E va bene, facciamola finita: a questo punto, ridateci pure Colpo Grosso e chiudiamo la questione una volta per tutte. Mediaset, è con te che parliamo: hai riportato in vita La Ruota della Fortuna, Scherzi a parte, Sarabanda, i Cesaroni, il Karaoke, hai registrato un numero zero di Passaparola, si parla di Ok, il prezzo è giusto (su cui aveva provato ad allungare le zampe la Rai) e una versione italiana di Jeopardy, quiz che aveva ispirato già il Rischiatutto della Rai, perciò ormai ti manca davvero solo il programma delle “ragazze Cin Cin”.
Ne sarebbe orgoglioso il conduttore Umberto Smaila che, qualche tempo fa, raccontava che il programma piaceva anche ai frati. In questo eterno ritorno al passato, in questa tv che non guarda mai avanti, rivolta ciclicamente con lo sguardo indietro, ma fingendo contemporaneità con un’aggiustatina di facciata, tanto vale ricorrere alla terapia d’urto.
Non che la crisi creativa sia questione solamente della penisola: nel campo dell’audiovisivo non si contano i remake, i sequel, la nostalgia anni ’80 e ’90 nelle storie che vengono raccontate su piccolo e grande schermo.
È in questo contesto più generale che si inserisce anche la nostra tv, fissa in una stasi che è o ritorno al passato, oppure la riproposizione stantia di format più che decennali.
Prendiamo la tanto acclamata La Ruota della Fortuna, che s’è ingoiata la prima serata di Canale 5 e l’ha risputata fuori alle 22.00: tanti giochi nuovi, l’intelletto, indovina la soluzione, e poi alla fine, cos’è che davvero tiene alta l’attenzione del pubblico? Samira Lui che scende la scala, la sua bellezza: l’ha capito subito Ubaldo Pantani che, infatti, ha impallinato Pier Silvio Berlusconi con la sua imitazione, facendogli dire nella prima uscita che La Ruota vince con la cultura, ma soprattutto con la “figa”. Non a caso, sulla scia del successo di Samira Lui, ad Affari Tuoi si sono sbrigati ad inserire la ballerina Martina Miliddi, con tanto di stacchetto durante la puntata il cui scopo altro non era che avere una valletta anche nel gioco dei pacchi. Nello specifico, una valletta fomentatrice di ormone.
Se Passaparola dovesse riuscire a tornare davvero sugli schermi, ci sarà una bella squadra di “letterine” da schierare in campo. L’esperimento non aveva funzionato granché con le sei veline dell’edizione in prima serata di Striscia la notizia, ma potrebbe riuscire nel game show: del resto, cosa sarebbe Passaparola senza le “letterine”? Esatto, un altro programma.
Allora, se proprio dobbiamo guardare indietro, facciamolo una volta per tutte: che sia Colpo Grosso, i mezzi spogliarelli di seconda serata, i costumi scosciati, Mediaset in tutta la sua essenza di tv commerciale che vende, senza vergognarsi di ammiccare per poter appunto vendere né ha bisogno di tirare in ballo la cultura. Torniamo indietro fino al punto di non ritorno, gli scollacciamenti e le fantasie del pubblico appiccicato allo schermo: poi però, ricominciamo a scrivere una tv che abbia un’idea degna di essere chiamata tale.