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Finti sold out, Talanca: "Amoroso, Ultimo e Mengoni non sono da stadio. Tutti credono di essere Vasco, ma non lo sono"

  • di Maria Francesca Troisi Maria Francesca Troisi

25 giugno 2022

Finti sold out, Talanca: "Amoroso, Ultimo e Mengoni non sono da stadio. Tutti credono di essere Vasco, ma non lo sono"
Fa discutere il nostro articolo sui finti sold out negli stadi, complice l'intervento di Molendini, che ha replicato in maniera inequivocabile ai dubbi inquadrati. Così, per addentraci meglio nella questione, abbiamo scomodato un altro critico musicale, Paolo Talanca. E l'affondo su alcuni nomi è inesorabile: "Amoroso, Ultimo e Mengoni? Non sono da stadio! Riempiono? È merchandising dell'informazione". E aggiunge: "Tutti credono di essere Vasco, ma non lo sono". E poi sui Måneskin...

di Maria Francesca Troisi Maria Francesca Troisi

Certo, per essere pieni, gli stadi sono pieni. Ma pieni in che modo? Con spettatori che hanno comprato il tagliando e a prezzo normale, o di chi si è fatto fregare dal secondary ticketing, sborsando sei/sette volte i prezzi dei biglietti nominali (pratica diffusa dai Måneskin a Vasco, come da denuncia dell'Agcom)? E poi c'è gente che ai concerti è finita per puro caso, con in mano un biglietto regalato (omaggio o di "convenienza", comprato a pochi euro). E questo spiegherebbe i buchi di alcuni live subito appianati, e possibili strategie in atto per chi non ha registrato ancora il tanto bramato sold out. Sold out che sarà comunque dichiarato, come moda dell'estate (e non solo). Una storia che fa scuola da anni, ma su cui tutti tacciono, con la complicità dei promoter, di cui devi fidarti, perché i dati ufficiali non saranno mai comunicati.

E così siamo tornati sulla questione, già da noi sollevata, chiamando a rapporto il critico musicale de "Il Fatto Quotidiano", Paolo Talanca.

Un pianoforte e uno stadio pic.twitter.com/nc4o3jcEhK

— Ultimo (@IlVeroUltimo) June 11, 2022

Stadi e sold out, quanto c'è di vero? Le metto in fila due nomi: Ultimo e la corsa a rivendere i ticket, e la Amoroso a San Siro (da seduti).

Ma Amoroso, Ultimo, e pure Mengoni, con tutto il rispetto per la loro poetica, non sono cantati da stadio. E quindi, magari riempiono, ma in maniera fittizia. Ma di che parliamo? Negli anni '70 gli stadi li facevano i grandi nomi: Vasco, Baglioni, Venditti... E abbiamo visto che Olimpico ha fatto di recente con De Gregori. È un paradosso pensare che loro tre possano fare gli stadi. Ma salvo sicuramente Cremonini, che è arrivato lì dopo un percorso importante.

L’aria sembra… liquida. BARI, stasera. Stiamo arrivando nella splendida Puglia! 🔥#CremoniniSTADI2022 🖤 pic.twitter.com/qgylxNHGig

— Cesare Cremonini (@CremoniniCesare) June 25, 2022

E perché si fanno gli stadi se non si riempiono? Che vantaggi ricavano i promoter?

I vantaggi sono tanti, oggi la comunicazione punta alla pomposità. Lo diceva Lucio Dalla nel 1999: "Sta cambiando la comunicazione". Ma non si dicono più bugie di prima, semplicemente si dicono bugie in maniera planetaria. E quindi questa situazione crea un'idea di grandezza infondata. È un po' come la storia dei dischi d'oro e dischi di platino conferiti per numeri ridicoli. È merchandising dell'informazione. È chiaro, uno spettacolo riempito realmente con 2mila spettatori, ma registrato con 20mila o il doppio, perché i biglietti sono stati messi a disposizione in modi “particolari”, è uno spettacolo dichiarato inequivocabilmente vincente, no?

Ma Vasco e i Måneskin, sono intoccabili per i live?

Non scherziamo su di loro. I Måneskin stanno facendo i più grandi festival mondiali. Se non sono da stadi loro! E Vasco... È tra i pochi che fa numeri reali, e da quanti anni?

La verità? Tutti credono di essere Vasco, ma non lo sono.

You can be…
IMPERATORE DI ROMA…
JUST FOR TWO DAYS 💥🔥

Sembra un film 🏛❤️🎬
Wiva la biga 😀💥🔥

(Foto Simoni/Chiaroscuro Creative) pic.twitter.com/PxV1rf4luy

— Vasco Rossi (@vascorossi) June 13, 2022

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