Ieri siamo stati alla presentazione dell’ottimo libro dell’accademico Niccolò Petrelli, “I servizi segreti italiani e l’intelligence USA: da Gladio alla strategia della tensione” (edito da Carrocci). L’evento è stato moderato da Andrea Vento e si è svolto presso il meraviglioso Centro internazionale di Brera, nei paraggi di quello che era il convento degli Umiliati nel palazzo del Guercio, oggi la Pinacoteca. Il Centro internazionale è anche stato anche la biblioteca dell’Avanti, nonché antico palazzo medievale contiguo alla chiesa sconsacrata di San Carpoforo, pare lì vicino sorgesse in antichità l’antico tempio di Vesta. Si racconta, poi, che da queste parti abitasse addirittura la sorella di Sant’Ambrogio, Marcellina. Alla presentazione di questo volume era presente anche l’ex agente segreto, oggi editorialista per il Giornale diretto da Tommaso Cerno, Marco Mancini, la cui carriera non è certamente riassumibile in poche righe. Ex agente del Sismi ne è stato a lungo il responsabile del controspionaggio offensivoo. Peraltro, durante la presentazione del libro di Petrelli, il parterre di ospiti non era certamente da poco. L’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini, una delle massime accademiche in storia militare e cultrice della materia dell’intelligence in Italia, Maria Gabriella Pasqualini e tanti altri servitori dello stato.
“Un giorno Nicolò Pollari mi disse che il presidente Silvio Berlusconi voleva parlarmi”, ha raccontato Marco Mancini durante il suo intervento. “Era appena tornato da un incontro con George Bush. Quando lo incontrai mi ringraziò per quello che stavo facendo in quanto agente Sismi. Dopodiché venni nominato responsabile counter-intelligence della stessa agenzia. Dopo l’11 settembre 2001 come ben sapete c’è stata una grossa ondata di attentati da parte di al-qaeda. Ma ci siamo dimenticati perché non è stata colpita l’Italia”. Il discorso molto lungo di Mancini mira al punto su cui si regge il suo libro “Le regole del gioco”, ovvero che in Italia non vi sia una counter-intelligence offensiva valida, accusando poco velatamente il governo di Giorgia Meloni di non essersi attrezzata adeguatamente in materia. “Il controspionaggio offensivo non fa entrare in Italia Almasri. Se viene poi giustamente espulso perché pericoloso, allora non deve nemmeno entrare. In Libia non l'hanno arrestato”. Mancini si è vantato per altro di aver costruito una rete capace di stanare circa 800 spie russe in Italia, ma non solo. “Abbiamo costituito una rete in Somalia. Non vi dico cosa abbiamo fatto, ma eravamo operativi”.
Ecco, questo è solo un assaggio del personaggio, per farvi un'idea più completa leggetevi il suo libro "le regole del gioco". A latere della conferenza, per attaccare bottone non abbiamo resistito e abbiamo voluto fare gli spiritosi. Ci siamo agganciati alla polemica che imperversa sui giornali in questi giorni derivante dai contenuti inediti delle chat tra Sigfrido Ranucci e Maria Rosaria Boccia pubblicati da Tommaso Cerno su il Giornale, dove per altro Mancini è editorialista. Come è giusto che sia, dato che siamo giornalisti da premio Pulitzer, gli abbiamo posto la domanda che tutti gli avrebbero voluto fare, ovvero se faccia parte o meno di questa fantomatica lobby gay di cui tanto si parla. L'ex 007, purtroppo, con un sorriso un po' deluso, dato che questa storia ricorda un po' quel famoso film di Checco Zalone, ci ha domandato di cancellare la foto che ci eravamo fatti insieme con un altro ragazzo lì presente. Ad ogni modo, siamo ancora vivi, per il momento, e dunque non ci resta che consigliarvi vivamente la lettura dell'ottimo libro di Niccolò Petrelli, nel quale è spiegato, sulla base di nuovi documenti desecretati dagli archivi segreti d'Italia, come i servizi italiani non siano subordinati agli Stati Uniti come invece si è convinti in gran parte della letteratura scientifica in merito e che l'Italia è un'eccellenza in questo campo, ma proprio per le sue piccole dimensioni, ha avuto difficoltà a rivendicarne il primato a livello reputazionale.