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25 aprile 2026

Buon 25 aprile da Mediaset: perché al Gf Vip non si può dire che Alessandra Mussolini sia nipote del duce?

  • di Grazia Sambruna Grazia Sambruna

25 aprile 2026

Alessandra Mussolini concorre al Grande Fratello Vip e forse se il reality non ha chiuso è anche 'merito' suo. Divertente, verace, litiga con chiunque creando dinamiche fumantine. Una manna dal cielo per gli autori e pure per il pubblico. Nell'ultima puntata, però, in diretta su Canale 5, Marco Berry, durante una discussione, ha lasciato intendere che la nostra fosse nipote del duce. Grande scorno in studio, tutti gli hanno dato contro perché, a quanto pare, la pura verità sarebbe 'troppo offensiva'. E non ci si dovrebbe nemmeno permettere di dirla. Allora, via: sui social in tanti empatizzano con lei: non è mica una colpa portare quel cognome. No, infatti. Ma non averne mai preso le distanze in decenni di attività mediatica (e perfino politica) forse un pochino sì. Non basta indossare due maglie rainbow sui social o travestirsi da Lady Gaga al Gf Vip per farci dimenticare anni di attivismo nell'estrema destra. "Meglio fascista che fr0cio!" non l'ha strillato in tv nonno Benito, eh? Ma intanto, buon 25 aprile da Mediaset!
Buon 25 aprile da Mediaset: perché al Gf Vip non si può dire che Alessandra Mussolini sia nipote del duce?

Finalmente al 'Grande Fratello Vip' si bisticcia! In questa edizione, comunque non premiata dagli ascolti, i concorrenti litigano ogni due per tre, lasciando da parte grazie al cielo amorazzi fake e (troppi) piagnistei. La puntata trasmessa alla vigilia del 25 aprile, però, si è aperta con uno scontro molto particolare. E dall'esito bizzarro. Alessandra Mussolini, oramai vera e propria colonna portante del reality per veracità e dinamiche partorite, ha una discussione con l'ex Iena Marco Berry. Lo chiama 'imbecille', 'brutto' e compagnia, stile Vittorio Sgarbi con il suo leggendario 'Capra! Capra! Capra!'. Fino a qui tutto regolare, classico materiale da reality trucido, in purezza. Succede che Berry, a una certa, le risponda: "A differenza tua non uso parole per offenderti perché già il tuo nome è un insulto". Apriti cielo! La nostra prende a chiedergli istericamente cosa intendesse dire, dallo studio opinioniste e conduttrice fanno fronte compatto contro Berry, un coro greco di 'Come ti permetti?!", il biasimo collettivo verso quest'uomo raggiunge Marte. E così lui rincula, fa marcia indietro, rincula spiegando che avrebbe detto lo stesso "anche a Renato se mi avesse trattato male. Perché chi usa certe parole si definisce da solo e insulta davvero più che altro se stesso". Che non fosse questo il punto del Berry-pensiero è chiaro anche ai ciottoli di fiume. Ma la domanda rimane: perché al 'Grande Fratello Vip' non è stato possibile dire alla nipote del duce... 'sei la nipote del duce'? 

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In realtà, è pure peggio di così: Marco Berry voleva dire che essere fascisti sia già di per sé un insulto. Ma gli è stato impedito, con sommo scorno. Sommo scorno ripetuto poi dalla (piccola o grande) 'opinione di massa' sui social, un riverbero incessante che sposa la causa 'Povera Alessandra! È solo nata con quel cognome! Le colpe dei nonni non possono ricadere sui nipoti e in ogni caso il pregiudizio è sempre da gran maleducati!'. Ottimo bimbi, ma verso una cosa che si chiama 'Fascismo' non esiste pregiudizio. C'è già stato, grazie al cielo, un giudizio storico molto preciso che ne ha stabilito il livello di orrore e disumanità. Il Fascismo è stato combattuto e (diciamo) sconfitto. L'apologia del Fascismo è tuttora un reato. O almeno lo sarebbe. Non è questione di colore politico, che vi sentiate più vicini alla Destra o alla Sinistra, qualsiasi regime dovrebbe provocarvi terrore. Perché ce la siamo guadagnata col sangue 'sta pur scalcagnata democrazia. 

