Sono passati esattamente 46 anni dalla strage di Ustica e la verità ancora non si annoda a quella del MiG libico rinvenuto sulla Sila, come se fosser corpi di due reati separati. Tutti ben sanno, senza volerlo ammettere, che invece appartengono ad un unica colpa, quella di chi rimane in silenzio dal 27 giugno del 1980. Chissà cosa avrebbe potuto rivelare rivelare Pietro Gugliotta, ex gregario della banda della Uno Bianca ai pm di Bologna se solo a gennaio non lo avessero ritrovato impiccato nella sua nuova casetta di Colle d'Arba in Friuli Venezia Giulia. I magistrati bolognesi che indagano dal 2024 sulal questione se ne sono stranamente accorti solo 4 mesi dopo, in seguito alla pubblicazione dell’intervista di Francesca Fagnani a Roberto Savi. I legali della famiglia delle vittime e la loro associazione insistono sull’importanza di sentire il prima possibile Franco Ventura, l'educatore carcerario di Gugliotta che di quelle preziose confidenze ora è l'ultimo custode.
Nel maggio del 2023, infatti, Alberto Capolungo, presidente dell’associazione delle famiglie delle vittime della Uno Bianca, aveva presentato un esposto nel quale era indicato un possibile collegamento tra la strage di Ustica e la Uno Bianca. In questo esposto si dava particolare attenzione ad alcune dichiarazioni rese proprio da Pietro Gugliotta nel 1995, quando venne arrestato in quanto membro minore della banda. In queste dichiarazioni Gugliotta tirava in ballo i fratelli Savi, riferendo ai pm bolognesi dell’epoca le confidenze ricevute proprio da Roberto Savi, il quale gli avrebbe indicato alcune zone montuose dove un Mirage francese, coinvolto nell’azione che causò l’abbattimento del Dc-9, avrebbe sganciato un serbatoio supplementare.
Sentire Franco Ventura il prima possibile, secondo i legali Gaberini e Moser, è di vitale importanza per l’inchiesta perché qualcuno potrebbe esercitare nei suoi confronti pressioni, minacce o influenze indebite per ridurlo al silenzio. Per ora, però, dalla procura di Bologna non è pervenuta notizia a proposito di una simile audizione. Le ricostruzioni giornalistiche più credibili e l'ultima commissione d'inchiesta, quella presieduta da Giovanni Pellegrino, parlano di un missile che colpì il DC9, finito nel bel mezzo di in una battaglia aerea tra i cieli di Ustica tra Italia, Francia e Libia. Il volo civile fece da scudo al MiG libico precipitato sulla Sila nello stesso frangente, ma rinvenuto soltanto il 18 luglio di quel difficile 1980, a causa della risposta di caccia intercettori francesi e statunitensi decollati dalle basi in Corsica e dalle unità navali nel Tirreno. Responsabilità mai ammesse e un muro di gomma, come lo ha definito Marco Risi, che ancora nessuno, tantomeno le commissioni Gualtieri e Pellegrino sono riuscite a sfondare.