Andrea Pinna è tornato a 'vendere' sui social. Si è riappropriato del suo account Instagram ufficiale (LePerlediPinna) da 400K follower - che, raccontava esser stato rubato per anni da 'un hacker'. Un hacker che non ha ai approfittato di quel profilo per anni, non ci ha mai postato nulla. No, si vede che voleva soltanto fargli un dispetto. Lo stesso hacker che, come ha raccontato Pinna nel tempo, gli 'controllava' le luci di casa e perfino 'le tapparelle'. Fin qui tutto chiaro, direi. Pinna ha poi ha cambiato nome agli account affiliati (da 'leperlediprima' a 'mirrormirror1', per esempio). Oggi propone dichiaratamente 'cloni', ossia repliche di merce originale e costosa da borse griffate a Dyson passando per iPhone, a prezzi ribassati, d'occasione. Affari che solo lui, col suo fiuto onnisciente riesce a scovare per loro, le sue follower.
È passato un anno, dunque un'eternità, ma l'estate scorsa l'attività di costui aveva subito una brusca frenata. Fino a giugno scorso, infatti, smerciava da mesi borsette e accessori 'fallati in maniera impercettibile', ma comunque 'originali'. La principale originalità del business è stata una soltanto: moltissime clienti, dopo aver comprato pagando tramite PayPal tramite transazioni intestate in genere a terze persone, non hanno ricevuto nulla in cambio. E ancora attendono rimborsi. Qualcuna da anni. Le più fortunate, pochissime, si sono viste recapitare, invece, tarocchi fatti e finiti. Tipo borse in plastica pure maleodorante che nulla avevano a che fare con la foto dell'oggetto per cui avevano speso. Oppure 'iPhone' pezzotti: a forma di prodotto Apple, ma con sistema Android incorporato dentro (male, non funzionante). A ballare ci sono, aggiornando i dati a questo momento, fino a 50mila euro (stima sulla base delle 70 acquirenti che sono riuscita a intercettare, non escludo che ci sia molta altra gente nelle loro stesse condizioni, visto che Pinna 'vendeva' pure arredi, per esempio. E di quel business non ho beccato nessuno, a parte una donna all'epoca incinta di 9 mesi e prossima al travaglio che si è ritrovata minacciata ossessivamente via Whatsapp da Pinna che pretendeva da lei '100 euro subito' dopo essersi semplicemente interessata a una 'sua' sedia a dondolo in offerta). Bene.
Quindi così stanno le cose: almeno una settantina di persone che si dicono truffate - e che possono dimostrare ogni pagamento e scambio di mail col soggetto o suoi 'collaboratori'. Una persona, Andrea Pinna, a cui questi soldi sono stati mandati. Senza che a ciò abbia fatto seguito l'invio di merce e/o rimborsi. Ma, incredibilmente, la 'vittima' sarebbe lui. Tale si proclama, mentre incoraggia a comprare roba da lui "anche perché io possa rimborsare più velocemente possibile le cinque o sei persone che mi mancano e con cui, l'anno scorso, ho commesso delle sviste che mi spiacciono molto". Sul novello canale Telegram ci sono già, nel momento in cui scrivo, circa 2000 persone pronte all'acquisto di fronte a 'offerte' proposte compulsivamente, a prezzi stracciati (ma in ogni caso nell'ordine delle centinaia di euro a botta). Quante 'ochette', così esso soprannomina da sempre le sue fan, devono ritrovarsi ancora 'spennate' prima che questa diventi una 'notizia'?
Andrea Pinna si è dichiarato bipolare via reel Instagram qualche anno fa. Con l'autoproclamata diagnosi si è riacceso il faro della 'notorietà' su di lui, spento oramai dai tempi della vittoria a 'Pechino Express' (2016). Tutti o quasi l'hanno intervistato per 'abbattere lo stigma' sulla salute mentale: ospite di programmi Rai, podcast, testate blasonate e piccoli siti. Ha scritto pure un libro sul disturbo mentale che lo attanaglia. Insieme al racconto della malattia, in ogni occasione, il nostro non ha mai mancato di far riferimento alla propria nuovissima attività di venditore online, descrivendola fiorente, in costante crescita nonché un ottimo modo per riprendere in mano la propria vita, nonostante le difficili condizioni in cui versava e i frequenti down dovuti ai farmaci per combatterle. Un wrestler, un lottatore, una persona che stava cercando di rimettersi in piedi, in barba alla sfortuna.
