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Strage del bus, per le 13 ragazze
morte in Erasmus (tra cui sette italiane)
non c’è ancora giustizia

  • di Redazione MOW Redazione MOW

20 marzo 2022

Strage del bus, per le 13 ragazze morte in Erasmus (tra cui sette italiane) non c’è ancora giustizia
A sei anni dall’incidente in Spagna i genitori delle vittime chiedono un colpevole. L’autobus con a bordo le giovani di ritorno da Valencia a Barcellona si ribaltò e nello schianto morirono 13 ragazze, tutte studentesse che partecipavano al programma Erasmus. Nonostante il tempo passato, però, la magistratura spagnola ha cercato per ben tre volte di archiviare il caso

di Redazione MOW Redazione MOW

“Ancora aspettiamo giustizia”. Era il 20 marzo del 2016 quando sull’autostrada A7 spagnola un autobus con a bordo 57 studenti di ritorno da Valencia a Barcellona si schiantò contro il guardrail. Persero la vita 13 studentesse in Erasmus tra i 18 e i 25 anni, tra cui sette italiane. A sei anni di distanza i genitori delle vittime chiedono ancora giustizia. L’autobus con a bordo i giovani di ritorno da Valencia a Barcellona si ribaltò e nello schianto morirono 13 ragazze, tutte studentesse che partecipavano al programma Erasmus. I loro nomi sono Valentina Gallo, Francesca Bonello, Elisa Valent, Elena Maestrini, Lucrezia Borghi, Serena Saracino, Elisa Scarascia Mugnozza, Julia Mang, Chloé Chouraqui, Christina Unger, Mohina Abdusaidova, Phuong Anh Tran e Verónica Matcovici. Nonostante il tempo passato, però, la magistratura spagnola non ha ancora individuato un responsabile per l’accaduto.

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Il bus sul quale persero la vita le 13 ragazze

I familiari chiedono che venga riconosciuto un responsabile, solo che il giudice istruttore di Amposta, per tre volte, ha cercato di archiviare il caso: a novembre 2016, a settembre 2017 e a ottobre 2019. Solo grazie alla tenacia dei genitori, che ogni volta hanno impugnato la decisione del giudice alla Corte d’Appello di Tarragona, a settembre 2020 si è chiusa definitivamente la fase istruttoria e il conducente del pullman è stato rinviato a giudizio. Da allora è passato un altro anno e mezzo e le famiglie sono in attesa dell’apertura del processo, ma al momento il tribunale non ha comunicato alcuna data per una prima udienza. I genitori di Elena Maestrini, Gabriele e Roberta, in questi giorni sono tornati in Spagna sul luogo dell’incidente, a Freginals in Catalogna, dove hanno messo in atto un’inedita forma di protesta installando un grande cartello giallo a bordo dell’autostrada A7 dove è accaduto l’incidente, chiedendo nuovamente giustizia per le 13 giovani vittime della strage. “Verità e giustizia per le studentesse Erasmus - 20 marzo 2016” si legge in spagnolo sul grande cartellone al chilometro 333, con cui i familiari sperano di attirare l’attenzione degli automobilisti e sensibilizzare l’opinione pubblica spagnola. “Forse non è del tutto legale - ha detto Gabriele Maestrini - ma non ho niente da perdere”. E poi ha lanciato un appello: “Non lasciateci soli e aiutateci a mantenere alta l’attenzione sull’accaduto”. Non solo, perché ha annunciato che il 21 marzo tornerà per la terza volta a protestare davanti all’Ambasciata spagnola a Roma.

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