Tra la gonna di Tajani e l’armadio di Vannacci, si colloca l’ironia di Roberto Vecchioni: “Voglio una donna donna con la gonna” (ma anche senza). E quel “donna” ripetuto due volte di seguito restituisce perfettamente l’immagine della donna ambita dalla destra italiana, vestita o svestita che sia. Quell’epanalessi di Vecchioni - se privata della sua ironia - va bene per tutte. Perché denota possesso maschile ed anche un’intimazione precisa di come deve essere una donna: donna due volte, esageratamente donna, ma comunque donna e quindi composta, buona, ammaestrabile. O forse no. Siamo confusi e soprattutto confuse. Certo, Roberto Vannacci ci tiene a collocarsi nella destra più estrema, ma non ci si aspettavamo tante divergenze con il centrodestra. Eppure questa politica italiana ama stupirci ogni giorno di più. Il topic più accreditato? Gli immigrati, seguiti dalla comunità LGBTQ+ e dopo dalle donne: cosa devono o non devono fare con il loro corpo e ora anche come devono vestire. E il femminismo muto.
Eppure oggi sembra assurdo, ma c’è stato un tempo in cui la politica parlava di PIL, pensioni e geopolitica. Oggi, invece, il dibattito della destra italiana somiglia sempre più a un casting di Rete 4 nei primi anni Novanta o a una puntata particolarmente stanca del Bagaglino. Mettiamoci anche la battuta di Meloni a Fenix, fatta con un tempo comico che Martufello si sarebbe sognato: “Una volta che volevamo cantare tutti insieme ‘Bollo sciao, bollo sciao’. Nnniente, non gli va bene neanche quello”. Siamo in una gigantesca puntata di Marameo, Barbecue o Torte in faccia. Manca solo Pippo Franco che conduce. Ma questa destra si conduce da sola, in effetti. L’ultimo corto circuito pop-frenetico ci regala un siparietto comico che meriterebbe proprio la colonna sonora di Roberto Vecchioni del 1989: Voglio una donna. Ma quindi come deve essere ‘sta benedetta donna per la destra italiana?
A lanciare la pietra è Antonio Tajani, che in un momento di estasi metaforica decide di spiegare la coalizione di governo attingendo al manuale del perfetto padre di famiglia degli anni Cinquanta. Durante un intervento pubblico, il leader di Forza Italia si trasforma nel papà premuroso che dà consigli di cuore al figlio indeciso: “Scegli quella carina, credibile, seria e affidabile, capace di mantenere la famiglia ed esserci sempre. Perché quella affascinante è bella, sì, ma poi magari ti tradisce ed è portata a mettere qualche cornetto. Il centrodestra è come la donna affidabile, che magari mette la gonna un po’ più lunga, ma sai che c’è sempre”. Più o meno testuali parole. Una propaganda efficace, non c’è che dire. Peccato che Tajani rappresenti Forza Italia: il Cavaliere si sarà rivoltato nella tomba.
Ma come? Anni e anni di berlusconismo hanno contribuito a rendere la figura della donna illusoriamente potente perché fregna, prorompente, ammiccante. O per meglio sintetizzare: “poco credibile”. Adesso arriva Tajani e ribalta questa visione facendo crollare le certezze su cui milioni di Millennial hanno costruito la loro identità. Adesso chi ce la paga la psicoterapia per risolvere questa dissonanza cognitiva? Non ci sono più i leader di una volta! Quelli che volevano che la donna si emancipasse denudandosi per compiacere il maschio. Adesso bisogna vestirsi di più per compiacerlo. L’obiettivo però, fateci caso, non è cambiato. Compiacerli, sempre. D'altronde si deve essere compassionevoli con chi ha manie di grandezza, o complessi di piccolezza, ma comunque di dimensioni si tratta.
Quello di Tajani è un ritratto rassicurante. La casalinga perfetta, angelo del focolare della governabilità, la vergine di ferro con la gonna sotto al ginocchio che non va ai party aziendali per non cadere in tentazione. C’è da dire che Tajani si è scusato: non voleva offendere le donne. Anzi, ne ha nominate un paio ambasciatrici. Che è un po’ come dire: “Io ho tanti amici gay” dopo che hai menato una coppia di omosessuali alla stazione metro. Inoltre si è scusato sì, ma per essere stato frainteso. Quindi in realtà la colpa è nostra.
A questo delizioso quadro di “femminismo maschio” poteva mai mancare la pennellata da maestro del generale? Ovviamente no. E allora, quando qualcuno chiede a Vannacci cosa ne pensa delle recenti esternazioni di Tajani sulla donna, lui, con quel suo sorriso plastico e il sopracciglio rigorosamente aggrottato, non perde l’occasione: “Visto che la domanda è leggera, rispondo in modo leggero: gonna lunga o gonna corta? Io le donne le preferisco senza gonna”. Grazie al cielo, siamo ancora nell’era Berlusconi. Menomale, perché a noi tutti questi cambiamenti spaventano, confondono e ci fanno pure male. Forza Italia riparta da Vannacci, se non vuole perdere anni e anni di credibilità minuziosamente costruita da Silvio.
E quindi il brano di Roberto Vecchioni, che esplorava con amara ironia proprio questo cliché maschilista del maschio spaventato dall’emancipazione femminile, ci sembra la colonna sonora ideale di questo pastrocchio ideologico dei grandi leader della destra italiana. Perché, alla fine, vestita o svestita che sia, su una cosa Tajani e Vannacci sono d’accordo: non sono le donne a dover decidere sulle donne. Stretta di mano: la coalizione è ancora possibile. Noi ci crediamo.
D'altronde non è la prima volta che canzoni e cantautori vengono fraintesi e strumentalizzati da leader politici. Certo, c'è da mettersi d’accordo su una possibile revisione del testo: questa donna la vogliamo con la gonna o senza? Ma a parte questo lieve dettaglio, noi già li vediamo Tajani e il generale Vannacci, che tra risate cameratesche (mai aggettivo fu meno casuale) si sollazzano in mezzo ai loro elettori per promuovere la coalizione, mentre cantano tutti insieme:
Voglio una donna donna donna donna donna con la gonna gonna gonna [...]
Prendila te quella col cervello, che s’innamori di te quella che fa carriera…