Maurizio Battista ha fatto un film che si chiama Tu Quoque, ora al cinema. C’è il 44 avanti Cristo, ma anche il 2025. Scena dopo scena, tra disagi, sfortune, debiti e figli che non ti capiscono, sembra proprio che si stesse meglio prima. Ai tempi di Cesare. Anche quando la storia, come vedrete nel film, a volte si riscrive. Noi abbiamo intervistato il comico romano per parlare dello scenario nefasto che si intravede all’orizzonte dietro il Cupolone, tra piani di riarmo, guerre, malattie e le caz*ate dei giovani (da non rifare da grandi). E in tutto questo che ruolo ha la comicità? Deve distendere, creare una bolla, cosicché lo spettatore possa buttarsi dentro di essa e chiudere le porte con l'esterno. Oggi più di ieri. “È come una seduta di psicoanalisi. Se pure la comicità, come sento in molti casi, va lì a far polemica, a buttare benzina sul fuoco, non è comicità, è fastidio”.

Maurizio Battista. In Tu Quoque il protagonista parte per un viaggio nell’Antica Roma, considerando la situazione attuale nel mondo, tra piani di riarmo e guerre, ha capito che è meglio vivere in questo 2025 o nel 44 a.C.?
Beh, forse nel 44 a.C. la vita era difficile comunque, solo che lì era difficile, qui è drammatica. Stiamo peggiorando. Non vedo luce, lo dico con un groppo in gola avendo anche figli piccoli. Forse era meglio vivere nel 44 a.C.
Il protagonista è come sconfitto, tra un matrimonio finito, la malattia, i debiti e i figli che vorrebbero di più da questo padre. Cosa vuol dire ripartire dopo i cinquant’anni?
È difficile, io dico sempre ai giovani 'se dovete fare errori, fateli da giovani' perché poi da grandi non li risolvete. Meglio rompersi un braccio a trent'anni che a sessanta.
Come in Tu Quoque, ha mai desiderato di riscrivere una parte della nostra storia contemporanea?
No, mi sembra già abbastanza rovinata quella che c’è. Se mi ci metto pure io a dare una mano, è una catastrofe.

È nostalgico verso un tempo che non hai mai vissuto, tipo quello dell’Antica Roma?
No, o meglio mi piace quella storia, quei personaggi. Dunque non direi nostalgico anche perché credo sarei durato mezz’ora in quel periodo lì. Però come dicevo mi piacciono la storia, i personaggi, questi grandi eroi dell'epoca.
Nella situazione in cui stiamo vivendo, tra incertezze, paure del domani… Tu Quoque sembra mostrare una risposta: la risata. Penso alla scena in cui la dottoressa commenta lo spirito ironico con cui il protagonista accetta la sua tragica condizione di salute. Le chiedo, qual è il valore della comicità oggi?
La comicità dovrebbe essere un servizio da dare al pubblico, che sia televisivo, teatrale, per staccare la famosa spina, quella bollla in cui per due o tre ore gli spettatori non dovrebbero pensare a niente. È come una seduta di psicoanalisi. Se pure la comicità, come sento in molti casi, va lì a far polemiche, a buttare benzina sul fuoco, non è comicità è fastidio, deve anche far riflettere, sicuramente, ma non ci prendiamo troppo seriamente.
