Nessuna serie Netflix, HBO o Amazon Prime Video ha mai eguagliato la nostra serie preferita. Quella che non aveva bisogno di sceneggiatori, perché la sceneggiatura la scriveva la realtà, o qualcosa che le somigliava molto. Quella che riservava ogni giorno colpi di scena, cliffhanger e plot twist degni delle migliori produzioni internazionali. E a svelarceli era principalmente Barbara D’Urso, tra un pomeriggio e una prima serata. Un impatto culturale più che mediatico. Più della nazionale ai Mondiali, più del Festival di Sanremo: ma ve li ricordate i tempi di Mark Caltagirone?
Era il 2019. Era il pre-Covid, quando ancora le nostre ossessioni collettive erano leggere e surreali, quasi innocue. E Pamela Prati ci deliziava con una vicenda che sembrava uscita da una soap opera scritta male e recitata peggio: l’annuncio del suo matrimonio con un presunto imprenditore ricchissimo e misterioso. Un uomo che non voleva mostrarsi, che non esisteva nelle foto, nei video e nella realtà. Eppure esisteva nei racconti e nelle ospitate dei salotti televisivi.
Non staremo qui a ripercorrere tutte le vicissitudini di quello che, a tutti gli effetti, è stato uno dei capolavori trash più entusiasmanti del nostro secolo. Una narrazione collettiva fatta di sospetti, smentite e soprattutto di un pubblico incollato allo schermo come davanti a un thriller. Ma il punto è un altro: quel meccanismo narrativo, oggi qualcuno sembra volerlo riproporre. In una sorta di remake. Più povero, forse, ma comunque efficace.
Al Grande Fratello VIP, infatti, Francesca Manzini ha rivelato - solo ora - di avere un compagno fuori dalla casa. Una confessione tardiva, che arriva dopo settimane di ambiguità e silenzi strategici. Dopo il presunto flirt con Raimondo Todaro, mai decollato e chiuso con una friendzone piuttosto netta, ecco che spunta il dettaglio sulla vita privata della Manzini. Così, all’improvviso. Così, quando ormai la narrazione si era già strutturata su un’altra versione dei fatti.
Ed è proprio questo il punto che fa storcere il naso. Perché nei reality, si sa, la verità è sempre un concetto elastico. Ma quando arriva troppo tardi, rischia di sembrare costruita. È stato lo stesso Todaro a dirsi deluso: tra i due si era creato un legame forte e il ballerino si sarebbe aspettato maggiore trasparenza. Non tanto per una questione sentimentale, quanto per una questione di fiducia.
A rincarare la dose ci ha pensato Alessandra Mussolini, che non ha usato mezzi termini: secondo lei, la Manzini avrebbe raccontato “fregnacce” per settimane, giocando sulla narrazione della solitudine. Una strategia con un copione seguito alla lettera, come in molti avevano sostenuto già settimane fa.
Dal canto suo, Francesca Manzini si difende: non voleva rendere pubblica la relazione per proteggere il fidanzato, completamente estraneo al mondo dello spettacolo. Una giustificazione plausibile, almeno sulla carta. Ma che nel contesto di un reality, dove tutto viene esposto e spettacolarizzato, suona inevitabilmente come una scelta selettiva.
E infatti i sospetti crescono. Anche perché la concorrente, in queste settimane, si è distinta per un atteggiamento molto teatrale. Espressiva e sopra le righe, a tratti caricaturale. In molti l’hanno accusata di recitare, più che vivere, l’esperienza nella casa. E questa rivelazione tardiva non fa altro che alimentare il dubbio: quanto c’è di autentico e quanto di costruito?
Iconica la domanda di Antonella Elia, quando Francesca continuava a disperarsi dicendo che non potesse dire altro sul suo presunto uomo: “Ma è un gangster?”.
A mettere il sigillo finale ci ha pensato Selvaggia Lucarelli, che nelle sue storie ha insinuato un sospetto preciso: e se fossimo davanti a un nuovo caso mediatico in stile Caltagirone? Non una copia perfetta, ma un tentativo di replicare quel mix di mistero, finzione e spettacolo che aveva tenuto incollata l’Italia intera. La Lucarelli ha commentato così la vicenda: “Che altro dire?”.
Perché alla fine il punto è sempre lo stesso: il pubblico è cambiato, ma fino a un certo punto. Dice di voler autenticità, ma premia il racconto. Dice di volere verità, ma si appassiona alla finzione. E allora basta poco: un dettaglio celato o una rivelazione tardiva, o meglio un fidanzato invisibile e il gioco è fatto.
Siamo comunque felici di essere tornati nel multiverso di Mark Caltagirone. Anche se, si sa, i remake non sono mai come l’originale. E questo di Francesca Manzini stavolta sembra la versione low budget.