Tutti a dare del pazzo a Trump, a dire che i suoi modi bruschi segnano una cesura con il mandato di Biden, ma la verità è che non è cambiato niente dal passato. Così ci spiega il Professor Giulio Sapelli, grande economista e storico dell’economia, forse in Italia la persona più adatta per parlare di petrolio venezuelano. Il Venezuela è nell’immaginario degli europei, più che una nazione, un problema soprattutto americano, chiunque sia il presidente degli Stati Uniti, anche se esso “somiglia a Checco Zalone”. Il Professore ci ha dunque dato qualche spunto per capirne un po’ di più sul perché il Venezuela rappresenti per Washington un nodo cruciale che non può essere sciolto così semplicemente con un paio di bombe e il rapimento di Maduro, come invece certa stampa schierata e ottusa vuole raccontarci.
Perché si parla molto del petrolio venezuelano, però anche molto poco di quanto sia difficile estrarlo?
I geologi studiano quel particolare plesso tettonico che ha dato vita a degli oli sempre molto grassi, molto difficili da raffinare. Però una delle particolarità della situazione internazionale è quel che non mi pare nessuno abbia sottolineato sufficienza.
Quale?
Durante la precedente dittatura di Chávez si era pur sempre mantenuto un rapporto costante con la raffinazione nordamericana. Nonostante le polemiche e le crisi che potevano esserci, grazie alla mediazione di quella grande impresa che è la Chevron. Questa azienda non ha mai abbandonato il Venezuela, anche dopo le nazionalizzazioni del ’76 che lasciarono indenni una parte delle compagnie nordamericane e anche l’Eni, che interessavano a delle compagnie un po’ più piccole, un po’ più avventurose, no? Non legate a grandissimi gruppi. Chávez, nonostante il conflitto politico e ideologico che c’era con gli Stati Uniti, non ha mai smesso di inviare petrolio venezuelano per la raffinazione americana, perché il grande problema dell’America, così come per l’Europa ma per l’America in misura minore, è produrre benzina, il famoso gallone, a un prezzo competitivo rispetto agli altri nel mondo. E questo lo fa con delle regole sulla raffinazione molto meno dure di quelle che ci sono in Europa, grazie alla burocrazia celeste che ha completamente distrutto l’industria. Tant’è vero che ormai, questa è una cosa che non dice mai nessuno, ma l’Europa, e soprattutto l’Italia, importano benzina. Il problema vero è che noi continuiamo a importare benzina perché non abbiamo possibilità di raffinare. Ora l’Ue procede molto coraggiosamente verso il biofuel. Ma come sappiamo tutti, il biofuel non può naturalmente funzionare per dei motori termici possenti come quelli aerei. Poi immaginate un po’ adesso, con tutto questo can can sul riarmo, come puoi pensare che si possa fare e col biofuel e soprattutto senza combustibili fossili, riarmare un esercito.
Oggi che problema strutturale sconta il Venezuela?
Comunque il problema del Venezuela è che, oltre a questo, come hanno già detto i giornali, ha ricchi giacimenti di terre rare e soprattutto ha quella famosa miniera di coltan che era l’orgoglio di Chávez. Sono anche dei minerali molto interessanti. Io credo che gli americani non abbiano l’autonomia energetica nonostante quello che viene detto dagli sprovveduti. Questa presunta autonomia energetica deriverebbe dallo shale oil e dallo shale gas, prodotti dalla perforazione orizzontale con le scisti bituminose. Questi combustibili, però sono molto meno potenti dell’oil che si procede a estrarre con la perforazione verticale. Gli Usa dunque hanno continuamente bisogno del rapporto con i sauditi. Questo spiega perché Washington ha fatto di Israele il suo punto di riferimento per non dipendere solamente dai sauditi. E quindi questo spiega l’eccezionalità della situazione nordamericana. È un lungo periodo che gli Stati Uniti, al di là del regime politico, continuano a servirsi del petrolio venezuelano.
Quindi insomma, non è cambiato niente dal passato?
Ma non vi ricordate Obama con le Primavere arabe? Trump non fa che continuare questa lunga tradizione, solo che lo fa con toni da clown. Dietro di sé, però, ha dei pensatori come Peter Thiel, un tipo laureato a Stanford. Poi lui fa il pagliaccio, perché è così, perché questo piace al popolo. Anche in Italia la gente va a vedere il film di Checco Zalone, solo che non ha Checco Zalone che fa il Presidente del Consiglio. Lì invece, oltre a vedere il film, c’è Checco Zalone che è il Presidente degli Stati Uniti. Quindi Trump è come Checco Zalone, è in continuità con la politica americana. In Egitto hanno deposto Mubarak, lo hanno sostituito con Morsi e poi hanno scoperto che era della Fratellanza Musulmana. La prima cosa che ha fatto è stato proibire alle donne di sedere in Parlamento. Quindi voglio dire, non è che Trump cambi di tanto la politica americana. Questi hanno sempre fatto quello che hanno voluto dal punto di vista internazionale. Poi ogni tanto hanno avuto alcuni presidenti come Wilson, molto pochi, che hanno creduto nella pace perpetua di Kant. Tutto qui. Niente di più.