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1 novembre 2020

Cosa sono (e come si conteggiano)
i grandi elettori americani?

  • di Giulia Toninelli Giulia Toninelli

1 novembre 2020

Le elezioni americane sono sempre più vicine e (forse) dalla mattina del 4 novembre conosceremo il nome del nuovo Presidente degli Stati Uniti. Ma quando si parla di voto in America si parla anche di grandi lettori. Ecco che cosa sono e perché il loro numero è quello che conta di più
Cosa sono (e come si conteggiano) i grandi elettori americani?

270 per le elezioni americane è un numero magico, ed è l'unico che conta davvero. Dopo mesi e mesi in cui i punti dei sondaggi nazionali sono rimbalzati da un canale televisivo ad un altro, si avvicina finalmente la data in cui quel numerino decreterà il nome del nuovo Presidente degli Stati Uniti d'America. 

Perché, nella sfida alla presidenza, che Biden sia "avanti di 10 punti" o "indietro di 5" su scala nazionale è un concetto relativo, spesso poco chiaro e non così attendibile. Quello che conta davvero - in campagna elettorale e nel finale coincitato - sono i grandi elettori. 

Concezione astratta che spesso in Europa fatichiamo a comprendere, cercando di rapportarlo al nostro modo di votare di decifrare i dati elettoriali, il voto federale americano rappresenta l'essenza stessa degli USA: complessi, a volte contradditori, unici. 

I grandi elettori sono i delegati che compongono il collegio elettorale che elegge il Presidente degli Stati Uniti. Il numero totale è di 538 rappresentati, somma del numero di senatori e di deputati di ogni stato. E qui si ritorna al magico numero: 270. La cifra sufficiente a uno dei due candidati per ottenere la maggioranza assoluta e diventare di diritto Presidente. 

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Ogni stato degli USA può vantare un certo numero di grandi elettori, assegnati proporzionalmente al numero di abitanti residenti in ciascun luogo: il Texas, ad esempio, mette sul piatto 38 elettori, la California 55, l'Indiana solo 4 e così via. Al momento gli stati che andranno sicuramente a Biden fanno un totale di 216 grandi elettori mentre Trump ne può vantare 125. 

Analizzando la situazione più nel dettaglio è chiaro che molti dei Swing states - gli stati ancora incerti sul voto, su cui si svolge la serrata battaglia elettorale - tendano più in una o nell'altra direzione. Impossibile pensare, ad esempio, che il Texas, da sempre fortemente repubblicano, vada ai democratici di Biden. 

La particolarità del sistema elettorale porta quindi alla possibilità, avvenuta già nel 2016 con la Clinton, che il voto nazionale porti a un risultato diverso rispetto a quello dei grandi elettori, decretando Presidente il candidato come votato dal pubblico. Hillary Clinton nel 2016 chiuse le elezioni con circa 1.500.000 voti in più rispetto a Donald Trump, che venne però eletto grazie alle vittorie per singolo stato. 

Ottenendo la maggioranza in un luogo infatti non si portano a casa un numero di grandi elettori proporzionati rispetto ai voti, ma l'intero pacchetto di grandi elettori dello stato. Se Trump vincesse in Florida, ad esempio, potrebbe vincere di 1 o di un milione di voti, ma conquisterebbe comunque la stessa identica cosa: i 29 grandi elettori dello stato della Florida. 

Analisi che ci permettono di dire oggi che Joe Biden conquisterà quasi sicuramente un numero di voti su scala nazionale superiori a quelli di Trump, ma ancora non sappiamo dire da che parte cadranno le scelte dei battleground states, che quest'anno più che mai decideranno il risultato delle elezioni americane. 

 

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