Era già successo con Cecilia Sala, non è andata diversamente con Alberto Trentini: dopo la liberazione dal carcere venezuelano in cui era detenuto infatti, il benvenuto ad Alberto Trantini l'ha dato Fabio Fazio. Tornato in Italia dopo 423 giorni di carcere duro nel temuto El Rodeo, penitenziario dei prigionieri politici, Trentini è stato ospite di Fabio Fazio su Nove a Che Tempo Che Fa.
Fabio Fazio aveva già dato spazio all'appello della madre nei mesi scorsi, per cui l'arrivo dell'operatore umanitario in studio, era nell'aria. Quello che sorprende è, ancora una volta, che una notizia di importanza nazionale, sia passata per prima dal programma di Fabio Fazio. Questo grazie alla potentissima agenda di Fazio e alle relazioni che porta avanti, cosa che gli permette sia di organizzare una serata omaggio ad Ornella Vanoni con i big della musica italiana, che di poter intervistare per la prima volta dal suo rientro, un operatore che è stato al centro degli equilibri internazionali tra Italia e Venezuela, per cui sono spesi appelli e rapporti diplomatici. Senza mai dimenticare che Fabio Fazio, fino a un paio di stagioni televisive fa, quell'agenda e il capitale di relazioni li metteva a disposizione della Rai (il passaggio al gruppo Discovery risale all'ottobre 2023). Al contrario, finora in Rai Alberto Trentini lo abbiamo visto solo nei servizi dei tg.
Alberto Trentini è stato fermato in un posto di blocco a Guastamalla, vicino al confine con la Colombia, il 15 novembre 2024: detenuto senza alcuna accusa formale, è stato rilasciato il 13 gennaio 2026, in seguito all'attacco statunitense che ha catturato il presidente Maduro dieci giorni prima. Senza troppi giri di parole, gli è stato subito detto di essere una "pedina di scambio", dato che per la sua liberazione, il regime di Maduro voleva salvare due esponenti del chadismo.
Nel corso dell'intervista, ha raccontato la sua detenzione: le celle di due metri per quattro, l'utilizzo di acqua solo due volte al giorno, il sequestro degli occhiali, la prima ora d'aria dopo un mese di carcere; agenti e medici tutti a volto coperto. La prima telefonata a casa invece, dopo sei mesi: è in quel momento, ha raccontato, che ha riacquistato un po' di lucidità.
Le violenze sono state soprattutto psicologiche: quelle fisiche infatti, di cui pure aveva sentito parlare gli altri detenuti, erano riservate alle persone che il regime pensava colpevoli di qualcosa. Trentini invece, ha dovuto reggere più che altro emotivamente: dal non sapere quando sarebbe finita, al non avere un avvocato per difendersi, fino alla macchina della verità. Il cooperante infatti, è stato seduto e legato ore in attesa del suo turno; poi portato in una stanza molto calda in cui gli sono state rivolte domande trabocchetto da un agente e, di nuovo, altre domande tranello con gli elettrodi attaccati. Lo scopo era quello di ottenere un aumento di sudorazione, così da certificare che stesse mentendo.
Trentini ha poi ricordato l'esperienza della “vasca”: una stanza in cui è stato tenuto dieci giorni. Si tratta di una stanza con un vetro in cui chi è dentro non vede le persone fuori, ma non il contrario: è stato lì seduto dalle sei di mattina alle nove di sera, con l'aria condizionata altissima. Quando è entrato c'erano venti persone, quando se n'è andato ben sessanta; dalla “vasca” è stato poi portato al Rodeo. Ha poi detto che per loro era normale agire in quel modo, che non avessero alcuna conoscenza dei diritti.
È invece sul cibo che erano molto attenti: i prigionieri, in quanto “pedine di scambio”, dovevano mangiare: chi non lo faceva veniva spedito come punizione al piano superiore, ammanettato e nudo a dormire sul pavimento per giorni. Altre persone invece, venivano intubate per essere nutrite in maniera artificiale: sono quell che sono rimasti più traumatizzati.
Quando Trump ha ordinato l'attacco a Caracas infine, il sospetto che fosse successo qualcosa di grande: ma nessuno ha comunicato niente, né il programma radiofonico che i carcerati erano costretti ad ascoltare ha dato la notizia.
Alberto Trentini tornerà al suo lavoro? È possibile, però ora è ancora tempo di metabolizzare quanto avvenuto.
A conclusione dell'intervista, Fabio Fazio ha chiamato sul palco la madre e il suo avvocato per una foto, finalmente quella con Alberto che sostituisce lo scatto di mamma Armanda con lo striscione per chiederne il ritorno. Un momento di tv molto emozionante. Un momento da tv pubblica.