Questa volta non c’è stato bisogno di far quadrare le narrazioni o di trovare sangue su un predellino: il nuovo giallo di Erba s’è risolto nel giro di poche settimane. Grazie a un dettaglio che non è sfuggito agli inquirenti. Era fine settembre quando il corpo ormai privo di vita di Patrizia Monteleone, 64 anni, galleggiava sulla piscina della sua villa. A bordo vasca, la sua sedia a rotelle, poiché la donna era disabile da tempo. Solo che quella carrozzina non era asciutta, come avrebbe dovuto esserlo se Patrizia fosse annegata durante il consueto bagno. Quella carrozzina era completamente fradicia. Qualcuno, evidentemente, l'aveva spinta in acqua insieme a lei e poi l'aveva tirata fuori a braccia prima che arrivassero i soccorsi, dimenticandosi che le cose bagnate, al contrario delle bugie, ci mettono un sacco di tempo ad asciugarsi.
Da questa svista grossolana la Procura di Como e i carabinieri del Nucleo Investigativo hanno iniziato a smontare la versione della disgrazia. E nelle ultime ore, a cavallo tra la fine di ottobre e le prime luci di questo novembre, la storiella dell’incidente domestico non ha tenuto più. L'ex marito, Carmine Civitillo, 76 anni, è finito in carcere con l'accusa di omicidio volontario pluriaggravato. I militari lo hanno rintracciato e ammanettato a Cusano Mutri, nel Beneventano, dove si era trasferito da qualche giorno.
Civitillo e la Monteleone erano divorziati da oltre dieci anni. Ognuno per la sua strada. Poi però la vita aveva scombinato le carte: Patrizia Monteleone si era ammalata gravemente, colpita da un’emiparesi che la costringeva sulla sedia a rotelle. Zero autonomia. Da qualche mese, quindi, si era trasferita nuovamente nella casa dell'ex marito a Erba. Una convivenza con cui il 76enne non riusciva evidentemente a fare i conti. Agli atti delle indagini c'è una frase pesantissima che i figli della coppia hanno messo a verbale: "Prima o poi ti affogo". Non era lo sfogo di un momento.
La mattina del 27 settembre, secondo la ricostruzione della Procura, la svolta drammatica. Civitillo si avvicina alla 64enne, le frena la bocca con una mano per soffocarne le grida – che però qualche vicino avrebbe udito – e la spinge a forza verso il bordo vasca. Ci sono anche dei riscontri tecnici: le telecamere di videosorveglianza della zona smentiscono Carmine Civitillo, che aveva raccontato ai carabinieri di essere rientrato a casa soltanto intorno a mezzogiorno, trovandosi davanti l'orrore a cose fatte. Un alibi smontato in pochi giorni. Fino all’arresto e alla convalida del fermo delle scorse ore.