesi come europei, siamo i grandi sconfitti. Per dirla con eleganza: la nostra economia è fott*ta.
