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22 agosto 2026

Capossela e Capovilla con “Tutti Bodyguard” ci tolgono la corazza e ci rovinano l’estate (per fortuna)

  • di Sara Murgia

22 agosto 2026

Dopo un’estate passata quasi in silenzio, una canzone torna a far venire voglia di scrivere di musica. “Tutti Bodyguard” di Vinicio Capossela, con Pierpaolo Capovilla, riprende un brano del 1996 e lo scaraventa nel 2026: tra guerre e indignazione selettiva, dentro una zona protetta. Non è la canzone dell’estate: è quella che, per fortuna, rischia di rovinarcela

foto di Instagram

Capossela e Capovilla con “Tutti Bodyguard” ci tolgono la corazza e ci rovinano l’estate (per fortuna)

Quest’estate non ho praticamente scritto di musica. E non perché fossi troppo impegnata a stare al mare, che sarebbe stata peraltro un’ottima giustificazione, ma perché non c’era quasi niente di cui avessi davvero voglia di scrivere. Ho pensato che il silenzio, ogni tanto, è una forma di recensione. Stamattina, però, ho ascoltato Tutti Bodyguard di Vinicio Capossela con Pierpaolo Capovilla, FiloQ e Fan Fath Al. Finalmente una canzone sulla quale mi viene voglia di dire qualcosa.
Il paradosso è che non è nemmeno davvero una canzone nuova.Tutti Bodyguard nasce infatti da Body guard, contenuta ne Il ballo di San Vito, disco del 1996 che quest’anno compie trent’anni. Solo che, trent’anni dopo, quella guardia del corpo è diventata qualcos’altro: nel 2026 forse siamo diventati tutti bodyguard. Non degli altri, sarebbe già qualcosa, ma di noi stessi. Ci proteggiamo da tutto. Dalle persone, dalle opinioni, dalle notizie che ci disturbano, dalle immagini che preferiremmo non vedere. Abbiamo imparato perfettamente a costruirci una zona di sicurezza nella quale indignarci il giusto, possibilmente senza che l’indignazione interferisca troppo con l’aperitivo. Capossela lo dice parlando di una bodyguard diventata una corazza per la coscienza, buona a tenere il mondo lontano dal divano.
Poi entra Pierpaolo Capovilla e, quando entra Capovilla, difficilmente entra in punta di piedi. La sua voce non accompagna Capossela: gli si mette accanto e sporca tutto quello che rischierebbe di diventare soltanto esercizio nostalgico. Non siamo davanti alla rimpatriata dei trent’anni, al “quanto eravamo belli negli anni Novanta”, operazione che ormai l'industria musicale pratica con la stessa frequenza con cui noi quarantenni diciamo che una volta si stava meglio.

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Un post condiviso da Vinicio Capossela (@vcapossela)


Qui gli anni Novanta vengono presi e scaraventati nel presente. Musicalmente dentro ci finiscono dub, Balcani e la fanfara dei Fan Fath Al, ma soprattutto ci finisce il 2026. Quello in cui la parola sicurezza è diventata una specie di passepartout capace di aprire e, soprattutto, chiudere qualsiasi porta. Il brano era nato in occasione dell’omaggio a Don Andrea Gallo a Genova, nel decennale della sua morte, e forse non poteva esserci origine più coerente per un pezzo che parla, in fondo, della tentazione di girarsi dall’altra parte. Da cosa stiamo cercando di non farci toccare? Dal dolore degli altri? Dalla guerra? Dalla povertà? Da chi arriva? Da chi protesta? Da tutto ciò che rischia di incrinare la convinzione rassicurante che, se il problema rimane abbastanza lontano da casa nostra, allora forse non è davvero un problema nostro? E così alziamo cancelli, blocchiamo, silenziamo, scorriamo. Abbiamo inventato persino un gesto del pollice per far sparire quello che non vogliamo vedere. Forse è anche per questo che Tutti Bodyguard mi ha fatto tornare voglia di scrivere di musica dopo un’estate in cui la musica, almeno a me, aveva dato pochissimo da dire. Grazie a Dio, nin è la canzone dell'estate, ma è una canzone che rovina un po’ l’estate. Ti entra mentre vorresti continuare tranquillamente a occuparti delle tue cose e ti ricorda che, fuori dalla nostra piccola area protetta, continua a esistere il mondo. E che forse il problema non è avere bisogno di una bodyguard. Quindi riscrivo dopo una estate di assenza, perchè avevo bisogno di qualcuno che usasse la musica per dire qualcosa; sì, lo faccio solo ora per parlare di due uomini che continuano ostinatamente a credere nel potere della parola. Vinicio Capossela e Pierpaolo Capovilla non ci proteggono da niente. Per fortuna.

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