Ma non sarà un po' eccessivo tirare in ballo questi grandi temi di fronte al 'Grande Fratello Vip'? Assolutamente no. Ciò che va in onda, ogni cosa che va in onda, contribuisce a formare prima e ad alimentare poi un pensiero negli spettatori (che sì, siamo noi). Se qualcuno viene cazziato in diretta nella prima serata di Canale 5 nel momento in cui sta per dire alla nipote del duce che è la nipote del duce, facendolo passare per gran maleducato e suscitando empatia per la porella così brutalmente e ingiustamente attaccata, abbiamo un problema. Perché, in un mondo normale che nemmeno oggi è purtroppo quello in cui viviamo, non c'è spazio per l'empatia verso il Fascismo. E anche oggi l'acqua è bagnata, signori. Quindi tocca spiegare, per davvero, come mai Alessandra Mussolini non sia mera vittima del proprio cognome ingombrante e tartassato da orribili pregiudizi. Santo cielo, procediamo.

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Alessandra Mussolini non si chiama Benito e non ha messo in piedi il Ventennio. Fin qui, siamo tutti d'accordo. Alessandra Mussolini, però, non ha mai davvero preso le distanze dal cognome con cui, senza colpa, è nata. Anzi. Siamo un Paese tanto bizzarro da esser riuscito a dar spazio mediatico alla 'povera Alessandra' proprio in virtù del fatto che si chiamasse Mussolini, sì, anche quando negli anni '80 muoveva i primi passi in tv da showgirl e starlette desnuda. Si fosse chiamata 'Rossi' non avrebbe avuto le stesse chance di visibilità, di sicuro non sarebbe stata ospite fissa da Maurizio Costanzo a litigar con Vittorio Sgarbi. Poi a parlare per lei ci sono soprattutto i decenni di attività politico nell'estrema destra (Alleanza Nazionale) fino ai suoi più celebri sproloqui televisivi. Ne vogliamo ricordare uno, sperando che basti: quando a Porta a Porta la nipote del duce, già proclamatasi orgogliosamente fascia, strillò in faccia a Vladimir Luxuria 'Meglio fascista che frocio!". Questa cosa qui non l'ha mica detta nonno Benito, eh? Anche se magari eravate nella culla nel momento in cui è successo. 

Alessandra Mussolini ha dato il doppio cognome ai suoi figli, scelta curiosa per quei tempi e di certo non diffusa quanto oggi. Il rampollo calciatore ventenne ha poi deciso di usare soltanto 'Mussolini' o almeno quello s'è fatto scrivere sulla maglia della squadra per cui gioca. Di sicuro stiamo elencando soltanto una lista di fortuite coincidenze e pensiamo male. Però, insomma, questi sono i fatti. Vero anche che negli ultimi anni la nipote del duce abbia sfoggiato un paio di maglie arcobaleno su Instagram, che a parole si sia detta improvvisamente favorevole ai diritti della comunità rainbow. Nonché ai trend social che purtroppo tali tematiche sono diventate: garantiscono un engagement stellare, inutile negarlo. Quindi da una parte abbiamo decenni di storia personale orgogliosamente e dichiaratamente fascista e dall'altra un paio di storie Instagram postate quando i tempi erano molto convenienti per postarle. Credo non ci sia bisogno di proseguire, sarebbe un'offesa alla vostra intelligenza.  

