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Che lagna i Pink Floyd per l’Ucraina:
se volete aiutare (e aiutarvi) leggete Limes

  • di Leonardo Masi Leonardo Masi

9 aprile 2022

Che lagna i Pink Floyd per l’Ucraina: se volete aiutare (e aiutarvi) leggete Limes
Si intitola “Hey Hey Rise Up” il nuovo inedito dei Pink Floyd realizzato dopo 28 anni con il cantante ucraino Andriy Khlyvnyuk della band americana Boombox. Il tutto è utile a raccogliere fondi per il popolo ucraino, niente da dire: ma non bastava metterci la faccia? Era proprio necessario fare musica, brutta, “arte di partito”, che quindi è arte di parte, per partito preso?

di Leonardo Masi Leonardo Masi

Ben inteso, nessuna velleità. Nessuno pretende che l’arte, compresa quella musicale, si sostituisca alla complessità di una disciplina scientifica, né che impartisca lezioni di geopolitica. Ma i Pink Floyd, che dopo 28 anni fanno uscire un inedito che è praticamente un inno all’Ucraina è la dimostrazione che oggi l’arte e la cultura siano una pura operazione di marketing, una ricerca continua del consenso, ed un consenso che deve sempre adeguarsi e rincorrere l’attuale, quello che avviene qui ed ora, e non dobbiamo perdere l’attimo per non appassire e svanire nell’alveo di coloro “che non si sono espressi”, “che non hanno preso posizione”, “gli ignavi della cultura”. Sto parlando di “Hey Hey Rise Up” , nuovo inedito dei Pink Floyd realizzato con il cantante ucraino Andriy Khlyvnyuk della band americana Boombox; un vero e proprio inno alla resistenza ucraina. Pink Floyd tra l’altro senza Roger Waters, il quale aveva espresso recentemente una posizione abbastanza critica nei confronti di entrambi i Paesi in conflitto.

Ora, finché queste operazioni le fanno J-Ax, i Maneskin o i trogloditi del positive vibe che devono sempre sentirsi sulla scena, va bene. Ma i Pink Floyd, che bisogno ne hanno? Sono dimenticati dai loro fan? Hanno le pressioni dellletichetta perché si esprimano sulla guerra in Ucraina? La cultura deve sospingere alla riflessione, al dubbio ad un continuo rimuginio, e quando la musica fa politica deve sapere cosa e come dirlo, con un segno tangibile di complessità, con una ricerca della complessità stessa. Anche Giovanni Lindo Ferretti - ex CCCP, CSI e poi battitore liberissimo - ci parla di politica, ma lo fa con uno sguardo all’universale, ai massimi sistemi, e quel che pensa della contingenza politica è sì deducibile dalla sua opera musicale, ma te lo viene a esplicitare solo nel privato, non nella musica.

Ma non si può e deve fare propaganda, perché il suddetto brano dei Pink Floyd è proprio la rappresentazione massima di “arte di partito”, che però è arte di parte, per partito preso. Va bene, ok, vuoi raccogliere fondi per gli Ucraini? Azione lodevole. Ma perché mettere di mezzo la musica? Non puoi sbattere il tuo bel faccione davanti una campagna promozionale? Che me ne faccio di un brano musicale che è puro strumento, capace solo di parlare alla pancia delle persone? Allora, sapete che vi dico, Pink Floyd? Alle vostre lagne emotive preferisco mille mila volte ascoltare le lezioni di Dario Fabbri, che almeno fa il suo lavoro e non mente a se stesso, o comprarmi mensilmente Limes, che ha il dono della complessità e della plurità dei punti di vista (e che recentemente ha superato le 150 mila copie vendute). Oppure, se proprio vogliamo rimanere in tema musicale, meglio il silenzio, di fronte alle atrocità della storia. Nick Cave ce lo disse durante la pandemia: nessun concertino online acchiappa soldi, ma “farsi da parte” e “riflettere sulla nostra funzione”, quella di musicisti. Un giusto monito ai Pink Floyd e ai centometristi del consenso.

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