Ma che senso ha, dopo 26 anni, un format come quello del Grande Fratello? Se lo è chiesto Aldo Grasso, il critico televisivo del Corriere della Sera. La risposta è che di senso, il baraccone non ne ha più nessuno, dato che dopo quasi tre decenni i vari litigi, triangoli amorosi e strategie di gioco appaiono più delle interazioni studiate secondo copione, che dinamiche spontanee nate dalla convivenza tra concorrenti. Discorso che naturalmente vale anche per il Grande Fratello Vip, la cui ottava edizione è partita martedì 17 marzo su Canale 5 con ascolti ancora più bassi rispetto a quella nip condotta da Simona Ventura e al disastroso The Couple, reality che la scorsa primavera è stato chiuso da un momento all'altro, senza nemmeno congedarsi dai pochi spettatori che lo avevano seguito.
Nella sua recensione, Aldo Grasso ha ricordato che quando il Grande Fratello debuttò sui nostri schermi, era un "dispositivo sociale sperimentale": in un'epoca senza social infatti, spiare dieci sconosciuti nella loro quotidianità, era un vero e proprio "brivido sociologico". Nella casa di CInecittà insomma, si stava svolgendo un esperimento sociale: oggi però, con l'avvento dei social, l'esperimento non è più tale né ha motivo di essere. Oggi infatti, scrive Grasso, quel brivido è stato ammazzato da Instagram e TikTok, perché ora siamo abituati a spiare nelle vite delle persone proprio attraverso i social: "la quotidianità esibita è il rumore di fondo delle nostre vite, non un evento speciale". Di conseguenza, è cambiata la natura stessa del programma che, da esperimento, si è trasformato in "pretesto per il commento collettivo".
Il Grande Fratello è diventato materiale per alimentare commenti: sia su X che nei talk pomeridiani della rete. È lì che, per Aldo Grasso, si svolge la vera vita del reality, non a Cinecittà. Così il trash del programma si mette al servizio di alte trasmissioni e contenuti: "il trash qui diventa funzione: una lente deformante che trascina temi complessi nel pantano di una discussione goffa e banale". Si scambia cioè, il pettegolezzo per analisi sociale: ma finché ci sarà un pubblico, e finché gli inserzionisti riusciranno a monetizzare questo rumore, il GF resterà lì. Non perché specchio della realtà, come viene raccontato, ma come "monumento all'inerzia televisiva".
A proposito: Aldo Grasso ne ha anche per Ilary Blasi, con cui Mediaset ha voluto voltare pagina dopo Alfonso Signorini. Una conduzione più "alla mano", o meglio: più "urlacchiata", superficiale". Anzi: "come in un mercato rionale".