Silvia Salis col pizzo è tanta roba. E già qui parte il problema. Perché viviamo in un Paese nel quale puoi discutere per ore di costituzione, rappresentanza, patriarcato, liberazione, diritti, corpo politico e autodeterminazione, ma se una donna fa vedere di essere una bella donna improvvisamente arriva qualcuno a spiegarti che non si fa. Che è sessismo. Che è regressione. Che è oggettificazione. Che una donna impegnata in politica dovrebbe presentarsi come un modulo dell’Agenzia delle Entrate: corpo neutro, faccia istituzionale, desiderio rigorosamente disattivato.
Io invece penso il contrario: far vedere quanto sei fregna — o quanto sei fregno — è un'arma, e le armi non vanno usate con sensi di colpa.
Questa, se proprio vogliamo parlare di liberazione sessuale, sarebbe una liberazione sessuale seria. Una donna dovrebbe poter dire: sì, sono intelligente, sono competente, ho delle idee e, incidentalmente, sono anche una gran bella donna. E allora? Perché mai una delle cose dovrebbe cancellare l'altra?
Il corpo non è un tradimento dell'intelligenza. Il desiderio non è una dichiarazione di inferiorità. La seduzione non è necessariamente una resa al maschio. Può essere esattamente il contrario: sono io che decido quanto del mio corpo, della mia energia, della mia sensualità voglio mettere nel mondo.
E forse è proprio questo che ancora non abbiamo capito.
Perché se le donne fossero davvero libere di esprimere la propria energia sessuale, senza dover continuamente chiedere scusa per essere belle, desiderabili, sensuali, provocanti o semplicemente vive, probabilmente governerebbero tutto e tutti. Non perché la fregnaggine sia una forma superiore di intelligenza, ma perché il desiderio è una delle grandi forze politiche dell'umanità e noi continuiamo a fingere che non esista.
Ben venga dunque la politica che usa anche la propria fregnaggine. Che è, solo i maschi possono farlo?
Anzi: proprio i maschi dovrebbero stare molto attenti a questa faccenda.
Perché gli uomini lo fanno da sempre. Usano la voce, il corpo, la sicurezza, la camicia aperta, il sorriso, il potere, la barba, il fascino presunto. E nessuno gli chiede mai di dimostrare che dietro quelle caratteristiche esista anche un cervello. La donna, invece, deve dimostrare di essere intelligente prima di poter essere bella, e possibilmente deve essere bella senza farlo sapere troppo.
Una roba completamente demenziale.
Prendiamo Giorgia Meloni. Pure lei si è fatta fotografare al mare, in un pezzo unico che la fa bona de Roma e nasconde persino un po' di pancetta. E meno male. La pancetta è una delle poche cose rimaste democratiche in questo Paese.
Perché dovremmo pretendere che una donna che fa politica debba diventare improvvisamente asessuata? Per quale bizzarro motivo il corpo dovrebbe essere ammesso alla vita pubblica soltanto quando è maschile?
E qui arriviamo al punto più divertente: gli uomini.
Perché, diciamolo, tra i leader politici italiani non è che ci sia esattamente un parterre di uomini capaci di mettere in crisi il celibato di massa.
Ci sono uomini brutti. Uomini molto brutti. Uomini la cui faccia sembra il risultato di una trattativa andata male tra il tempo e la genetica. Uomini che, se fossero donne, sarebbero sottoposti ogni giorno a ventisette analisi sulla loro avvenenza, mentre loro possono tranquillamente andare in televisione con l'aria di chi è stato svegliato cinque minuti prima e pretende di spiegarti il destino della Repubblica.
E poi c'è Ranucci.
Ranucci è una dimostrazione vivente del fatto che l'umanità ha inventato la civiltà proprio per permettere anche agli uomini brutti di parlare in televisione senza che nessuno gli chieda di giustificare la propria esistenza estetica.
E questa è una conquista della civiltà, sia chiaro.
Il problema nasce quando la stessa civiltà pretende che una donna debba rinunciare a una parte della propria libertà perché qualcuno potrebbe trovarla desiderabile.
No.
Viva l'amore, viva la libertà, viva la libertà sessuale. Viva anche la possibilità di essere fregni e fregne senza dover trasformare ogni centimetro di pelle in un processo ideologico.
Perché la vera liberazione non sarà il giorno in cui smetteremo di guardare il corpo.
Sarà il giorno in cui smetteremo di avere paura del corpo.
E soprattutto il giorno in cui una donna potrà essere contemporaneamente intelligente, potente, politica, erotica, ridicola, elegante, volgare, bella, imperfetta, con il pizzo, col costume intero, con la pancetta o senza pancetta, senza che ogni sua coscia debba diventare una seduta del Parlamento europeo.
Poi naturalmente c'è Vannacci.
Perché tra tutti gli uomini della politica italiana, se proprio dobbiamo compilare la graduatoria della trombabilità, uno almeno bisogna concederglielo.
E quindi, fossi in Giorgia, comincerei a preoccuparmi.
Non della politica. Della concorrenza.