Tutta questa risonanza, insieme alla narrazione della bellissima storia di rinascita che tanto piace ai media, è stata stringi stringi pubblicità per la sua 'impresa' commerciale? Indubbiamente. Se immaginate che a comprare da lui siano state soltanto 'ragazzine che farebbero di tutto per una borsa firmata', oltre ad aver sostituito i vostri pensieri con banali cliché retorici, vi sbagliate e pure di grosso: le 'pazze', come oggi Pinna le chiama, che gli hanno dato (bei) soldi sono donne di tutte le età, dai 20 ai 50 e passa. Moltissime non l'hanno fatto per avere il prodotto in sé, ma per sostenerlo nella sua battaglia contro la malattia, perché ritenevano di fare una buona azione, per lui insomma. In questo, nella costruzione di una bolla d'affetto intorno a sé, Pinna è vero 'professionista': crea chat di vendita, ma soprattutto per chiacchierare con le 'clienti'. C'è sempre per loro, le intrattiene con aneddoti divertenti, condivide ciò che gli capita tra problemi legati al disturbo che dichiara di avere e innamoramenti vari. Ogni giorno. A ogni ora.
Così, le follower si ritrovano spontaneamente a ricambiare, raccontandogli quando hanno una giornata no, se le lascia il fidanzato e via dicendo. Andrea Pinna c'è sempre per loro, si insinua con grande garbo e gentilezza nelle vite di costoro che, piano piano, cominciano a vederlo come un 'amico'. Senza rendersi più conto di non averlo mai incontrato, di non 'conoscerlo' per davvero. E qui tengo a precisare un sacro dogma che vale sempre: non bisogna 'voler bene' alle persone di internet. Le vedete quotidianamente, condividono con voi molti momenti della loro vita: ma sono in ogni caso quelli che vogliono mostrarvi. Per iperbole: avete mai sentito di un serial killer che dicesse alla sue vittime: "Scappa! Ho intenzione di strangolarti entro sera!". Ecco. Sui social tutti, ma davvero tutti, stanno per un motivo: vendere. Magari anche 'solo' una narrazione, un'immagine di se stessi, fino a merce vera e propria, roba da pagare. Non fa grossa differenza. È importante tenere sempre ben a mente, però, che questi non sono né possono essere considerati 'amici'. Vogliono qualcosa. E lo vogliono da voi. Foss'anche soltanto aprioristica venerazione. Affidarcisi completamente è comprensibile, ma sbagliato. Nei casi peggiori, si può finire a piangere per aver creduto in una 'persona' che in realtà non esiste. Non è una bella sensazione, non la auguro a nessuno. Potete sentirla qui. E no, non siete più furbi o più intelligenti di questa signora. Semplicemente, siete fortunati: perché domani potrebbe benissimo capitare a voi. A tutti quanti, me compresa. Il tipo di 'legame' che i social tendono a creare con influencer e personaggi può diventare molto pericoloso, sfociando fino alla 'truffa sentimentale'. Occhio, bimbi.
Ma veniamo alle modalità con cui Andrea Pinna ha apparecchiato il proprio grande ritorno in affari. Tramite vocali sul gruppo Telegram, in cui nessuno può scrivere tranne lui, si proclama 'vittima' di 'pazze' che sì, l'hanno denunciato. Ma che si son viste arrivare indietro solo 'archiviazioni perché il fatto non sussiste'. Non è andata proprio così. Per esempio, ho prova che alcuni procedimenti contro Andrea Pinna siano ancora in corso. Un altro è stato archiviato per 'tenuità del fatto'. Ciò non comporta che non sia 'successo niente'. Ma solo che Pinna si sia saputo muovere con grande abilità. Vendere merce contraffatta è reato. Ma se questa merce non la spedisci, chi ti ha pagato non ha niente in mano per andare a denunciare il suddetto reato. Chi ha ricevuto iPhone contraffatti e borse tarocche si è recato alla Guardia di Finanza (in regioni diverse). Ma era poca roba, di 'tenue' entità, appunto. Le forze dell'ordine non si muovono, ovvio, per un solo articolo. O due. Non basta a dimostrare un eventuale schema truffaldino. Capito il gioco? Esatto.
