Non si fa che parlare - sui social, nella BOLLA - del Basement Caffé by Lavazza, il talk show dei giovani, una versione aggiornata di quello che faceva Vice, dove vari ragazzi si scontrano su tematiche politiche. È una cosa che arriva dall’America, un’americanata, che funziona e risulta interessante. A condurla è l’enfant prodige degli influencer di sinistra, Raffaele Giuliani, 299mila follower, video lunghissimi e famoso per essere bravissimo a farli, cioè a farsi sentire nonostante la lunghezza. Famoso anche, però, per essere un progressista di sinistra che rivendica approcci socialisti alla vita comune (dall’educazione sessuale, finanziaria, digitale e politica nelle scuole, un’aberrazione sovietica, alla patrimoniale).
La cosa che torna poco, almeno secondo molti sui social, è come possa uno che rivendica così fieramente la sua identità politica, di marxista convinto (che festeggia con torte al cioccolato e saccapoche a forma di falce e martello), sentirsi a proprio agio nel condurre un programma per una grande azienda come Lavazza, simbolo del capitalismo, tra l’altro, come nota Gino Zavalani su Esperia, tra i brand accusati di avere affari economici imperdonabili con Israele, dunque meritevole di essere boicottata secondo gli standard del convinto antisionista Giuliani. Giuliani sa già cosa serve all’Italia.
Alcuni direbbero che Giuliani è solo un prodotto borghese dei suoi studi universitari (in filosofia e psicologia), e come spesso capita è effettivamente così, nulla di più. Non c’è nessuna contraddizione nel suo modo di performare, poiché è esso stesso parte del grande circo mediatico dentro il quale tutti, più o meno, galleggiano, mentre altri, come lui, navigano a tutta velocità, nella direzione del profitto o del successo o di entrambe le cose. Cosa, serve sottolinearlo, assolutamente positiva.
Come giustificare la sua presenza a un evento Lavazza dunque? Con quei sentimenti umanissimi (borghesi?) che riguardano tutti e che, smessi i panni dell’ideologia, restano addosso come una vecchia abbronzatura un po’ troppo forte, qualche macchia sulla schiena e sulle braccia: vanità, successo, autocompiacimento, orgoglio per se stessi, autostima. A Giuliani piace fare ciò che fa e, come è giusto che sia, gli piace più di quanto non sia convinto delle sue stesse battaglie.
Certo, probabilmente non farebbe mai l’influencer di destra, e perché dovrebbe anche solo pensarci? Ciò che fa non solo è apprezzatissimo, ma coerente con il target a cui punta: le generazioni più giovani affamate di giustizia sociale, con uno o due sogni nel cassetto e i soldi e molta rabbia nei confronti di quel modello che ha chiuso loro le porte in faccia (il modello non è il capitalismo, amici miei, ma la realtà).