All'uscita del Tribunale di Milano dopo la sentenza che ha chiuso il "Pandoro gate", una delle prime dichiarazioni di Chiara Ferragni è stata "Sono felice di potermi riappropriare della mia voce". Detto, fatto: neanche il tempo di affannarci a precisare che non è stata assolta, ma prosciolta, che Vanity Fair lancia la notizia: la bionda imprenditrice digitale sarà protagonista di un documentario Netflix, già in lavorazione. Perché riappropriarsi della propria voce è bellissimo, ma fatturare è ancora meglio: farlo fatturando poi, l'apoteosi.
Stando all'articolo di Santo Pirrotta su Vanity Fair, la docuserie racconterà proprio il "Pandoro Gate", dato che si tratterà di una serie "ad hoc": una vicenda troppo ghiotta perché Netflix rinunci a confezionarci sopra l'ennesimo documentario di cui nessuno aveva sentito il bisogno.
È sempre passato tutto dai social, con Chiara Ferragni: cos'altro non sappiamo? Punto che era esattamente il tallone d'Achille sia di Unposted che delle serie prodotte da Prime Video. Tempo dopo infatti, l'unico vero “unposted” ce l'ha fornito Fabrizio Corona, ed erano i tradimenti di Fedez.
Ma ormai un documentario Netflix non si nega a nessuno: basta un caso di cronaca, un nome noto e il gioco è fatto. Anche se il documentario non aggiunge niente al personaggio, come in Io sono notizia, o addirittura, finisce per gustificare come in Terrazza Sentimento.
Negli anni, abbiamo visto il fenomeno Ferragni gonfiarsi fino a fondersi con Fedez, diventando quella avida macchina di autopromozione che sono stati i Ferragnez: un impero di adorabili figli biondissimi, bella vita e soldi; tanti soldi sbattuti in faccia ai follower. Così tanti soldi che l'invidia sociale era mitigata - o forse compensata - proprio dalle operazioni benefiche. Una su tutte: la raccolta fondi durante il Covid per rafforzare il reparto di terapia intensiva del San Raffaele.
Questo titolo di Netflix su Chiara Ferragni, quando verrà rilasciato, andrà a completare una sorta di triade ideale con Terrazza Sentimento e Io sono notizia: non per i contenuti, quanto per il ritratto della Milano come place to be. La Milano che s'affanna per fare soldi, e dove i soldi possono tutto: soprattutto continuare a monetizzare, produrne altri.
Chiara Ferragni ovviamente non ha niente a che vedere con i reati di Alberto Genovese né con quelli di Fabrizio Corona. Nel suo caso, il “Pandoro Gate” le è costato in termini economici e d'immagine, ma non ha avuto alcuna conseguenza penale. La truffa insomma, non era aggravata: era solo truffa, festeggiamo.
In qualità di prima influencer italiana e poi imprenditrice digitale, Chiara Ferragni ha invece incarnato un potere mediatico che, per anni, si è raccontato come progressista, attento ai temi sociali, impegnato nella beneficienza. Un potere che ha ottenuto pubblicità e benedizioni politiche, tra cui l'Ambrogino d'oro dal sindaco Beppe Sala; almeno finché lo zucchero a velo rosa del pandoro Balocco non si è schiantato contro la multa dell'Antitrust da un milione di euro. A quel punto, il fenomeno ha iniziato a implodere su se stesso: collassato davanti all'incapacità di ripensare la propria immagine, giustificato dietro l' “errore di comunicazione” nel salotto di Fazio e nei mesi a venire. Stessa tesi anche dopo la sentenza del Tribunale di Milano, quando ha definito "errori commessi con ingenuità" al Corriere della Sera quello che il giudice ha stabilito essere truffa. Di nuovo l'errore fatto in buona fede: piccola Chiara è scesa dal palco di Sanremo per raccontarsi l'ingenua piccola Chiara anche nella vita.
Ora l'insalata bionda è pronta a sbarcare su Netflix: perché, come dice lei, finalmente può riappropriarsi della sua voce. Come se finora qualcuno le avesse impedito di parlare: il nodo cruciale della questione, semmai, era il cosa. Sempre perché riappropriarsi della propria voce è bellissimo, però bisogna pure avere qualcosa da dire.
Ma appunto, come scrivevamo prima, della Ferragni conosciamo già tutto: la vicenda poi, è incredibilmente recente per sedimentarsi in un quasisiasi approfondimento che voglia guardare oltre e, quindi, giustificare una docuserie dedicata. Il rischio è che si tratti di una mera operazione di rebranding. Nell'intervista rilasciata al Corriere della Sera dopo il proscioglimento inoltre, così come nel suo primo post, la linea narrativa che verrà sembra già chiara e, di conseguenza, altrettanto prevedibile per la serie: Chiara che ora si riprende la sua vita dopo aver subito un processo ingiusto, mamma Marina che “tesoro, sei bellissima”, amici e sorelle che si sperticano a raccontare quanto sia fantastica Chiara. Anche riguardo Fedez, i panni sporchi li ha già lavati Corona: un fattore gossip che possa attirare l'attenzione dunque, è escluso.
L'impressione piuttosto è che Chiara Ferragni punti a ripartire da dove aveva lasciato: ma una volta rotto il patto di fiducia coi follower, più che Netflix ci vorrebbe un miracolo. Oppure un po' di verità, che sarà molto meno aestethic rispetto alle foto patinate, alle frasette motivazionali da Instagram e ai racconti preconfezionati, ma almeno sarebbe un rebranding interessante.