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Abbiamo visto Motorvalley su Netflix, ma com'è? La serie con Luca Argentero spinge solo in pista

  • di Irene Natali Irene Natali

  • Foto di: ufficio stampa Netflix

11 febbraio 2026

Abbiamo visto Motorvalley su Netflix, ma com'è? La serie con Luca Argentero spinge solo in pista
Dieci anni dopo Veloce come il vento, Matteo Rovere torna in pista su Netflix, con la serie Motovally. E finché è in pista, la serie regala scene d'azione spettacolari; è quando invece la gara si ferma, che il racconto convince molto meno

Foto di: ufficio stampa Netflix

di Irene Natali Irene Natali

Prendi Luca Argentero e sporcalo: Matteo Rovere lo ha fatto in Motorvalley, nuova serie Netflix a tutta velocità. Il seguito ideale di Veloce come il vento, titolo del 2016 in cui Stefano Accorsi e Matilda De Angelis raccontavano un rapporto fratello-sorella complicato e le gare d'auto come mezzo per salvare un'esistenza. Adesso Matteo Rovere riparte ancora dalle gare perché, come ha dichiarato in alcune interviste, quella storia gli era rimasta impressa. Non era ancora finita con Veloce come il vento: c'era un altro capitolo da esplorare.

Questo secondo capitolo è appunto Motorvalley: sei episodi rilasciati il 10 febbraio in piattaforma; protagonisti Luca Argentero, Giulia Michelini e Caterina Forza, già vista in Prisma-La serie. Ancora una volta, Rovere ripropone i temi di Veloce come il vento: i personaggi reietti, le corse come riscatto sociale, le spettacolari gare del Campionato Italiano GT. C'è poi l'Emilia Romagna, la terra che dà anima alla storia: perché questa storia non potrebbe essere altrove se non lì, dove sono nate la Ferrari, la Lamborghini, la maserati, la Ducati e non solo. È la “motorvalley” del centro Italia, la chiamano così, che condanna i suoi figli a un amore viscerale per la velocità: che tu sia una ragazza che ha problemi con la legge, una figlia che vuole mettere su la propria scuderia, un ex pilota che ha smesso di gareggiare dopo un infortunio, la regola è sempre la stessa: spingere sull'acceleratore. E finché spinge, la serie regala scene d'azione spettacolari: in pista, sugli sterrati di campagna, nelle vie di Imola; è quando invece scende l'adranalina, che il racconto convince molto meno.
A partire da Luca Argentero, qui erede del personaggio interpretato da Stefano Accorsi nel 2016: dopo i tanti ruoli da bravo ragazzo, da Doc, l'interpretazione in accento romagnolo di Arturo Benini convince meno. L' ex pilota che non è mai esploso per il talento che prometteva di essere, è una sfida che Argentero accetta, ma da cui si percepisce subito la distanza tra l'attore e la sua maschera davanti alla macchina da presa. Parla in romagnolo anche Giulia Michelini, che non è marginale perché è una promessa non mantenuta o perché abbia problemi economici come Arturo: la sua Elena Dionisi lo è perché si ritrova fuori dalla scuderia di famiglia, squalificata e allontanata per condotta irregolare. Ora che il padre è morto, la scuderia è gestita dal fratello e lei estromessa: perché Elena vuole correre, trovare qualcuno che metta il cuore in pista; il fratello invece, mandare avanti un'impresa. Infine Blu, la ragazza che diventa la speranza di Elena: la allenerà Arturo, andando a formare un trio di protagonisti in cui ognuno ha bisogno dell'altro ma fatica a trovare un equilibrio.

Motorvalley
Motorvalley ufficio stampa Netflix

Motorvalley è una serie che vira sull'azione, non disdegna corse spettacolari e anzi, al contrario, ci scommette tutto. Uno dei pregi è proprio questo: costruire una narrazione di genere, qualcosa in cui la nostra serialità e cinematografia fanno poche incursioni, preferendo solitamente ricorrere al dramma familiare o sentimentale. La narrazione però risulta discontinua, perché elementi di dramma spuntano comunque qua e là, vanificando l'azione per inserire momenti che sembrano più voler colpire l'attenzione ricorrendo a facili escamotage, che portare anima alla storia. 

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Foto di:

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