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25 marzo 2023

Stop 2035 auto a combustione? La Germania ha la scappatoia, l’Italia no. Ecco perché

  • di Riccardo Canaletti Riccardo Canaletti

25 marzo 2023

Giorni di dibattito in sede europea sul piano Fit for 55, che vedrà – se votato – lo stop delle auto a combustione entro il 2035. A essere scettici, in particolare, l’Italia e la Germania, la prima intenta a inserire una clausola per i biocarburanti, la seconda per gli e-fuel. Ma l’Unione sembra più interessata ai nostri fratelli tedeschi, tanto per cambiare…
Stop 2035 auto a combustione? La Germania ha la scappatoia, l’Italia no. Ecco perché

Il 2035 spaventa le grandi aziende di auto europee e anche qualche governo. L’addio all’immatricolazione di auto con motore endotermico ha fatto storcere il naso a Germania e Italia che hanno iniziato con l’UE un braccio di ferro per rendere più sostenibile (socialmente ed economicamente) la transizione ecologica. Tuttavia, non tutti i fratelli vengono ascoltati allo stesso modo e alcuni Paesi sembrano aver avuto più successo di altri in sede europea. E non serve neanche indovinare chi sia uscito insoddisfatto, per ora, dal tira e molla con l’Unione. L’Italia, ovviamente. Il vertice del Consiglio in corso sembra confermare lo spirito di sudditanza del nostro Continente a Berlino. Il Fit for 55, il piano che prevede il blocco alla vendita di vetture a combustione nei 27 Paesi UE entro il 2035, avrebbe il veto di Italia e Germania, ma l’attenzione sarebbe tutta concentrata a trovare con i fratelli d’oltralpe un accordo il più possibile favorevole per loro e, come spesso capita in questi casi, sfavorevole per gli altri attori in gioco. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha pressoché garantito che l’UE rispetterà la volontà della Germania di commercializzare auto a e-fuel, carburanti sintetici la cui produzione segue una filiera ecosostenibile e virtuosa ma la cui destinazione è, appunto, il motore termico, che produce inevitabilmente delle emissioni di CO3. Ma per Scholz il problema sarebbe già stato risolto in sede politica, se non completamente bypassato: “C’è già consenso in Ue sul fatto di consentire l’utilizzo delle auto con motore a combustione interna dopo il 2035 utilizzando gli e-fuel”. E anche Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, si è detta “fiduciosa” che l’impasse con Berlino verrà risolto: “Troveremo presto una buona soluzione”. Fin qui tutto bene direte: se l’Europa ha aperta con i fratelli tedeschi, ora toccherà a noi. E invece…

Ursula von der Leyen e Olaf Scholz
Ursula von der Leyen e Olaf Scholz

È un po’ come se le energie per cercare un compromesso si siano esaurite sul fronte mitteleuropeo, escludendo completamente l’Italia dal campo di possibilità per un incontro di intenti tra Unione e il Belpaese. Già Giorgia Meloni aveva evidenziato il problema, poco prima del vertice. Di per sé, inoltre, lo stop alle auto a metano, benzina e diesel entro il 2035, potrebbe avere un impatto più che sfavorevole per Roma. A dirlo è il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso: “Se saranno esclusi dall'Europa i motori endotermici l'impatto sull'automotive italiano peserà per almeno 80 mila posti di lavoro, il meglio del Made in Italy. Noi siamo favorevoli agli obiettivi green e proprio per questo siamo favorevoli a utilizzare ogni tecnologia che possa permetterci di raggiungere lo scopo. Ma vogliamo raggiungere l'obiettivo senza desertificare l'industria europea e impoverire i nostri cittadini”. Per questo l’Italia propone i biocarburanti. E Urso minaccia di votare contro se anche l’Italia non verrà ascoltata. Ma ora che è sola, con la Germania inglobata nella strategia UE, la possibilità dell’opposizione potrebbe non avere l’effetto sperato. Infatti, per far passare il piano basterà il voto favorevole del 55% degli Stati membri, ovvero 15 su 27, che possano rappresentare il 65% della popolazione totale europea. E dunque la maggioranza potrebbe essere ottenuta con o senza l’Italia, ancora una volta svegliatosi in ritardo nelle trattative (la Germania aveva avanzato delle clausole già il 29 giugno 2022). Fine.

Il ministro Adolfo Urso
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