Pure Silvia Salis ha detto che Casapound a Genova non è gradita, ma essendo in democrazia “ha cittadinanza politica”. Eppure, nonostante questo privilegio che la nostra nobile Repubblica riserva ad un partito neofascista, viene permesso che giornalisti come Marco Sales vengano umiliati, minacciati e vessati nel silenzio delle istituzioni, che a loro volta, in alcune circostanze, ostacolano l’esercizio del diritto e dovere di cronaca. L’inviato di “È Sempre Cartabianca”, infatti, è stato a Genova per realizzare un servizio su Casapound. Qui, in un hotel vicino all’aeroporto, si è tenuto il convegno sulla “remigrazione” organizzato da vari gruppi politici e tra questi, in prima fila vi era anche il partito neo-fascista fondato da Simone Di Stefano. Il suo portavoce, Luca Marsella, ha dato grande spettacolo sia con Sales, sia con il presidente del municipio di Medio Ponente, Fabio Ceraudo, il quale si è presentato davanti alla struttura per protestare, ma è stata più che altro la violenza verbale nei confronti di Sales a colpirci. “Tu sei solo un provocatore che spera di prendere due schiaffi, ma io due schiaffi non te li do perché se no tu diventi famoso”, ha detto Luca Marsella rivolgendosi a Sales, davanti a tutti, esponendolo al pubblico ludibrio degli astanti che lo hanno deriso sguaiatamente. “Qua ti do il mio indirizzo di casa se vuoi stalkerarmi. Puoi avere i gusti sessuali che vuoi, ma con me non avrai mai nessuna chance”.
Sales a questa provocazione ha risposto che per lui ovviamente non è un insulto essere definito omosessuale, ma è molto triste osservare che un giornalista debba essere esposto a tanto nell’indifferenza e la complicità di una sala piena di cittadini italiani. Quella di Marsella è stata un’azione di prepotenza gratuita che non fa per nulla buona pubblicità a Casapound, i cui esponenti sin dal principio della loro esistenza si lamentano di essere ostracizzati dalla vita politica italiana, ma evidentemente senza domandarsi perché. Dopodiché altri partecipanti al convegno sono arrivati a definirlo “pagliaccio”. Insomma, i video parlano da soli e commentarli ulteriormente per offrire la solidarietà al collega ed inviato in un paese normale dovrebbe essere doveroso, ma nessuna delle istituzioni ha mosso un dito e la faccenda sta passando parecchio in sordina. Non tanto per anti-fascismo, lasciamo perdere quel discorso che non ci compete, nemmeno per vittimismo, ma perché è molto triste vedere come il giornalismo appare sempre più come il soggetto da prendere di mira. Che ci volete fare se i convegni sono pubblici? Nulla, anzi, se non vi vergognate delle vostre idee dovreste essere felici che qualcuno venga a riprenderle e amplificarle. Ma non è solo questo il problema. Marco Sales, sempre per la trasmissione di Bianca Berlinguer, prima di recarsi a Genova è andato sotto la Torre di Casapound, lo stabile occupato dai fondatori del partito e mai sgomberato. La Torre vanta un ineccepibile sistema di sicurezza e di organizzazione e disciplina interna che lo rende un caso particolarissimo di palazzo occupato. Ecco, Marco Sales, però, in questo caso non è stato aggredito verbalmente e minacciato come a Genova, ma è stato direttamente trattenuto dalla Digos.
Ora sappiamo tutti quanto sia delicato il lavoro svolto dagli agenti della Digos, i quali si occupano sempre e prima di tutto di evitare scontri fra parti politiche avverse, ma impedire il diritto di cronaca e garantire la sicurezza pubblica non dovrebbero mai confondersi. Tutto questo accade nel silenzio e nell’indifferenza dell’Italia intera, che, piano piano si sta abituando a permettere che i giornalisti vengano denigrati, minacciati e umiliati perché in fondo sono soltanto una rottura di scatole e forse è meglio che spariscano. Ma il giornalista non è un “terrorista”, come si legge sempre più spesso sulle mura delle nostre città, sui manifesti stampati di chi sceglie la via dell’antagonismo. Il giornalista è un proletario, anzi, è un sottoproletario, non è più il borghese contro cui sia l’estrema destra che sinistra lotta. Il giornalismo è un lavoro come un altro e merita rispetto. Punto.