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18 aprile 2026

Eddie Brock cancella il tour estivo: il flop non è lui, ma gli "Avvoltoi" che gestiscono l'industria musicale. Non solo a Sanremo...

  • di Grazia Sambruna Grazia Sambruna

18 aprile 2026

La favola di Eddie Brock: da fattorino a Big di Sanremo nel giro di un solo brano, 'Non è mica te', divenuto virale su TikTok per qualche settimana. Ora il nostro si è visto annullare tutte le date annunciate per l'imminente tour estivo. Si esibirà al Concertone del Primo Maggio, non avendo mai smesso di essere precario. Non si tratta di un flop personale, ma della voracità fuori scala degli 'Avvoltoi' che gestiscono l'industria discografica italiana. Come potevano pensare che un'operazione commerciale del genere potesse funzionare? Semplice: non l'hanno mai pensato davvero, limitandosi a mandare un esordiente a schiantarsi, salvo quasi impossibile colpo di fortuna. La musica e chi la fa non sono 'prodotti' e nemmeno merce. Tanto quanto non lo è il pubblico. Augurando ogni bene all'artista, tocca fare, di nuovo, qualche riflessione sul marcio che si è divorato oramai un intero sistema. Non si diventa 'grandi' dopo un quarto d'ora di hype sui social. Chi, dall'alto, lo fa credere è soltanto uno sfruttatore. In ogni settore lavorativo...
Eddie Brock cancella il tour estivo: il flop non è lui, ma gli "Avvoltoi" che gestiscono l'industria musicale. Non solo a Sanremo...

Eddie Brock aveva, per narrazione social e televisiva, la strada spianata allo scorso Festival di Sanremo. C'era perfino chi, tra gli addetti ai lavori, lo dava per vincitore ancor prima di aver ascoltato il brano che avrebbe proposto sul palco dell'Ariston, 'Avvoltoi'. La sua storia personale pareva possedere tutti gli ingredienti per una bellissima favola di riscatto: classe 1997 e appassionato di musica fin da bambino, campava di lavoretti precari: operatore di call center, rider e addetto allo smistamento bagagli in aeroporto. Poi, all'improvviso, un suo brano dal titolo 'Non è mica te' diventa virale su TikTok, entrando 'perfino' nelle chart di Spotify. Segue il tradizionale monologo a 'Le Iene' in cui al nostro viene concesso un minuto e 20 secondi per incoraggiare il pubblico tutto a inseguire i propri sogni, pure quando 'sembrano una perdita di tempo'. Dopodiché, la convocazione a Sanremo, nella lista dei 30 Big (Big!, ndr) in gara. Con il già citato brano 'Avvoltoi' di cui, purtroppo, in pochi si accorgono. Infatti Brock, nome d'arte mutuato dal villain Marvel 'Venom', si classifica ultimissimo. E negli ultimi giorni, senza alcuna spiegazione pubblica, sono state annullate tutte le date del suo imminente tour estivo. Lo rivedremo, comunque, sul palco del Concertone del Primo Maggio. Cornice ideale, dato che stiamo tuttora parlando di un precario. Di un precario preso in giro da un'industria musicale gestita da veri 'Avvoltoi'. Pensano realmente che l'hype social possa portare o addirittura sia sinonimo di fama? No. Ma illudono comunque che possa accadere. Tanto a farne le spese, poi, sarà il 'prodotto' di turno. Che, in buonissima fede, avrà voluto fidarsi, pensando pure che gli si stesse concedendo un enorme favore, che i suoi sogni potessero diventare realtà. Invece, questa è la realtà. E, anche oggi, fa schifo. 

eddie brock ha annullato tutte le date del tour estivo pic.twitter.com/a4p2W6FKLl

