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Finte recensioni dei propri libri?
Ecco perché il fascino
del tarocco non muore mai

  • di Paolo Borzacchiello Paolo Borzacchiello

4 febbraio 2022

Finte recensioni dei propri libri? Ecco perché il fascino del tarocco non muore mai
Il nuovo trend tra gli scrittori più allocchi (o disonesti): acquistare finte recensioni dei loro libri per apparire apprezzati online. Il fenomeno pare essere in fervente crescita e quindi val bene una canzonatoria ma, ahinoi, necessaria analisi

di Paolo Borzacchiello Paolo Borzacchiello

Sta prendendo piede, di recente, un fenomeno piuttosto deprecabile che consiste nell’acquistare, tramite piattaforme specializzate, recensioni false per i propri libri. Da scrittore che se le è sempre sudate e che ha imparato a convivere sia con quelle positive sia con quelle meno positive (ma pur sempre necessarie), trovo che la questione sia di uno squallore imbarazzante. Da esperto di scienza del comportamento, invece, trovo che sia – oltre che squallida – curiosa. La tipologia di utente per siti del genere è come minimo duplice: c’è l’allocco in buona fede che spera di diventare famoso e c’è il disonesto, quello che magari si comprerebbe pure qualche follower e che non disdegna l’orologio falso, pur di far vedere che ha il pataccone.

Per i primi, poveri loro: sono fregati dall’effetto priming. Vedono in home page del sito le copertine di libri famosi e mentalmente fanno 2 + 2, anche se gli autori che si vedono di certo non si sono comprati alcuna recensione, pagano i loro cento euro e vivono sperando che il successo editoriale del loro “libro” dipenda da 20 recensioni scritte a pagamento da persone che quel libro probabilmente manco l’hanno letto. Per i disonesti, invece, la questione cambia: mentono, sapendo di mentire. E verrebbe da chiedersi: ma come fanno a guardarsi in faccia allo specchio senza provare vergogna? Come fanno a non arrossire di fronte a sé stessi?

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Ve lo spiego subito: può farlo grazie a un fenomeno che si chiama dissonanza cognitiva e aggiustamento del sé, che è lo stesso per cui persone che si comprano prodotti fake e sfoggiano l’orologio falso o la borsa taroccata finiscono per raccontarsi che tutto sommato quello che fanno non sia poi così grave. Tutti noi, in realtà, ci aggiustiamo le cose e lo facciamo per mettere a tacere il conflitto che si crea, in questi casi, fra il nostro sé reale (ovvero: quello che noi percepiamo di noi stessi), il nostro sé ideale (quello che noi vorremmo) e il nostro sé dovuto (quello che sappiamo di dover fare). Lo scrittore disonesto, quindi, vorrebbe essere famoso (sé ideale), sa che per ottenere questo risultato dovrebbe scrivere un bel libro (sé dovuto), sa in cuor suo che ha scritto una cacata e quindi compra recensioni (sé reale). A questo punto, lo scrittore disonesto inizia a raccontarsi storie su storie che legittimino il comportamento: “in fondo che cosa vuoi che sia”, “ma sì, è un peccato veniale”, “e poi lo fanno tutti”… o qualsiasi cosa del genere, che gli serva per accettare di aver fatto qualcosa di immorale e di sbagliato.

Questo aggiustamento, anche per quanto riguarda altri temi, lo facciamo più o meno tutti, è tipico. Spiace davvero vederlo applicato in cui si fa mercimonio di cose che non dovrebbero essere messe in vendita, con buona pace della meritocrazia che, in un caso del genere, viene letteralmente sepolta viva sotto macerie di indecenza. Nulla da dire su chi ha organizzato il business: finché il mondo sarà popolato da fessi e disonesti, chi si immagina business del genere qualche soldo continuerà a farlo, anche se vendendo fuffa e alimentando il mercato dei falsi (ideologici, in questo caso). Tanto da dire, invece, sugli acquirenti di questa merce che non dovrebbe proprio essere venduta: a voi, con tutto il cuore e nonostante vi stiate raccontando una storiella per legittimare la vostra farloccheria, dico solo “vergognatevi”. Invece di acquistare recensioni, pensate a scrivere libri veri, che piacciano davvero alle persone e che arricchiscano non solo i recensori ma anche e soprattutto i lettori.

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