Andrea Pinna sostiene anche che le clienti che l'hanno denunciato non solo si siano beccate archiviazione 'perché il fatto non sussiste' (e non è andata così, ndr). Ma perfino una controquerela da parte di 'giudici, avvocati, procuratori' (e magari anche il Mago di Oz) che, contro la volontà dello stesso influencer - così tiene a precisare - starebbero agendo legalmente contro di loro perchè 'mi hanno fatto perdere tempo'. Non ho una Laurea in Legge, per carità, ma 'sta tipologia di 'reato' non l'aveva sentita mai. Infatti, non esiste. Esiste il tono perentorio e dolente con cui Pinna, però, racconta tutto ciò alle nuove e vecchie accolite. Arrivando perfino ad accusare chi l'ha denunciato di 'istigazione al suicidio' - e come avrebbero fatto a 'istigarlo tramite gruppo whatsapp', visto che si è reso irreperibile per oltre un anno? Mistero! Poi mette sempre l'accento sulle proprie difficili condizioni di salute, ovviamente peggiorate da tali 'calunnie infamanti', s'è fatto perfino 'due ricoveri' a causa di 'ste voci', aggiunge. "Sono venute 'Le Iene' sotto casa mia, vi rendete conto? Proprio da me che non ho mai compiuto alcun atto illecito, a parte rubare un compasso alla Upim da bambino. Comunque, se non hanno mandato in onda nessun servizio, vuol dire che sono innocente, è una prova incontestabile", azzarda. Non proprio: 'Le Iene', come altre trasmissioni che si sono interessate al caso Andrea Pinna, hanno molto da fare. Potreste domandarlo a qualunque inviato del programma: sono più le inchieste fatte, o quantomeno proposte/iniziate, rispetto a quelle trasmesse davvero. È una regola non scritta della televisione, non può essere manipolata come 'alibi' per alcunché. Da quel che ho visto e sentito, ed è un anno che lavoro sia online che offline alla vicenda, i giornalisti, anche televisivi, si sono fermati su Pinna per non rischiare di intaccare la sua 'salute mentale', temendo si potesse fare del male. E nessuno 'vuole' una nuova tragedia simile a quella della 'ristoratrice di Lodi'. Lo capisco. Allo stesso tempo, Pinna è tornato a 'vendere', stavolta dichiarati 'cloni' di merce costosa. E il fatto che sia bipolare, dunque, gli concede licenza di fare cosa gli pare con le persone che lo seguono e gli credono? Quanti ne vogliamo mandare in terapia per proteggere la sacra 'salute mentale' di cotanto influencer decaduto? Quanti soldi possiamo tollerare vadano buttati via invano? Per quanto mi riguarda: zero. Meno di zero.
"Io rivoglio i miei 900 euro", in questi giorni sto sentendo tantissime persone che reagiscono così, elencando cifre più o meno alte, date a Pinna senza vedere indietro né la merce comprata né un rimborso. Qualcuna ha riavuto i soldi indietro, ma tendenzialmente da PayPal e soltanto se ha avuto l'accortezza, nonostante lo stesso venditore consigliasse di fare il contrario, di siglare la voce 'transazione commerciale' e non 'amici/parenti' al momento dell'invio del pagamento. Perché PayPal non copre risarcimenti nel caso di trattative tra 'amici/parenti', ma solo se i soldi sono stati inviati per acquistare. Tenetelo a mente, per cortesia, magari è un fatto che non tutti sanno. E che vale ogni volta che comprate online.
