Come vi abbiamo raccontato l’inchiesta sul racket delle Masterclass è il secondo capitolo di una storia più grande, quella che riguarda il Sistema Cultura italiano. Abbiamo iniziano nove mesi fa con lo scandalo alla Fondazione Teatro San Carlo, grazie alla nostra inchiesta sono state avviate due indagini, una della Corte dei Conti e una della Procura di Napoli. Ma da novembre del 2025 abbiamo iniziato a lavorare a un’altra pista, quella delle lezioni private fatte dai docenti di conservatorio ai loro stessi studenti, già di per sé una violazione del regolamento ministeriale, a cui si aggiunge il racconto di molti ragazzi che sostengono di essere stati “spinti”, anche se quasi mai in modo esplicito, a frequentare i corsi a pagamento dei maestri per poter ottenere voti migliori agli esami di conservatorio. Questo è un secondo possibile reato, quello di concussione.
Dopo pochi giorni dalla pubblicazione del nostro articolo quel mondo ha iniziato a scricchiolare: il conservatorio di Ferrara ha diffuso un comunicato ufficiale in cui, prendendo le distanze dalla presunta attività illecita di alcuni docenti, ricordava al personale e agli studenti cosa dicesse la legge che sul tema masterclass fatte da docenti di conservatori a studenti di conservatorio è molto chiara: l’incompatibilità, infatti, è assoluta. Sono seguiti altri due comunicati, quelli dei conservatori di Bari e Piacenza. Sì, perché nella nostra inchiesta abbiamo riportato delle storie che attraversano tutto il Paese. Anche un sindacato di studenti delle zone romane ha ripreso il nostro pezzo e ha puntato l’attenzione su quello che avevamo scoperto. Da mesi, inoltre, Tiziana Tentoni sta denunciando pubblicamente questa e altre “storture del sistema” che, tuttavia, storture non sono più da tempo: semmai sono la norma. Finora vi abbiamo raccontato la storia dal punto di vista di studenti ed ex studenti, ma adesso vi riportiamo una testimonianza pesantissima, perché a parlare è un direttore di Conservatorio italiano molto importante.
“Quando sono trovato qui come direttore mi sono accorto che alcuni docenti obbligavano i ragazzi effettivamente”. I modi sono vari e, come vi abbiamo detto, sottili: non c’è quasi mai una minaccia diretta, per lo più si tratta di dinamiche che potrebbero sembrare perfettamente lecite, inviti in buona fede, comunicazioni di servizio e così via. Ma qualche volta la forzatura è più evidente: “Sicuramente so di almeno un collega che obbliga. Un mio allievo, con cui sono ancora in rapporto, che è quasi un figlio per me, mi ha proprio detto che li obbligava, perché l’atteggiamento che aveva a lezione, quando loro dicevano che non sarebbero andati, diventava molto negativo”.
È un segreto di Pulcinella, ve lo abbiamo già detto. Quando è uscito il nostro articolo, chi frequenta quell’ambiente ci ha scritto, ci ha aiutato a ricostruire la storia e, talvolta, ha allargato la questione, estendendola non solo alle masterclass. Ma cosa è stato fatto per evitare che tutto questo accadesse? Delle comunicazioni ufficiali ci sono state, ma, come racconta il direttore che abbiamo ascoltato, spesso vengono aggirate o addirittura ignorate. “Nonostante una circolare [inviata dal direttore, ndr] dell’anno scorso alcuni docenti hanno continuato a farlo e ho lasciato correre. Quest'anno ho rimandato la circolare, ho fatto presente che la cosa non si doveva fare, ma non è cambiato molto”.
Il problema, ancora una volta, è l’intero sistema: “Dovrei indagare su molti docenti che probabilmente hanno fatto delle masterclass, l’hanno fatte in maniera un po’ più furba, probabilmente non pubblicizzandole o facendo risultare che facevano lezioni a studenti non del conservatorio eccetera eccetera”.
Cosa resta da fare? Secondo il direttore davvero poco. Parlando di uno dei docenti che più facilmente potrebbe essere messo sotto accusa nel suo conservatorio, il direttore commenta così: “Se io procedessi contro questo docente lui comincerebbe a dire che l’hanno fatto anche Tizio, Caio e Sempronio e sarei costretto a fare la stessa cosa su tutta una serie di persone. Ma io sono già sotto attacco per tante altre cose e non potrei permettermi un altro fardello del genere”.