Valterino l'Africano ha fatto anche cose buone(?). Oltre a sparare a leoni, elefanti e animali esotici, mettere una bomba all'amico Ranucci e svariati altri guai fra l'Africa, Panama e i Brasile, Valter Lavitola aveva anche promesso di ricostruire una scuola in Zimbabwe. Mentre tutti sono impegnati a parlare del riesame noi le pubblichiamo per la prima volta: sono le immagini che documentano la presenza del faccendiere in visita a una scuola dello Zimbabwe, insieme a bambini, insegnanti e funzionari locali. Un materiale che, secondo le testimonianze, si lega a una promessa precisa: contribuire alla ricostruzione dell'edificio in un territorio dove le strutture pubbliche versano in condizioni fatiscenti. Un modo per accreditarsi verso le comunità locali e trattare la concessione di terreni per i suoi progetti di caccia, piantumazione di mangrovie ed emissione di crediti di carbonio.
In un altro video si vede Lavitola parlare proprio con i membri delle comunità per negoziare questi terreni. Ma è davvero un atto di generosità o l'ennesima mossa del Valterino calcolatore? Una promessa per conquistarsi un ruolo di primo piano come investitore nell'area, ma davvero aveva 20 milioni di dollari da investire in Zimbabwe?
Il dubbio, a questo punto, sorge spontaneo, 20 milioni di dollari sono una cifra spropositata, che presupporrebbe un patrimonio ben superiore per sopportare l'investimento senza comprometterlo. Una cifra che, in Italia, è appannaggio di pochissimi, il proprietario di un ristorante di pesce al centro di Roma è tra questi? Si potrebbe pensare che i 20 milioni in questione siano frutto di un investimento congiunto con altri partner, Neutralia e Urban Vision quelli ormai noti, ma Chimutengo nella nostra intervista precisa, i soldi vengono dai suoi fondi personali.
Se fosse davvero così allora sarebbe da annoverare Lavitola più che nella schiera dei faccendieri e dei factotum tra quella dei ricchi finanzieri. Oppure, l'altra ipotesi, potrebbe essere quella di un finanziatore occulto e indiretto dietro i giochi finanziari di Lavitola in Africa e Sudamerica. Del resto il patron del Cefalù mobilitava ingenti quantità di danaro, ha posseduto e possiede un numero spropositato di società e si è lanciato negli anni in una lunga serie di business. Che il ruolo di direttore de L'Avanti! fosse così remunerativo? Una domanda che sorge anche pensando all'ormai famoso sondaggio per lanciare Ranucci nell'agone politico. Ci è stato venduto quasi come una boutade da tavola, un'ipotesi da sondare. Ma la realtà è che è stata un'operazione ben più strutturata, che ha coinvolto sondaggisti, istituti, e circa 10mila euro. Ma chi ha tutti quei soldi da buttare per una goliardata tra amici al ristorante?
Infine, l'ipotesi a dire il vero più probabile, è che quella dei 20 milioni fosse stata l'ennesima sparata di Lavitola, millantatore certificato, per accreditarsi in Zimbabwe.
Di quei 20 milioni, quello che risulta essere realmente arrivato dall'Italia, sempre secondo Chimutengo, sono circa 20mila al mese, per un totale stimato in 270mila dollari complessivi. E anche questi fondi, va detto, non risultano provenire da un patrimonio personale di Lavitola. Le inchieste che hanno seguito il filone economico della vicenda hanno individuato altri due canali di finanziamento collegati al faccendiere, entrambi riconducibili a soggetti terzi: i vertici di Urban Vision, che lo avrebbero finanziato con versamenti fino a 1,8 milioni di euro accreditati sul conto del suo collaboratore Gomes Tavares, e la società Neutralia, che avrebbe concordato versamenti per 400.000 euro in otto rate mensili, fino a novembre 2026.
In tal caso si configurerebbe a tutti gli effetti un inganno, una cifra sventolata per ottenere in cambio qualcosa di molto concreto, con le comunità che avrebbero rinunciato ad altre offerte per aspettare l'arrivo di un capitale mai davvero esistito. E la scuola, come chissà quante altre cose sarebbe un tassello del disegno. Altro che un atto di generosità.
Resta il dubbio, ma una cosa è certa: l'opacità dei giochi finanziari di Lavitola in Africa e Americhe. Ingannevoli o meno che fossero, quei flussi di denaro restano materiale da tracciare, da accertare e da seguire fino alla fonte. Ed è proprio in quello spazio opaco che la procura di Roma starebbe scavando.