“Tutti i giorni spero che arrivi la chiusura delle indagini e con la discovery scopriremo quale è il materiale che la Procura con i vari consulenti ha ottenuto”. L’avvocato Antonio De Rensis l’ha detto in collegamento con Bugalalla. Circa cinquanta minuti di intervista, senza i soliti tempi delle tv, senza le interruzioni e i passaggi urlati a parlarsi sopra. Svelando anche qualche curiosità. Come quella appena accennata qualche tempo fa su “l’uomo che lo ha cresciuto”. “Mi ha cresciuto mio zio – ha raccontato – è morto nel 1995 provando a salvare la vita di un bambino. Aveva i sintomi di un malanno al cuore, ma ha scelto comunque di entrare in sala operatoria per aiutare una mamma in un parto difficile. Quando ha pensato a se stesso, dopo che quel bambino era nato e era stato salvato, era già troppo tardi. Figuriamoci di cosa posso avere paura”.
Il riferimento, è chiaro, è all’essere diventato – praticamente da subito – bersaglio di molti per il solo motivo di aver assunto la difesa di Alberto Stasi. “Quando la collega Giada Bocellari mi ha chiamato – ha aggiunto- sapevo che sarei potuto diventare ìl grande problema. Forse non pensavo fino a questo punto, ma non è un problema e non mi spavento, visto che sono solo al mondo da ventotto anni e ho imparato a stare nella giungla. Questa inchiesta fa tanto paura a qualcuno. Questa è una indagine che sta toccando dei nervi scoperti, questa è una indagine che sta alterando le reazioni di molte persone. Forse qualcuno era consapevole che sarei potuto diventare il suo grande problema, ma io voglio dire a questo qualcuno che cercherò di essere un problema sempre più grande. Ogni giorno prego e chiedo al Signore di farmi essere buono e onesto, ma se qualcuno vuole un corpo a corpo personale, personalmente non mi tiro indietro”.
Parole nette, dentro una chiacchierata che ha toccato anche il grande tema di oggi: la revisione per Alberto Stasi e l’eventuale contrasto di giudicati che potrebbe crearsi se e quanto Andrea Sempio sarà rinviato a giudizio. Ma anche, inevitabilmente, il dibattito che c’è soprattutto dopo gli ultimi sviluppi e i nuovi audio, sui limiti che si possono superare e quelli che, invece, andrebbero rispettati. “Figuriamoci se un signore di Bologna che sta in campagna con i suoi fagiani – scherza – può condizionare i grandi giornali italiani o i palinsesti televisivi, è un’offesa stessa a chi fa giornalismo. E’ giusto che ognuno abbia la propria idea, nel rispetto della legge, e il proprio stile, ma una cosa voglio dirla: ringrazio per la grande attenzione che c’è perché regala una carica ulteriore in questo percorso difficilissimo e delicatissimo che fa tanta paura a qualcuno”.
E sulla vicenda che lo sta riguardando in questi ultimi giorni, relativamente ai famosi audio? Non sveliamo tutto - perché il lavoro degli altri deve restare chiaramente degli altri anche quando si è in ottimi rapporti e si collabora - e il video è qui sotto dal primo all’ultimo minuto,la promessa di De Rensis è chiara: “Io questa volta non mi fermerò e andrò alla testa del serpente. Io so perfettamente perché do fastidio a qualcuno, ma sono una persona coraggiosa e, quindi, adesso inizieremo questo combattimento: io contro la testa del serpente. E’ alla testa del serpente che voglio dedicare tanta attenzione. Sono stufo di veder trattate le persone con tanta arroganza, adesso tutta quella arroganza la si rivolga a me, così almeno ci divertiamo”.