Almeno lui ha evitato la tuta grigia. Dagli errori degli altri si impara. Dalle sventure altrui si prende solo il meglio. Ai tempi fu Chiara Ferragni, pioniera anche di questa strategia di (non) comunicazione.
Persino Fabio Damato - sua spalla destra del tempo - le aveva sconsigliato il “mea excusatio” che divenne meme eterno. E infatti, da allora, tutti coloro che sono incorsi in qualche errore di comunicazione hanno applicato il meglio della strategia inaugurata da Ferragni: il silenzio, che non è meno vittimistico delle giustificazioni in tuta grigia, ma appare - e sottolineamo appare - molto più dignitoso.
Dopo le dichiarazioni di Fabrizio Corona a Falsissimo, Alfonso Signorini non ha mai parlato. Anzi, ha continuato a tenere fede ai suoi impegni televisivi, almeno nei giorni più caldi. Ed ecco che, nel bel mezzo dello scandalo, ce lo siamo ritrovati serafico a chiacchierare del suo libro su Mediaset e da Fazio. Surreale. Soprattutto se si pensa a quanto la sua foto che lo vedeva travestito da infermiera sexy stesse riempiendo il web.
E proprio dell’opinione che ha sollevato quella foto e altre prove a suo discapito, Signorini è tornato a parlare, dopo mesi e mesi di silenzio. Lo ha scritto su una pagina de Il Giornale, in un'intervista di Hoara Borselli. Dopo le accuse di violenza sessuale ed estorsione, mossa dall’ex concorrente del Grande Fratello VIP Antonio Medugno, oggi Signorini ribalta la storia da carnefice mostruoso, si racconta come parte lesa, senza alcun rimorso: “Se non fossi stato una persona strutturata, se non avessi avuto il sostegno di pochissimi amici e il lavoro straordinario dei miei avvocati non ce l’avrei fatta”. Racconta di aver cambiato numero di telefono, oltre ad aver scelto di allontanarsi da tv e giornali, perché non voleva sentirsi sporco per qualcosa di cui non deve vergognarsi, dice. Non si considera un santo e rifarebbe tutto. Anche la gogna mediatica, racconta, è stata più mediatica che altro. Perché la gente che incontrava per strada, anzi, gli mostrava solidarietà e supporto.
Signorini ha posto anche l’accento sulla mancanza di sostegno, invece, da parte di chi gli si professava amico: “Sono felicissimo che non ci sia più nessuno sul mio carro. Ma voglio che non salga più nessuno”. La solitudine dell’eroe abbandonato. Stessa tattica vincente che si attua da anni al Grande Fratello, peraltro: rendersi la vittima isolata per vincere o, in questo caso, per rialzarsi dopo uno scivolone.
Per quanto la storia tirata fuori da Corona ci abbia tutti giustamente indignati, va riconosciuto che la ridicolizzazione di un personaggio, o quella che più comunemente chiamiamo gogna mediatica, sia il modo più scorretto di reagire. Considerando che la vittime o le vittime delle magagne del conduttore erano tutte adulte, vaccinate e consapevoli.
La narrazione del mostro regge fino a un certo punto. Ma si sa, alla massa piace puntare su un solo unico colpevole, Corona glielo ha servito su un piatto d’argento e così è stato. Stavolta è toccato a Signorini, alle sue perversioni e al suo abuso di potere. Certo è che il conduttore non potesse aspettarsi applausi.
Signorini lamenta anche la codardia e la mancanza di supporto pubblico da parte dei vertici Mediaset: “Ho ricevuto telefonate di persone molto importanti anche nel mondo dello spettacolo. Parlo anche di numeri uno che dicevano: È una vergogna quello che ti stanno facendo. Io gli rispondevo: Vero, allora perché non lo dichiari pubblicamente?. Allora abbassavano la voce e sussurravano: Non posso, sennò vengo messo in croce anche io”.
Signorini ha dichiarato anche di non considerarsi un santo, di essere solo una persona che vive la vita con tutti i suoi colori e ha anche evidenziato che si sarebbe aspettato solidarietà dalla comunità LGBTQ+ “nonostante intervengano anche in casi molto meno evidenti”. La polemica dell’ex direttore di Chi è chiara: nei suoi confronti c’è stata tanta omofobia. E qui casca l’asino: “Se un etero si approccia ad una ragazza nessuno ha niente da dire. Se a farlo è un omosessuale viene messo in croce”.
Ma quanto emerso dalle puntate di Falsissimo, non era un omosessuale che si approcciava a un altro uomo, si parlava di molestie, per quanto queste non siano state confermate in fase di processo. Le persone, per la maggior parte, condannavano la molestia o presunta tale, non i gusti di Signorini. Buttarla sull’attacco omofobo è come giocarsi la victim card per vincere facile. Se fosse stato un uomo etero sarebbe stato condannato allo stesso modo, forse meno ridicolizzato, quello sì. Se fosse stata una donna poi non ne parliamo. Riusciamo già a sentire gli appellativi che le sarebbero stati rivolti. Ma il punto qui non è il genere né l'orientamento sessuale, ma l’idea che qualcuno di più potente possa approfittare della fame di fama dei più giovani. E per quanto questi possano essere consenzienti, questo è un atteggiamento biasimabile. Dire “ce l’hanno con me perché sono gay” è un modo semplicistico, strumentale e riduzionista. Sposta il focus della questione su un tema sensibile. L’ennesima ipocrita paraculata. Ma il mea culpa non va più di moda?
Evidentemente ammettere di aver sbagliato, o quantomeno esagerato, è un gesto da colpevoli, da deboli.
Meglio adottare la strategia dell’emarginato che torna a testa alta e non recrimina niente, nonostante tutto. Signorini il latino lo conosce bene: “excusatio non petita, accusatio manifesta”, o per dirla all’italiana: “chi si scusa si accusa”.
E allora Signorini, dopo aver fatto calmare le acque, torna in modalità zen a rivendicare i propri atti e ad accusare altri. Perché se si trova un altro colpevole, che sia la comunità LGBTQ+ che non si schiera o i vertici Mediaset che scelgono il silenzio della codardia, la situazione si ribalta in suo favore.
Se poi la narrazione è così ben costruita, ad Alfonso Signorini non resta che la solidarietà di chi crede nelle sue parole.
Nelle sue dichiarazioni il conduttore rinnega anche l’esperienza nel giornalismo e quella al Grande Fratello: “Con il quale non mi sono mai identificato, nemmeno quando lo facevo io. Il Grande Fratello era il programma più virale, più commentato e più crocifisso del pianeta. Due volte alla settimana per sei mesi era pesante. Io avevo in cambio popolarità, soddisfazione e un successo che accarezzava il mio ego. Però non andavo a fare le vacanze coi colleghi. C’era distacco”.
Insomma, tutto ciò che l’ha consacrato diventa improvvisamente il diavolo. Ottima scelta quella di colpire il grande potere dei media che ora rinnega, come sparare sulla croce rossa. D’altronde gran parte della gogna mediatica si è riversata su Signorini anche perché uomo di potere in quel di Mediaset. E cosa c’è di più disprezzabile per la massa di un uomo di potere di Mediaset? La stessa Mediaset.
Le masse hanno sempre bisogno di un nemico e se quel nemico sei tu, ti servirà trovargliene un altro.