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9 luglio 2026

Torturò e lasciò morire la moglie: per Massimo Malavolta ergastolo e 1,3 milioni di euro (che non pagherà e non basteranno)

  • di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

9 luglio 2026

La Corte d’Assise di Macerata oggi ha pronunciato il verdetto: ergastolo e tre mesi di isolamento diurno. Finisce qui. Giustizia è fatta. Ma la giustizia, in questa storia, s’è persa da un pezzo. I giudici hanno respinto la tesi dell’incapacità di intendere e di volere. Nessun raptus. Nessun cortocircuito improvviso. Una violenza lucida, metodica, iniziata quasi un anno prima

foto di Ansa

Torturò e lasciò morire la moglie: per Massimo Malavolta ergastolo e 1,3 milioni di euro (che non pagherà e non basteranno)

Porta sbarrata a Ripaberarda. Dietro? Il nulla che si fa pervasione, violenza, agonia. Massimo Malavolta ha cinquant’anni, un’osteria sotto casa nell’Ascolano e un’ossessione che gli divora l’anima. Emanuela Massicci ne aveva quarantacinque, due figli di otto e dieci anni, e un silenzio che le è costato la vita. L’hanno trovata all’alba del 19 dicembre 2024. Il volto tumefatto, il corpo spezzato da giorni di torture. Lui era lì accanto, i polsi tagliati, una lama in mano: una sceneggiata. Un copione studiato con vigliaccheria, ma pure un fallimento annunciato di tutti noi che siamo lo Stato. Nel 2015 lo avevano messo ai domiciliari per aver perseguitato un’altra donna, poi la pena era stata sospesa. Lo Stato ha firmato un foglio, la realtà ha firmato una condanna. Eh ma Emanuela doveva saperlo? Vada immediatamente a fare in culo chi l’ha pensato: era innamorata e no, non “doveva” saperlo.
La Corte d’Assise di Macerata oggi ha pronunciato il verdetto: ergastolo e tre mesi di isolamento diurno. Finisce qui. Giustizia è fatta. Ma la giustizia, in questa storia, s’è persa da un pezzo. I giudici hanno respinto la tesi dell’incapacità di intendere e di volere. Nessun raptus. Nessun cortocircuito improvviso. Una violenza lucida, metodica, iniziata quasi un anno prima. Mesi di maltrattamenti, segregazione, lesioni inferte con armi da taglio. Emanuela era in uno stato di minorata difesa, incapace persino di muoversi o di urlare. Una prigioniera nell’ombra della propria casa, schiacciata da una gelosia malata che non ha trovato argini.
Poi ci sono i numeri. I cinici numeri che dovrebbero risarcire il sangue. Un milione e duecentomila euro totali di provvisionali. Trecentoventottomila euro per il padre. Trecentododicimila per la madre. Altrettanti per ciascuno dei due bambini. Cifre enormi sulla carta. Carta straccia nella realtà. Massimo Malavolta quei soldi non li ha. E non li pagherà mai. L’osteria non copre il prezzo di un massacro. È la beffa suprema di un sistema che monetizza il lutto senza poter garantire l’incasso, lasciando alle vittime che restano il peso di un risarcimento fantasma. Qualcosa per cui incazzarsi sopra al dolore che si prova.
Sia chiaro, il punto non è il denaro. I soldi non hanno senso in certe storie. Lo dice l’avvocato dei bambini, lo urla un padre e un nonno: "Nessuno mi riporta indietro mia figlia, questa è la verità". Poche parole, quelle di Ludovico Massicci, pulite, prive di retorica, che smontano qualsiasi tentativo di consolazione. La condanna non guarisce. Non cancella l’immagine di due bambini che aprono la porta ai soccorritori mentre la madre smette di respirare nella stanza accanto. Lo Stato risponde, lancia messaggi di prevenzione, ma arriva sempre un secondo dopo l’ultimo respiro. E fissa risarcimenti che non possono esistere.

https://www.youtube.com/watch?v=qyCAv_YrKCQ&t=1400s

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