Yoshitoshi Shinomiya, al suo primo lungometraggio da regista dopo una carriera passata a dipingere fondali per autori come Makoto Shinkai e Sunao Katabuchi, sceglie di insegnare un gesto, più che raccontare una “semplice storia”. Insegna a guardare in alto, a osservare il cielo, a leggere il vento e ad aspettare proprio quel momento giusto. Questo è A New Dawn: il momento giusto per vedere scoppiare l’orizzonte.
Presentato alla Berlinale e poi premiato ad Annecy, il film nasce dallo sguardo di un pittore prima ancora che da quello di un regista. Shinomiya costruisce infatti gli ambienti con la pazienza di chi sa che un paesaggio racconta sempre qualcosa delle persone che lo abitano. Il mare, le montagne, l'isola, le nuvole, il laboratorio dei fuochi d'artificio respirano insieme ai personaggi. La luce cambia durante il giorno, il vento attraversa gli alberi, l'aria sembra avere un peso. Persino la CGI sceglie la discrezione, accompagnando il movimento, aggiungendo profondità, ma si mimetizza dentro il disegno fino quasi a scomparire. Rimane una sensazione di artigianato, come se ogni fotogramma fosse stato dipinto a mano. Una sensazione rafforzata da una splendida sequenza in stop motion, tanto inattesa quanto perfettamente integrata nel racconto.
Anche per questo viene naturale pensare al manga Insomniacs After School. Non per la trama, che segue strade diverse, ma per quella sensibilità tutta giapponese che trasforma il cielo in un luogo dell'anima. Là erano le stelle a unire due ragazzi incapaci di trovare posto nel mondo, qui sono il vento e gli hanabi, i fuochi d'artificio, a dare forma ai sentimenti. I protagonisti, tre ragazzi (due fratelli e un'amica d'infanzia), passano buona parte del tempo con la testa rivolta verso l'alto. Cercano il cielo giusto, aspettano il vento favorevole, studiano la notte giusta. Ogni emozione passa da lì.
La storia racconta una storica famiglia di artigiani dei fuochi d'artificio, erede di una tradizione lunga tre secoli nata su un'isola che un tempo apparteneva ai pirati. Intorno, però, il mondo continua a cambiare. La riqualificazione urbana avanza, il laboratorio è destinato a chiudere e quindi a scomparire e con lui un sapere che sembra appartenere a un altro tempo. Shinomiya affronta questo passaggio con una delicatezza rara. La nostalgia non occupa mai il centro della scena. Il passato continua a vivere dentro i gesti, nelle mani degli artigiani, nei racconti degli anziani e negli occhi dei ragazzi che ancora non hanno deciso quale direzione prendere. È proprio qui che A New Dawn trova la sua idea più bella. I protagonisti portano sulle spalle il peso di un errore commesso da ragazzini. Quel trauma li accompagna per anni, fino al momento in cui riescono finalmente a comprenderne il significato. Insieme a quella ferita cambia anche il modo di guardare gli adulti. I maestri dell'isola non hanno mai cercato qualcuno disposto a ripetere il passato. Hanno coltivato persone capaci di raccoglierne lo spirito, di aggiungere qualcosa di proprio, di immaginare un modo di illuminare il cielo che nessuno aveva ancora esplorato: è così che una tradizione attraversa trecento anni senza smettere di essere viva.
Il momento decisivo arriva quando il film sembra pronto a regalare il suo grande spettacolo. Tutto converge verso quell'hanabi speciale, quello fatto con “il verde di Parigi” che è costato così grande fatica ai nostri protagonisti. Lo spettatore aspetta quell'istante, ma Shinomiya non è interessato alla semplice esplosione. Shinomiya rifiuta perfino la tentazione di trasformare quello scoppio in un'apoteosi. La macchina da presa resta sorprendentemente sobria. L'emozione nasce subito dopo, quando quella luce continua a vivere dentro i personaggi molto più a lungo della sua durata nel cielo. Dentro quella luce convivono gli anziani che hanno costruito quell'eredità, i ragazzi che finalmente trovano il coraggio di raccoglierla e, quasi come un'eco lontana, i pirati che secoli prima ritrovavano la strada di casa seguendo le stelle. Cambiano gli strumenti. Resta immutato il bisogno di orientarsi guardando il cielo.
Anche il titolo acquista improvvisamente un peso diverso. A New Dawn è una promessa. Il film accompagna i protagonisti fino al momento in cui comprendono che ogni generazione riceve qualcosa di prezioso con il compito di aggiungervi una parte di sé; la tradizione continua a vivere proprio perché cambia, proprio perché qualcuno trova il coraggio di immaginare un cielo che nessuno aveva ancora illuminato. Persino la sottotrama dedicata al consigliere comunale che porta alla luce gli interessi e le opacità dietro la riqualificazione urbana trova posto dentro questa riflessione. Lo sviluppo resta un po' sbrigativo e lascia la sensazione che qualche passaggio avrebbe meritato maggiore respiro, ma il suo significato rimane coerente con il resto del film. Ogni comunità sceglie continuamente che cosa custodire, che cosa trasformare e quale futuro consegnare a chi verrà dopo.
È qui che emerge con maggiore forza il percorso di Yoshitoshi Shinomiya. Gli anni trascorsi accanto a Makoto Shinkai non affiorano come un esercizio di stile o come una citazione. Affiorano nella sensibilità con cui guarda il paesaggio. Il cielo continua a essere il luogo dove prendono forma i sentimenti, la luce racconta il tempo che passa, il vento modifica gli stati d'animo ancora prima delle parole. Shinomiya aggiunge però una dimensione tutta sua: gli hanabi sostituiscono le stelle come linguaggio emotivo e i fondali dipinti restituiscono al film una matericità che sembra appartenere più alla pittura che all'animazione. Chi ha amato Insomniacs After School ritroverà quella stessa abitudine ad alzare gli occhi. Le stelle, il vento e gli hanabi smettono di essere elementi del paesaggio e diventano il modo con cui i personaggi imparano a conoscersi, a fare pace con il passato e a immaginare il futuro. Il cielo diventa una pagina ancora bianca, pronta ad accogliere un'altra storia. Alla fine resta proprio questo. La sensazione che ogni hanabi duri troppo poco e che proprio per questo riesca a lasciare un segno così profondo. A New Dawn invita ad alzare la testa perché è lì che cominciano i sogni. Su la testa, amico. Yoshitoshi Shinomiya ci tiene lì per tutto il film. Tra il vento, le stelle e gli hanabi. Per ricordarci che ogni nuova alba nasce sempre da qualcuno che, la notte prima, ha avuto il coraggio di immaginare un cielo diverso.