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7 luglio 2026

Madame non ha bisogno degli stadi. Siamo stati al live di Collegno (Torino): un solo unico PIT dove ci si può confidare senza che nessuno giudichi

  • di Marika Costarelli Marika Costarelli

7 luglio 2026

Ai live di Madame succede di tutto. Si piange, si balla e ci si confessa. C’è quell’aria di libertà che è tipica dell’artista e che contraddistingue anche il suo pubblico, in cui sono presenti persone di età diverse. Francesca le abbraccia tutte, così come i generi che canta e le emozioni contrastanti che accoglie nelle sue canzoni. Madame è profonda, sexy e potente soprattutto perché libera e il pubblico la imita. Non servono grandi spazi per accogliere la sua arte

foto di Ansa

Madame non ha bisogno degli stadi. Siamo stati al live di Collegno (Torino): un solo unico PIT dove ci si può confidare senza che nessuno giudichi

Qui di PIT ce n’era uno solo. Abbiamo pagato tutti lo stesso prezzo. Si vedeva e sentiva benissimo. Eccome se si sentiva Madame. A Collegno, in provincia di Torino, il Parco Della Certosa Reale non è mai stato così reale.
Il live inizia con l’ombra di Madame da dietro una tenda bianca. Scenografia semplice, essenziale, performance poco studiate, pochissimi musicisti, tanti strumenti. E la potenza di Ok che introduce la scaletta del Madame Tour Estate 2026. Nessuna canzone poteva essere migliore di questa per iniziare: Francesca è carica, il pubblico si scalda nell’immediato.
La scaletta prosegue poi con alcuni brani dell’ultimo disco: Disincanto. In pochi alzano i telefoni, perché Madame canterà anche con disincanto, ma ci incanta tutti con il suo carisma, tanto che ci si scorda persino di premere rec dal proprio smartphone.
Francesca è l’animale del palco. Il suo sex appeal esplode al massimo del suo potenziale quando parte Puttana svizzera. E lì arriva 6occia, uno dei rapper presenti nel brano, insieme a Nerissima Serpe. Non prima che Francesca abbia avvisato i genitori presenti nel pubblico: “Chi è venuto coi bambini sa cos’è venuto a vedere?”. Perché dopo Puttana svizzera parte lo Skit Pensavo a… e dopo quei puntini di sospensione si scatena la versione di Madame più politicamente scorretta.

Ma è subito dopo che ti accorgi che Madame può essere tutto. Perché arriva la parte della scaletta che ci strappa via qualche lacrima, in ordine: Mami papi, Aranciata, Allucinazioni, Rosso come il fango e una pregiata Sciccherie in versione piano e voce.
Mami papi introduce un tema molto delicato per Francesca e per chiunque si identifichi nelle relazioni familiari difficili. Sul telo bianco vengono proiettate le immagini dell’infanzia di Francesca, momenti felici e pregni di quella nostalgia tipica di un’epoca che non c’è più. Ripenso al verso di Ok che dice: “Sessantotto settimane che non parlo con mio padre. E mi sento meno male. Sì, fra', penso, Menomale”. Quel verso sembra lontano a fronte delle immagini della piccola Francesca tra le braccia del padre che la stringono da dietro, probabilmente nel giorno del suo compleanno. Il pensiero di quel verso contrasta con le immagini proiettate sul telo e con Mami papi in sottofondo, che invece parla di un legame intenso e quasi possessivo con le figure genitoriali. Era un altro album, era un’altra Madame. È proprio lì che ti arriva la maturità di Francesca, non solo quella artistica di Madame. Perché Francesca è l’esempio di come una persona possa abbracciare i propri contrasti, di come si possa amare senza per forza coltivare la continuità di un legame, soprattutto se questo ci fa male.

A metà live Francesca chiede al pubblico di fare silenzio e racconta che la sua manager, Paola Zukar, le ha fatto notare di essere l’unica cantante a chiedere al suo pubblico di fare silenzio. Ma c’è un motivo: è il momento del confessionale. E il pubblico la ascolta perché cala il silenzio. Qualcuno alza la voce solo per segnalare un segreto da raccontare. Lì succede di tutto: chi confessa di aver fatto coming out a 36 anni; chi rivela di preferire anche le donne, per la prima volta davanti alla figlia; chi confessa di essersi addormentato nel bel mezzo di un facesitting; una ragazza del Camerun rivela di essere uscita con una razzista; chi racconta di prof che vanno con i propri alunni minorenni; chi se l’è fatta nelle braghe su un volo per Sharm el-Sheikh. E poi una ragazza ancora che si confida con Madame: “Da mesi cerco di convincere una ragazza a venire a questo concerto e ora lei è qui, ma non è con me”. E subito parte la ricerca della ragazza tra il pubblico.
Un momento che unisce Francesca ai suoi fan, ma anche i fan tra di loro. E se mentre si canta magari si è più intenti a guardare verso il palco, quando inizia il momento confessioni ci si guarda negli occhi con una certa curiosità.

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Madame durante l'esibizione di "Bestia"

Dopo si alternano canzoni del suo secondo album, L’amore. Quando arrivi a un concerto di Madame ti accorgi subito che il suo è un pubblico variegato: non si riesce a identificare l’età media dei suoi fan.
Ci sono molti over 40 e persino over 50 e abbiamo ragione di pensare che un disco come L’amore abbia conquistato soprattutto loro.
Forse perché in live Madame lo racconta con la sua voce come farebbe Faber - perché L’amore è un album che lo richiama, seppur in chiave contemporanea - ma non perde quella leggerezza che sembra aver raggiunto con enorme fatica. Francesca lo racconta in Disincanto, ma più di tutto lo racconta sul palco: ogni movimento, sfumatura di voce ed espressione suggeriscono una grande conquista che Madame ha fatto: la libertà di essere se stessa senza più giudicarsi.
E questa consapevolezza si evince anche quando, a un certo punto, Francesca si siede sul lettino e Bias le fa da terapeuta mentre narra - più che canta - con penetrante intensità Grazie, che richiama la continuità del successivo pezzo in scaletta, Bestia, in cui l’ombra di Madame, in ginocchio con le mani legate canta: “Esci dalla mia carne, ti prego”.

E da lì a Se non provo dolore il passo è breve: lì c’è la catarsi; lì si scopre l’incanto e arriva il disincanto: Madame tira giù il telo bianco e da lì in poi diventerà un vero e proprio concerto estivo, che si chiude con le hit dell’artista: da Voce a L’anima, durante la quale Madame chiede al pubblico di intonare la strofa di Marracash. Dalla cassa dritta de Il bene nel male, che sul finire si trasforma in un rave, fino a Marea e M’ama non m’ama. E il pubblico salta, si sbraccia, gioisce. Il live è finito, ma non prima di un bis di Ok, giusto per mandarci a casa carichi a pallettoni e impedirci di dormire. Perché Madame ti rimane nelle orecchie e negli occhi.
E mentre mi avvio verso casa mi chiedo perché tutti ormai facciano tour negli stadi e non Madame, ma subito dopo penso che no, Madame non ha bisogno degli stadi. Li farà, senz’altro e sarà un successo. Ma partecipare alla sua musica richiede un’attenzione che forse solo i luoghi più raccolti possono garantire, quelli dove la voce di Madame ti abbraccia e ci si può confidare senza che nessuno ti giudichi.

https://www.youtube.com/watch?v=qyCAv_YrKCQ&t=1400s

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