In un qui e ora in cui i giornalisti del Tg1 una settimana sì e l'altra pure prima di 'dare le notizie' leggono comunicati allarmanti sul fatto di non essere liberi di svolgere il proprio mestiere a causa di ingerenze politiche, su Canale 5 non si può dire alla nipote del duce che sia la nipote del duce. Sarebbe troppo maleducato, mica si può vivere di pregiudizi, povera stella, non è colpa sua se nonno aveva diciamo... un caratteraccio. La direzione è piuttosto precisa, nitida. E va avanti da un bel po': c'è sempre un unico racconto di ogni cosa, qualunque critica è stigmatizzata alla stregua di 'gran maleducazione', mentre vengono esaltate 'qualità' come il garbo e l'eleganza. L'eleganza di non dire niente, per esempio, mentre si sta sempre perfettini e composti non importa cosa accada. Avete notato che i più 'grandi' influencer siano meri megafoni di trend, tutti uguali, ripetono le medesime cosucce, pare non abbiano un pensiero né politico né personale o non volesse il cielo individuale? Perché averne quando si può passare il tempo a discettare dei video AI sulle love story tra frutti di bosco animati che stanno andando fortissimo su X? Già, perché avere un'opionione quando esistono così tante robe divertenti in giro? 

Bimbi, la realtà non è rassicurante. Viviamo in un qui e ora di merda tra precariato, prezzi assurdi e una pressoché totale mancanza di diritti e garanzie per il cosiddetto 'futuro' che, teoricamente, dovremmo avere davanti. Non che il presente sia migliore, per carità, fa schifo uguale. E nessuno pare volersene occupare. Del resto, noi abbiamo perfino smesso di chiedere e pretendere che qualcuno lo faccia. C'è un motivo ben preciso se i media ci vogliono fogli A4 e si chiama anestesia di massa. Finché ci preoccuperemo dei piagnistei di una starlette qualunque perché 'è così vera, proprio non se lo meritava un fidanzato traditatore infame!', tralasceremo di pensare ad altro. Come per esempio agli affari nostri che, nella società del garbo e della buona educazione, sono orribili. Ma nessuno urla più né a casa né in tv. Perché è la tv a dirci di non urlare più. Tanto quanto i social, ogni giorno, ogni minuto.

Intanto, già lo scorso anno, Mario Adinolfi all'Isola dei Famosi era stato fatto passare per grande saggio, paciere, uomo mite e di finissima cultura. La stessa finissima cultura che gli avrà suggerito di dichiarare pubblicamente, ai tempi in cui ambiva ad avere rilevanza politica (ne vuole ancora, ndr) che bisognerebbe proprio sparare agli omosessuali, probabilmente. Allo stesso modo, Alessandra Mussolini al 'Grande Fratello Vip' non è una Alessandra qualunque, povera vittima di pregiudizi ingiusti e campati per aria. È una persona che si è dichiarata attivamente e fieramente fascista per tutta la vita. No, non si può prescindere da questo perché adesso intanto 'è solo in un reality, mica in Parlamento'. Alessandra Mussolini è la concorrente più divertente di questa edizione, vulcanica, davvero fortetostaindipendente, sta simpatica a tutti quanti. Mentre, però, nessuno può azzardarsi a ricordare che sia la nipote del duce. O passa per scostumato, si prende un enorme cazziatone corale. E questo è pericoloso. Perché certe idee, volessero tornare - e lo vogliono - non ricommetterebbero, almeno non inizialmente, l'errore di farlo con l'olio di ricino. Il sorriso è molto più efficace, sottile, pervasivo, empatico perfino. Quindi di fronte a cotanto 'Buon 25 aprile' da parte di Mediaset (e non solo), tocca ricordare ora e sempre l'estrema necessità d'essere non maleducati, ma maleducatissimi. Per esempio, chiamando i fascisti col loro nome: 'Fascisti'. Pure se oggi in tv si travestono da Lady Gaga. Anzi, soprattutto quando oggi in tv si travestono da Lady Gaga. 

https://open.spotify.com/show/5T9xxCp5taZVjub6B8YF56

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