MOW sarà media partner del Transumare Fest, in programma dal 20 al 23 agosto a Roseto degli Abruzzi (qui il programma). Vi avevamo già raccontato di questa realtà immersa nel cuore dell'Abruzzo (qui l'intervista a Management del dolore post operatorio), questa volta però vi parliamo, anzi, vi facciamo leggere le parole di Gioia Lucia. Nome d’arte di Lucia Vitale, cantautrice che nel suo album d’esordio Forse un giorno mostra e fa scoprire agli altri, con delicatezza e sincerità, i suoi primi vent’anni. Ecco cosa ci ha raccontato in occasione del suo primo tour.
Intervista a Gioia Lucia
Gioia Lucia, come sta andando il tour?
Bene, bene. È il primo tour della mia vita, sì. È molto divertente, certo ci sono anche delle difficoltà, ma direi che ci sono molte più cose belle. Sto conoscendo meglio anche i ragazzi che suonano con me, perché siamo a stretto contatto... quindi sì, sono contenta, anzi, contentissima.
E questo è il tuo primo progetto?
In realtà ho iniziato circa cinque anni fa, mi chiamavo “Lu”, L-U, che per un progetto emergente forse non era la scelta migliore… perché nessuno ti trova se ti chiami così e sei una cantante emergente! Quindi da un anno e mezzo, due, ho cambiato nome in Gioia Lucia.
Come mai hai scelto proprio 'Gioia Lucia'?
Io mi chiamo Lucia, e questo era il punto di partenza. Una sera ero a cena con Federico, il mio produttore e bassista, e ci hanno portato un limoncello che si chiamava “Gioia Luisa”. Ci siamo guardati e abbiamo detto: “Ok, questo è il nuovo nome!”. Stavamo cercando qualcosa che mi rappresentasse, e alla fine è uscito Gioia Lucia: mi chiamo Lucia, ci stava bene… e così è rimasto.
Il disco ha suoni che spaziano dalla disco, all’R&B, all’indie. Quali sono le tue ispirazioni principali?
Ne ho tante, infatti a parer mio il disco è ancora un po’ slegato a livello di generi… quando mi chiedono “che genere fai?”, non so mai rispondere. Nell’ultimo anno ho ascoltato tanto Pino Daniele, poi ho studiato jazz per un anno, quindi quel mondo lì mi ha influenzata. Mi affascinano anche cose più moderne come Nu Genea, Il Mago del Gelato… ascolto molto queste cose. E poi ovviamente il cantautorato italiano, che mi aiuta sempre coi testi, è proprio 'una manna dal cielo'.
C’è un brano del disco a cui sei particolarmente legata?
Un po’ tutti… però direi “Vento in Faccia”. È il mio preferito insieme a “Gli Occhi”, che è anche l’ultimo brano dell'album. Sono molto diversi tra loro. “Gli Occhi” dà anche il titolo al disco: c’è una frase che lo contiene. È stato un ritorno alle origini, l’ho scritta chitarra e voce e volevo che rimanesse così: ho detto “raga, manca questo pezzo, ci deve stare”. Invece “Vento in Faccia” è nato nella mia stanzetta, ma poi si è evoluto grazie a tante persone bellissime, ed è stato anche un feat con Ombra.
Ci sono state difficoltà particolari nella produzione del disco?
La difficoltà più grande è stata forse quella di legare tutto, perché io mi reputo ancora giovane e non so bene quale sia davvero “il mio” genere. Più faccio musica, più lo metto a fuoco, ma questo, essendo il primo disco, è inevitabile che sia un po’ eterogeneo. Però dai, sono molto contenta del risultato.
Parlando del tuo processo creativo: da cosa parti quando scrivi?
Di solito inizio sempre chitarra e voce, da sola, nella solitudine più totale. Faccio molta fatica a scrivere davanti ad altri. Quindi butto giù una mini-demo, anche con Logic, ho iniziato un po’ a produrmi da sola… poi porto tutto a Federico e lì costruiamo insieme il resto.
“Gli Occhi” è il pezzo più particolare del disco: si passa da atmosfere R&B/dance a un cantautorato quasi medievale… com’è nata questa cosa?
Tutti mi prendono in giro per questa cosa del “cavallo, il messere” (ride, ndr). È nata dall’esigenza di scrivere dopo aver conosciuto un ragazzo che abitava lontano da me, e alla fine non è andata. Non so perché sia uscita proprio così, ma sono contenta del risultato.
Da quanto tempo sei in tour?
La prima data è stata il 25 maggio, quindi da fine maggio/giugno siamo in giro. La prima era a Milano, quindi in casa.
Questo viaggio ti sta ispirando?
Ancora non ho scritto nulla di nuovo durante il tour… però sto conoscendo tante persone, che di solito sono il motore delle canzoni. Sicuramente quando torno a casa uscirà qualcosa.
Sei carica per la data al Transumare Fest?
Assolutamente sì! Ho visto anche la line-up, è una figata pazzesca. Sono molto onorata di suonare lì, non vedo l’ora.
Cosa stai ascoltando in viaggio?
Siamo cinque teste diverse! Il chitarrista e il batterista ascoltano più rock, Red Hot Chili Peppers e quel mondo lì, che io faccio ancora un po’ fatica a digerire. Io, il tastierista e il bassista invece siamo più sull’R&B e anche cose brasiliane. Oggi per esempio abbiamo messo bossa nova viaggiando in mezzo a paesaggi bellissimi… è stato fantastico.
Con che tipo di muica sei cresciuta?
A parte gli One Direction (ride, ndr), mio papà mi ha fatto ascoltare tantissimo cantautorato italiano: De Gregori, De André, Battisti e altri, ne sono grata. Mia mamma invece mi ha trasmesso la disco music, aveva i vinili di George Benson, Bee Gees, Earth, Wind & Fire.
Progetti futuri?
A settembre uscirà un nuovo pezzo, che poi finirà comunque nel disco anche se non è ancora uscito! Sono molto contenta di questo brano nuovo, scritto sempre insieme a Masa Masa, con cui ho scritto anche Morta d’amore. Anche lui è una delle mie influenze, perché lo ascolto tantissimo. E poi ci sono una miriade di musicisti, dentro è tutto suonato, quindi ne sono molto fiera. Non vedo l'ora che esca, comunque a settembre arriverà!
