Sabato a Pietracatella s’è consumata la festa del sindaco che ha voluto ringraziare il suo elettorato. Ma già oggi l’argomento è tornato a essere quello di sempre: chi e perché ha ucciso Antonella Di Ielsi e Sara di Vita. La Procura di Larino ha convocato per il pomeriggio altri testimoni e l’impressione, questa volta, è che si possa essere davvero vicini a una pista che possa portare alla verità. S’è già detto dei sospettati, s’è già detto del clima difficilissimo in cui si svolgono le indagini e s’è già detto pure dell’ausilio chiesto a degli esperti tedeschi per capire una volta per tutte se Antonella e Sara siano morte per un avvelenamento diretto da ricina o a causa di una sostanza ricavata più artigianalmente dai semi del ricino.
Le geolocalizzazioni di alcuni smartphone avrebbero fornito dettagli utili agli inquirenti, così come le nuove testimonianze di persone che – dopo l’indagine avviata a carico di una amica di Antonella Di Ielsi – hanno ritrovato la memoria che sembrava perduta. Ricordando qualche particolare in più. La vera bomba di giornata, però, l’ha sganciata Vincenzo Rubano di Morning News. “Abbiamo parlato con una persona che sta seguendo questa indagine – ha detto in collegamento con la trasmissione Mediaset – e ci ha confermato: sappiamo chi è stato, sappiamo il perché, ma abbiamo bisogno di ulteriori prove scientifiche per evitare un’altra Garlasco”. Le parole esatte sono nel video qui sotto. E non lasciano spazio a interpretazioni, anche se chiaramente si tratta di una indiscrezione giornalistica.
Difficile, però, capire se gli ulteriori accertamenti scientifici a cui si fa riferimento siano quelli già commissionati agli esperti tedeschi o se c’è la possibilità che ne vengano disposti di ulteriori. L’impressione, comunque, è che è sempre nell’ambito familiare e delle amicizie che si indaga, anche se non è scontato che le persone sospettate siano anche quelle più vicine alle due vittime.
Di sicuro, la pista che sembrerebbe ormai esclusa è quella che portava al dark web e a ricerche in rete per trovare il veleno già sintetizzato, con gli investigatori che ora sembrerebbero preferire l’ipotesi di un veleno ricavato artigianalmente, meno potente della ricina, ma comunque letale soprattutto se somministrato in un tempo relativamente lungo. Gli stessi anziani di Pietracatella, in più occasioni e anche in semplici interviste televisive, hanno confermato che in passato si produceva senza troppe difficoltà proprio dai semi del ricino una sostanza che veniva utilizzata in agricoltura per tenere lontane le talpe. E che la stessa pianta veniva coltivata a questo scopo.