— noa (@nakedbythesun) April 16, 2026

A onore del vero Edoardo Iaschi, questo il suo vero nome all'anagrafe, dopo il Festivàl quattro concerti li ha pur fatti. E li avrebbe fatti anche senza Sanremo? Come minimo e per quanto non avremo mai prova del contrario, sì. Quindi, forse a maggior ragione, dispiace. Dispiace perché con una 'crescita' più organica e naturale, con ogni probabilità sarebbe stato in tour anche questa estate, magari in location meno blasonate di "anfiteatri" e "arene", ma comunque lo avremmo visto in giro a suonare davanti a un pubblico, piccolo o grande, che lo apprezza. Cosa che potrà capitare lo stesso, in una storia Instagram (non un post nel feed, ndr) il nostro rassicura i follower: "Non sono morto, sto registrando e presto annunceremo tante belle novità". Non una parola sul tour annullato, manco mezza sillaba di spiegazione. Perché non vuole dirla o perché 'non può'? Non lo sapremo mai, ma non è poi così difficile ipotizzare una risposta, purtroppo, oltremodo plausibile. 

Intendiamoci: l'ultimo Sanremo è stato un flop, dal punto di vista discografico, annunciato. Già sulla carta, nella rosa dei 'Big' mancavano nomi di richiamo, c'era aria di boicottaggio da parte delle major, per quanto mai confermato dal conduttore e direttore artistico Carlo Conti, nella duplice veste di Dissennatore di Harry Potter e Ponzio Pilato. I brani sanremesi, Sal Da Vinci escluso, non sono entrati nel cuore del pubblico, nonostante i comunque ottimi ascolti delle cinque serate. I numeri parlano chiaro e, ancora più chiaro, il mero fatto che tutti gli artisti in gara, anche tra i più famosi come Arisa, Serena Brancale nonché l'amatissima Ditonellapiaga, abbiano già sfornato un secondo singolo dopo la kermesse. Una corsa ai ripari evidente fin da Marte. Eddie Brock, dunque, ha partecipato a un'edizione festivaliera che partiva azzoppata per tutti quanti, figuriamoci per un outsider come lui. 

Auguriamo ogni bene all'artista, speriamo che gli possa essere data per davvero una chance di realizzare i propri sogni nella musica. Allo stesso tempo, oggi è un altro giorno in cui si rende possibile sottolineare quanto l'industria discografica consideri i cantanti 'prodotti', 'merci', mere 'operazioni commerciali'. In tre parole? Carne da macello, non di certo persone. E questo è sempre un peccato perché così non si dà il tempo all'arte (potenziale o effettiva che sia, ndr) di crescere, concedersi spazio, farsi conoscere e apprezzare per davvero. Il 'tempo' è una parolaccia, il mercato non ne ha: deve lanciare progetti a casaccio nella speranza di imbroccarne uno, altrimenti si passa al successivo e tanti saluti. Quando una carriera inizia e finisce lo decidono i numeri e soltanto quelli. Oppure, sempre il mercato per come (non) funziona oggi, deve spremere fino all'osso giovani talenti che durano magari un'estate, salvo poi rispuntare, mesi o anni dopo, per raccontare la depressione di cui soffrono perché si sentono 'falliti', nonostante siano appena ventenni. Un'eresia che oramai consideriamo perfettamente normale, non ci facciamo nemmeno più caso. 

Ogni fortuna a Eddie Brock. E a tutti gli altri. In questo mondo di 'Avvoltoi' che ha reso pure la musica territorio di illusi e precari che, avendo firmato qualche foglio di carta, devono continuare a sorridere sui social perché 'non sono mica morto, va tutto bene'. Mentre non va bene niente. Uno su mille ce la fa, ovvio, ma stando così le cose, adesso e oramai da troppo tempo, non ce la farebbe nemmeno quell'uno. Poco importa, ne arriverà un altro. Nella fabbrica di plastica che cantava, pionieristicamente, Gianluca Grignani nel brutto mezzo degli anni Novanta. Mentre a credergli non c'era nessuno. 

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