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2 maggio 2021

100 giorni senza Trump.
O della rivoluzione gentile di Joe Biden

  • di Giulia Toninelli Giulia Toninelli

2 maggio 2021

I primi 100 giorni da presidente degli Stati Uniti di Joe Biden sono stati analizzati sotto la lente di ingrandimento internazionale, che ha restituito un’immagine completamente diversa rispetto a quella dell’anziano “Sleepy Joe” a cui Trump ci aveva abituati. Rivoluzionario gentile, Biden ha rubato la scena a tutti, anche all’ingombrante vice Kamala Harris. Facendo presto dimenticare il vociare lontano dei deliri del tycoon
100 giorni senza Trump. O della rivoluzione gentile di Joe Biden

Uscito dalla Casa Bianca all’alba dello scorso 20 gennaio, l’ultimo inquilino del 1600 di Pennsylvania Avenue si è dimostrato tra i più rumorosi, e difficili, di sempre.

Gli incidenti mediatici, le fake news sulla pandemia, il muro del Messico, la guerra economica con la Cina, l’occhio sempre strizzato a complottisti e negazionisti.

Donald Trump era l’imprenditore della comunicazione, il presidente più ingombrante che gli Stati Uniti possano ricordare. E proprio su questa differenza caratteriale con l’avversario democratico Joe Biden, il tycoon aveva fatto leva nel corso della campagna elettorale, dipingendo il ritratto di Sleepy Joe il vecchio politico addormentato, soporifero democratico vecchia scuola e brutta copia del carismatico Obama, di cui fu vicepresidente per due mandati.

Ma i primi 100 giorni da presidente di Joe Biden raccontano un’altra storia.

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Economicamente, politicamente e socialmente. Il 46esimo presidente degli Stati Uniti ha ereditato un paese disastrato, demolito dalla crisi economica e dalla pandemia, diviso dai problemi sociali e dagli scontri con la polizia, e ha costruito un piano.

Il problema delle armi in America continua a esistere, così come la crisi che avanza, logorando il tessuto più debole del paese, ma Joe Biden ha un piano. E questi primi 100 giorni alla presidenza sono sufficienti per capire che no, la sua non sarà una soporifera, breve, amministrazione di sinistra.

Edward Luce - corrispondente dagli Stati Uniti del Financial Times scrive: “Si poteva sentire lo sbadiglio collettivo della sinistra democratica quando Joe Biden ha vinto le primarie della Carolina del Sud il 29 febbraio 2020. Ma raramente sono le superstar della politica a portare grandi rotture. John F. Kennedy e Barack Obama hanno entusiasmato le folle, ma sono stati Lyndon Johnson e ora Biden a capire come far passare le leggi”.

Così mentre Barack Obama e Donald Trump, in modi radicalmente opposti, lavoravano sui grandi ideali degli Stati Uniti, a suon di slogan come "Yes We Can" o "Make America Great Again", Joe Biden muove le pedine di questo complicato gioco politico al contrario, e torna a fare quello che in 50 anni di carriera ha sempre saputo fare meglio: ascoltare i problemi delle persone.

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La Cina rimane una terra ostile, la Russia torna a diventarlo - dopo quattro anni di grandi amicizie con Trump - nel più violento, e inaspettato, dei modi. Il piano per la ripresa è magistrale: oltre 4 mila miliardi di dollari per transizione green, infrastrutture, e modifica radicale del patto sociale attraverso l’ampliamento di assistenza sanitaria, sussidi, congedi e istruzione. A cui verranno sommati altri 1.900 miliardi di dollari per gli aiuti post-pandemia. 

Nel tradizionale discorso al Congresso per i primi 100 giorni da Presidente, lo scorso mercoledì, Biden ha tracciato le linee della ripresa, così ambiziose da poter sfidare quelle del New Deal di Franklin Delano Roosevelt, un piano di welfare per le famiglie che, se approvato - e questo sarà il prossimo grande punto di domanda - avrà conseguenze enormi per il cambio di rotta del paese. 

Ma Sleepy Joe non si accontenta della rinascita economica, ben consapevole che la situazione sociale in America è oggi attraversata da una profonda spaccatura, di cui il Congresso - politicamente - è una perfetta rappresentazione. Così l'obbiettivo di fine mandato si amplia, nel tentativo di risanare la rottura politica con il neocentrismo di Bill Clinton e Barack Obama, e risolvere le spaccature sociali legate a razzismo, discriminazioni e uso incontrollato delle armi. 

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E mentre si discute sull'effettiva possibilità di Biden di portare a termine il nuovo New Deal e sulla forza politica che dovrà dimostrare questa amministrazione nata in tempo di tempeste, si tirano le fila con i primi 100 giorni del predecessore di Biden, Donald Trump. 

Giorni di un mondo che sembra lontanissimo, una società pre-pandemia, in cui i cittadini - spiega il politologo Yascha Mounk "desideravano qualcosa di molto semplice: passare un giorno, o forse anche un'intera settimana, senza dover pensare al loro presidente". Forse, tra ordini esecutivi firmati e progetti di legge presentati, la più grande differenza tra i due presidenti è l'approccio comunicativo, cambiamento di cui gli americani avevano profondamente bisogno e motivo per cui, 100 giorni dopo, il nome di Trump non fa più notizia. 

Appartiene a un passato a cui non si può più pensare, e torna di attualità solo in strane eccentriche occasioni, come l'idea di fondare un social o la possibilità di "affittare" la coppia Donald-Melania per matrimoni e compleanni. 

I 100 giorni senza Trump sono quindi i 100 giorni di Joe Biden finalmente protagonista. Rivoluzionario gentile, uomo di fatti più che di parole, protagonista di quella che sarà una delle sfide più difficili del nostro tempo: far ripartire il paese, e restituirlo - tra quattro anni - migliore rispetto a come lo ha trovato. 

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