Andrea Pinna, come anticipato in apertura, sta già ricicciando fuori la storia dell'hacker che lo tartasserebbe da anni, controllandogli ogni mezzo di comunicazione, profilo Instagram ufficiale compreso, e motivo per il quale non può aprire 'un conto in banca, mi ruberebbe subito i soldi'. Per questo, dice, gli tocca far inviare il denaro non a nome suo, ma a quello di 'collaboratori' che avrebbe intorno per aiutarlo nell'attività 'date anche le mie difficili condizioni di salute'. L'ex influencer non tace, non del tutto, sui rimborsi mancati: racconta che sarebbero 'cinque o sei in totale', che sono state 'sviste' (dovute pure alla malattia, ovvio) e usa perfino 'sta leva, come detto sopra, per spingere chi lo segue a comprare:
"Ho poco più di 90 euro sul conto (ma mica non poteva aprirne uno per via dell'hacker brutto e cattivo?!, ndr), un mio collaboratore, insegnante di sostegno e persona di fiducia, purtroppo mi ha portato via tutto il denaro guadagnato da questa attività approfittando di un periodo in cui sono stato ricoverato in ospedale. Una volta tornato, non c'era più niente. Ora è in corso una causa legale con lui (persona reale, citata per nome e cognome) ma, sapete, queste cose mettono tanto tempo. Io voglio rimborsare il prima possibile, sono tuttora davvero mortificato, perché in primis sono onesto, sempre stato. Ma magari se mi aiutate comprando la merce, riesco a ridare indietro i soldi il prima possibile e a uscire da questa storia che ha reso il mio ultimo anno davvero un inferno Chiunque mi abbia ferito e denunciato, accusandomi di falsità e reati, sarà chiamato a risarcirmi di fronte alla giustizia italiana. Anzi, sta già succedendo".
Povera stella, Pinna, non fai pena né paura a nessuno. Nemmeno ai giornalisti che hai 'deciso di non querelare per pietà' (?!). Ti stai permettendo, ancora, di manipolare la realtà per tirar su due lire. Fin da queste premesse, è purtroppo evidente.
Io, a nome di Grazia Sambruna e non di MOW, mi rivolgo direttamente a te: non sono gentile né 'petalosa', non mi interessa esserlo. Mi interessa, invece, ciò che è giusto. So che conti sull'assenza di copertura mediatica riguardo alle tue 'azioni' perché più o meno tutti ti hanno intervistato scrivendo santini di te e si ritrovano ora nella scomoda posizione di dover ammettere d'aver preso un granchio, d'aver fatto pubblicità a una situazione se non altro poco chiara. So anche del grande timore che la stampa e i media riservano verso le tue dichiarate condizioni di salute, verso la tua diagnosi di bipolarismo. Facendo uno sforzo non da poco, perché ho sentito troppe persone piangere a causa tua - ti farà piacere saperlo, lo so - posso augurarti di ritrovare un equilibrio presto, di essere curato una volta per tutte. Intanto, però, auguro ancora di più alla gente di non fidarsi di te, di non comprare da te. Perché ognuno campa come può, ma non a danno di terzi.
Capisco pure che sei stato tra i primi 'influencer', quando questa parola ancora non esisteva, grazie alle 'perledipinna'. E che devi sentirti, oggi, molto offeso dal fatto che i riflettori si siano spenti. A un certo punto, non eri più 'famoso'. E ti sei ritrovato dai fasti della Milano bene a dovertene tornare a Quartu Sant'Elena, a casa di mamma e papà, senza una lira (come ti dichiari e per motivi che conosci assai bene). L'unica 'ricchezza' che ancora possedevi erano quei 400K follower su Instagram. E hai trovato il modo di farli fruttare, di monetizzarne almeno una parte. Quelli però non sono numeri, Andrea, non sono 'oche' da spennare. Ma persone con le loro vite, i loro guadagni spesso messi insieme tra grandi difficoltà, come la maggior parte di noi. Come te, prima di iniziare un business che ha fatto del male già a troppi. Vero che "i coglioni vanno inculati", lo dice Wanna Marchi. Ma, stando in metafora, alla fine in galera ci è finita lei, non le sciure che le avevano dato fiducia (e soldi). Andrea, smettila.