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La benedizione

Socialismo sì, Lavazza pure. Raffaele Guliani, l’influencer antisionista col pugno chiuso, è il conduttore del Basement Caffè del brand accusato dai pro Pal di fare affari con Israele

Riccardo Canaletti

22 giugno 2026

Socialismo sì, ma Lavazza pure. Raffaele Giuliani, onnipresente sui social e in tv, nuovo volto della sinistra giovane, è un convinto anticapitalista e antisionista, ma è diventato il volto del nuovo Basement Caffè by Lavazza, l’interessante talk show per giovani su YouTube che ricorda i nuovi format americani. Esperia fa notare la contraddizione, sui social in molti ne parlano e si chiedano se allora, quella dell’influencer, sia stata solo una recita. Noi crediamo di no e che queste contraddizioni siano perfettamente umane

Non si fa che parlare - sui social, nella BOLLA - del Basement Caffé by Lavazza, il talk show dei giovani, una versione aggiornata di quello che faceva Vice, dove vari ragazzi si scontrano su tematiche politiche. È una cosa che arriva dall’America, un’americanata, che funziona e risulta interessante. A condurla è l’enfant prodige degli influencer di sinistra, Raffaele Giuliani, 299mila follower, video lunghissimi e famoso per essere bravissimo a farli, cioè a farsi sentire nonostante la lunghezza. Famoso anche, però, per essere un progressista di sinistra che rivendica approcci socialisti alla vita comune (dall’educazione sessuale, finanziaria, digitale e politica nelle scuole, un’aberrazione sovietica, alla patrimoniale). 

La cosa che torna poco, almeno secondo molti sui social, è come possa uno che rivendica così fieramente la sua identità politica, di marxista convinto (che festeggia con torte al cioccolato e saccapoche a forma di falce e martello), sentirsi a proprio agio nel condurre un programma per una grande azienda come Lavazza, simbolo del capitalismo, tra l’altro, come nota Gino Zavalani su Esperia, tra i brand accusati di avere affari economici imperdonabili con Israele, dunque meritevole di essere boicottata secondo gli standard del convinto antisionista Giuliani. Giuliani sa già cosa serve all’Italia. 

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Alcuni direbbero che Giuliani è solo un prodotto borghese dei suoi studi universitari (in filosofia e psicologia), e come spesso capita è effettivamente così, nulla di più. Non c’è nessuna contraddizione nel suo modo di performare, poiché è esso stesso parte del grande circo mediatico dentro il quale tutti, più o meno, galleggiano, mentre altri, come lui, navigano a tutta velocità, nella direzione del profitto o del successo o di entrambe le cose. Cosa, serve sottolinearlo, assolutamente positiva. 

Come giustificare la sua presenza a un evento Lavazza dunque? Con quei sentimenti umanissimi (borghesi?) che riguardano tutti e che, smessi i panni dell’ideologia, restano addosso come una vecchia abbronzatura un po’ troppo forte, qualche macchia sulla schiena e sulle braccia: vanità, successo, autocompiacimento, orgoglio per se stessi, autostima. A Giuliani piace fare ciò che fa e, come è giusto che sia, gli piace più di quanto non sia convinto delle sue stesse battaglie. 

Certo, probabilmente non farebbe mai l’influencer di destra, e perché dovrebbe anche solo pensarci? Ciò che fa non solo è apprezzatissimo, ma coerente con il target a cui punta: le generazioni più giovani affamate di giustizia sociale, con uno o due sogni nel cassetto e i soldi e molta rabbia nei confronti di quel modello che ha chiuso loro le porte in faccia (il modello non è il capitalismo, amici miei, ma la realtà). 

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