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16 marzo 2026

Eurovision, nuova polemica sbloccata: la cantante in gara per la Romania canta per trenta volta “strangolami” e l’accusano di normalizzare la violenza di genere

  • di Marika Costarelli

16 marzo 2026

Il brano di Alexandra Căpitănescu “Choke me” che rappresenterà la Romania al festival europeo, ripete la parola “strangolami” per trenta volte durante la canzone. Gli attivisti si preoccupano della glorificazione della pratica sessuale, escludendo la possibilità che si tratti di una metafora. E se il diavolo fosse nella mente di chi lo pensa?

foto di Eurovision

Eurovision, nuova polemica sbloccata: la cantante in gara per la Romania canta per trenta volta “strangolami” e l’accusano di normalizzare la violenza di genere

All’Eurovision Song Contest le polemiche sul genocidio sembrano essersi placate. Israele parteciperà anche quest’anno al festival e la notizia non lascia più perplesso nessuno e anche se fosse, Israele parteciperebbe comunque, quindi avanti il prossimo!
Quest’anno c’è altro di cui discutere. Su The Guardian si parla di critiche mosse alla canzone di Alexandra Căpitănescu che rappresenterà la Romania alla kermesse prevista per il prossimo maggio. Il brano si intitola Choke me (ndr “strangolami”). Il titolo basta a comprendere i motivi per cui abbia sollevato tante polemiche: gli attivisti ritengono che la canzone normalizzi, o addirittura glorifichi, la pratica sessuale dello strangolamento.
Di certo l’estetica del brano e di chi la interpreta rimanda alle atmosfere del gothic rock che si mescola con darkwave e rock alternativo. Il pezzo è grintoso e l'interpretazione di Căpitănescu risulta altamente godibile. Ma il problema per gli attivisti è il messaggio.
Nonostante Căpitănescu abbia difeso la canzone, spiegando che lo strangolamento di cui si parla è, in realtà, metaforico, in quanto si riferisce alla sensazione di essere sopraffatti dalle emozioni intense e soffocati dal dubbio su se stessi, gli attivisti continuano a ritenere pericolosa l’esaltazione della pratica sessuale, causa frequente di danni cerebrali nelle giovani donne.
“Strangolami” viene ripetuto trenta volta dentro i tre minuti del brano, che contiene anche versi come: “È difficile respirare”, “Voglio che tu mi soffochi” e “Fammi esplodere i polmoni”. Un vero e proprio scandalo per gli attivisti che hanno trovato voce anche in Clare McGlynn, professoressa di diritto all'Università di Durham, che ha affermato che il ripetuto messaggio sessualizzato della canzone “dimostra un allarmante disprezzo per la salute e il benessere delle giovani donne”.
Anche ESC Norway, youtuber norvegese nonché psicologa di professione, ha affermato che la rappresentante rumena all'Eurovision sta usando questa pratica, vietata nella pornografia nel Regno Unito, appositamente per creare polemiche. Ha dichiarato: “Sanno che questa è una tendenza ed è davvero spaventoso quello che sta succedendo”. A confermare la pericolosità del messaggio è anche una ricerca condotta lo scorso anno, che ha dimostrato che più della metà delle persone sotto i 35 anni ha subito un strangolamento, e quasi un terzo crede erroneamente che esistano metodi sicuri per strangolare qualcuno.
Emerge anche il rischio che molte giovani donne possano sentirsi costrette a subire la pratica perché normalizzata.
Choke me, dunque, sarebbe un brano altamente pericoloso da contenere, o addirittura censurare.
A sentire queste polemiche, Alexandra Căpitănescu sarebbe una sadomasochista che disprezza la propria salute e quella degli altri, una specie di satanista LeVeyana insinuatasi sul palco più importante d’Europa per compiere il sacrificio.
Ci risiamo: un’artista si ritrova a dover giustificare la propria arte a causa di chi non riesce a vedere oltre il proprio naso giudicando, dietro il filtro perbenista, un brano violento senza provare a comprenderne i retroscena. Le figure retoriche sembrano essere sconosciute agli attivisti, che si preoccupano più di ciò che appare che di ciò che è. Forse perché il diavolo è nella mente di chi lo pensa? E nella mente dei timorati di Dio, il diavolo pare essere onnipresente e onnipotente, tanto che il loro Dio potrebbe essere risentito da questa spietata concorrenza.

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Alexandra Căpitănescu rappresentante della Romania per Eurovision Song Contest 2026

D’altronde anche l’anno scorso all’Eurovision era stato bocciato il titolo della canzone maltese Kant (ndr “cantare” in maltese) perché il suono della parola era simile a Cunt (ndr “f*ca): un delirio complottista degno di nota! A presentare la denuncia all’Unione Europea era stata la BBC, che per il momento non si è ancora mossa sul brano di Alexandra Căpitănescu, ma sia la BBC che l’EBU pare siano già state contattate per un commento.
Negli anni precedenti l’EBU aveva chiesto di rimuovere dai testi in gara parole come “m*rda” e “f*ga”.
Quelle attiviste sembrano più polemiche da moralizzatori cattolici, che pensano di star insegnando alle scuole medie ad una classe di adolescenti con gli ormoni inferociti che vanno placati. Questo clima iper giudicante nei confronti degli artisti in gara, non solo rischia di limitare seriamente il principio sacro della libertà d’espressione, ma sottovaluta enormemente la capacità critica di ascoltatori e spettatori.
Voler censurare una canzone perché la si ritiene un manifesto di violenza, significa partire dal presupposto che chi la ascolterà prenderà alla lettera il testo, senza avere la minima capacità di filtrare e interpretare. Una sorta di teoria ipodermica che ritorna in voga: siamo tutti spettatori passivi.
La verità è che il pericolo più serio che corriamo non è quello di essere strangolati, ma quello di affidare la libertà d’espressione a pochi eletti che pensano di potersi arrogare il diritto di stabilire cos'è giusto e cos'è sbagliato. E soprattutto, lasciare decidere a “loro”, sarebbe una resa dell’intelligenza umana, un modo neanche troppo implicito di dichiararsi impotenti.
Choke me è una canzone rock, non ci si può aspettare che parli di sole, cuore e amore. Il rock, da sempre, provoca anche in modo brutale e lo fa al fine di scuotere le coscienze: e oggi che siamo tutti così anestetizzati, pensate quanto ci serve il rock!

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