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La benedizione

Anche stavolta è finita in farsa: il patentito antifascista a Più Libri Più Libri è una cagata plateale che non ha fermato i fascisti, ma ha ridicolizzato (ulteriormente) il sistema culturale italiano

Riccardo Canaletti

8 luglio 2026

A Più Libri Più Liberi non servirà il patentino antifascista (almeno quest’anno). I sette editori che non hanno firmato, infatti, verranno comunque presi in considerazione per partecipare alla Fiera. Ma come, non c’è spazio per tutte le case editrici e invece di iniziare a escludere in automatico proprio chi non aveva firmato la preziosa autocertificazione antifascista, l’organizzazione le tiene dentro? Non sarà che tra queste case editrici ce ne sono alcune importanti e notoriamente non fasciste, come La Nave di Teseo e Nottetempo?

Vi ricordate il patentino antifascista a Più Libri Più Liberi? Su MOW avevamo detto due cose: 1) Che non serviva a niente, era lotta politica di facciata, espressione di quell’antifascismo tutto paillettes e sceneggiate che va tanto di moda. 2) Che non avrebbe fermato i veri fascisti. 

E infatti è andata così. L’Aie e la Fiera hanno fatto “un passo indietro”. Si sono resi conto di aver creato un casino e non un clima sereno, come auspicavano. Ma dai? 

Per capire che no, non avrebbe mai fermato i fascisti, basta guardare alle sette case editrici che si sono rifiutati di firmare l’autocertificazione: La Nave di Teseo, Nottetempo, i marchi di Pietro D’Amore, Settecolori, Idrovolante, Eclettica e Liberilibri. Con l’ultima ho pubblicato anche io un libro del libertario Murray N. Rothbard, I danni della scuola di Stato. Su sette cinque non sono neanche editori di estrema destra, figurarsi se fascisti. 

Per capire che questa del patentino era una battaglia di facciata, che non conta niente, puro spettacolo, basta pensare che, dovendo scegliere gli editori che non parteciperanno a Più Libri Più Liberi, visto che quest’anno ci sarà meno spazio per gli stand, di certo la Fiera non escluderà le case editrici importantissime, come La Nave di Teseo, che tuttavia si sono rifiutate di firmare l’autocertificazione di antifascismo. Dunque non aver firmato non ha nessuna conseguenza negativa. Soprattutto perché, diciamocelo, a non aver firmato sono anche case editrici storiche e platealmente di sinistra come Nottetempo. 

A cosa è servita allora tutta questa pantomima? Semplice. A darci la misura dello stato di salute del sistema culturale italiano. Pessimo. Incastrato nella burocrazia, nei patentini, delle censure preventive, tutto “ordine e disciplina”.

Però non temete, l’Aie ha promesso che nel 2027 ci riproverà, con una nuova autocertificazione su cui stanno già ragionando. A dimostrazione che no, evidentemente la storia non è maestra di vita e non ci ha insegnato niente.

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