Ci ha cresciuti, quella villa. Per chi ha vissuto il ventennio berlusconiano, Villa Certosa è stata luogo di leggende: una Narnia segreta, ma in Sardegna, nella Costa Smeralda dei ricchissimi che si spiaggiano a suon di soldoni. La “vita Smeralda” anni ’90inizi 2000, tra vippame, yacht, calciatori e belle ragazze. E politica, tanta politica. Perché Villa Certosa non rappresenta solo la Sardegna dove il Silvio in bandana si univa in compagnia cantante ad Apicella; Villa Certosa è il luogo in cui l’ex ministro Ceco Topolanek finiva fotografato con le pudenda all’aria a bordo piscina, tra ragazze e feste; dove “l’amico Putin” era ospite atteso ma dove arrivavano anche Tony Blair e il senatùr Umberto Bossi in canotta bianca.
Eccesso e grottesco sono sempre andati di pari passo, nell’estetica del Cavaliere. A Villa Certosa, Silvio Berlusconi ci aveva fatto costruire persino un vulcano artificiale, ed era di certo andata meglio che a Villa San Martino, quella di Arcore, dove invece s’era fatto costruire un mausoleo con tanto di loculi per familiari e amici, incluso il posto per Previti ed Emilio Fede.
Villa Certosa non è solo una villa con sette piscine, sette ville per gli ospiti, campi da calcio, campi da golf, giostre, eliporto e pure bunker antiatomico: è un luogo dell’anima. Ci abbiamo costruito immaginari, tra quelle mura a cui nessuno ha mai avuto accesso. Ci abbiamo costruito un’idea del potere, noi nati in tempo per ricordare quel “l’Italia è il Paese che amo” che saldò la pubblicità alla politica alla televisione.
Ora la famiglia Berlusconi ha venduto Villa Certosa: e cosa c’era dietro quelle porte, per la prima volta, è diventato pubblico. Non solo le foto degli esterni, giardini e piscine come in un sogno hollywoodiano, ma i saloni, le vetrate, la giostra per bambini, l’immensa tavola rotonda dove si sono svolti incontri e presi accordi.
Villa Certosa e i suoi 121 ettari di estensione, più grande del Vaticano, sono diventate il simbolo dell’opulenza dell’Italia berlusconiana. Strano il destino: a tre anni dalla morte del suo fondatore, colui che aveva pensato anche a una grotta segreta per accedere in quell’angolo blindatissimo di Costa Smeralda, è diventata proprietà della famiglia reale del Qatar. 350milioni di euro il valore dell’immobile, ma ne valeva molti di più: pur di togliersi l’ingombrante ritiro sardo del capostirpe infatti, gli eredi Berlusconi avrebbero accettato di rinunciare a 150milioni di euro, vendendo alla famiglia Al Thani, la dinastia che governa il Qatar da oltre un secolo e mezzo.
Cade così l’immaginario berlusconiano, cedendo un altro pezzo di Sardegna ai ricchissimi qatarioti. Dalla bandana alla kefiah: sic transit gloria mundi.